Corso di C++: Le variabili – Lezione 2

Lezione precedente: Corso di C++: Le basi – Lezione 1

In questa lezione introduciamo il concetto di variabile.

Possiamo immaginare una variabile come fosse un cassetto, all’interno del quale conserviamo qualcosa. Ogni variabile ha un “etichetta“, che indica cosa può essere inserito all’interno, e un nome, che ci aiuta a ricordare cosa c’è all’interno. Usando l’esempio del cassetto una possibile etichetta potrebbe essere “giocattoli” (quindi all’interno di quel cassetto possono essere messi solo i giocattoli) mentre il nome potrebbe essere “di Paolo” (quindi nel cassetto ci saranno i giocattoli di Paolo).
Tornando al codice esistono più “etichette” da poter applicare ad una variabile. L’ etichetta int viene usata quando si deve memorizzare un numero intero (5, 9, 15, ecc.), l’ etichetta float per i numeri decimali (5.5, 8.7, 21.4, ecc.), l’ etichetta string per memorizzare delle parole.
La sintassi da seguire per la “creazione” di una variabile è: [etichetta] [nome della variabile] ;
Chiariamoci le idee con un piccolo programma che effettua la somma di due variabili e salva il risultato in una terza variabile.
#include

using namespace std;    
int main()
  {
      int a;
      int b;
      a = 10;
      b = 4;
      int somma = a+b;
      cout<<somma;
   }

Come potete vedere le prime 4 righe sono uguali al programma della precedente lezione.
 int a
 int b
Abbiamo dichiarato le variabili intere “a” e “b” che conterranno i due numeri da sommare.

 a = 10
 b = 4;
Assegniamo alla variabile di nome “a” il valore 10, e alla variabile “b” il valore 4.

int somma = a+b;
Dichiariamo un altra variabile intera alla quale assegniamo il risultato dell’addizione tra a e b. Quindi “somma” al proprio interno conterrà il numero 14 ( 10 + 4 ).
Avremmo potuto scrivere anche:

int somma;
somma=a+b;
Ottenendo lo stesso risultato. Io consiglio la prima forma in quanto più “compatta”. 
Oltre all’ addizione possiamo effettuare anche le altre operazioni di base inserendo ” ”  per la moltiplicazione, ” – ” per la sottrazione e ” /  ” per la divisione.

cout<<somma;
Ritroviamo il comando “cout<<” che, ricordiamo, viene usato per comunicare con l’utente. Nella lezione precedente vedemmo come usare il cout per mostrare una parola. Con il codice appena mostrato, invece, scriveremo il valore contenuto all’ interno della variabile.
Ed ecco il nostro programmino in azione:
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Recensione: Asus Transformer Book T100


Windows 8.1 si sta lentamente diffondendo e, con l’avvicinarsi delle festività, siamo abituati a vedere accendersi la concorrenza tra i vari produttori PC e Tablet.

Asus, infatti, ha da poco “sfornato” il suo Transformer Book T100, un Tablet con Windows 8.1 (il vero Windows quindi) venduto a 350$, dock con tastiera compresa!
In dotazione abbiamo:
  • Un cavo microUSB
  • Un caricabatterie da muro
  • Una tastiera
  • Manuale utente
  • Garanzia

Design

La parte frontale del Transformer è come in tutti i comuni Tablet: display centrato, webcam interna leggermente spostata a destra, logo asus sull’angolo superiore sinistro.
La parte posteriore è di plastica lucida che aiuta ad alleggerire il Tablet ma è molto soggetta a macchie e graffi.
Lungo il bordo abbiamo i tasti per il controllo del volume, il pulsante per l’avvio, il tasto di accensione e spegnimento, il connettore 3.5mm, la porta microUSB, la porta microHDMI, lo slot microSD, il microfono e la porta per la connessione del dock.
Sul retro non è presente la fotocamera, mentre sul davanti abbiamo una webcam da 1.2 Mpx.

Tastiera

La tastiera ci permette di trasformare il Tablet in un Laptop ed essendo inclusa nel prezzo è un vero e proprio affare anche se, a differenza degli altri dock Asus, qui non è presenta la batteria supplementare integrata. In compenso il dock fornisce una porta USB 3.0.
La qualità dei tasti è molto buona e, essendo leggermente rialzati, offrono un discreto feedback.
Essendo “piccola” inizialmente sarà difficile scrivere velocemente ma, con un po’ di pratica, si è in grado di raggiungere una modesta velocità. Il Trackpad, a volte, non rileva bene i tocchi, costringendo a doverli ripetere con più decisione.

Display

Il display è un LCD IPS da 10.1″ che, con una 1366×768 raggiunge una densità di 155 ppi: non è il massimo per quanto riguarda la risoluzione di

definizione ma è sufficiente per l’uso quotidiano. Essendo un LCD l’angolo di visione ottimale è alquanto basso, quindi è consigliabile un uso più casalingo/ufficio piuttosto che in parco.

CPU e Memorie 
Generalmente i dispotivi Atom vengono trascurati dal pubblico, soprattutto a causa della concorrenza delle CPU Intel di 4a generazione. 
Detto questo, il Transformer monta un Intel Atom Bay Trail Z3740: CPU quad core @1.33Ghz, in grado di raggiungere 1.8Ghz in modalità turbo che unito ai 2 GB di RAM permette di usare tutte le app scaricate dallo store senza problemi. Per la modalità desktop, invece, a volte si notano degli impuntamenti. Ne esistono due varianti: 64GB e 32GB rispettivamente a 400$ e 350$. Le memorie di massa sono degli SSD con velocità massima di lettura di 223 MB/s e scrittura di 201 MB/s.

Batteria


Molte persone comprano Tablet o PC portatili senza considerare la durata della batteria. Possiamo dire che uno dei punti forti dell’Asus è proprio questo. Infatti riesce a coprire 10 ore di utilizzo intenso grazie alle varie ottimizzazioni hardware. Ha quindi un autonomia più alta rispetto alla media degli altri Ultrabook o Laptop Windows.

Conclusioni

Il Transformer è un Tablet consigliato a coloro che non hanno grosse pretese e desiderano un PC con una buona autonomia, facile da trasportare (500 g senza tastiera, 1.1 Kg con la tastiera) e che costi poco. Infatti ricordiamo che la versione base costa 350$, comprensivi di tastiera. È in grado di eseguire tutti i programmi di base come word, browser, excel ecc. senza problemi. Supporta WiFi a/b/g/n, Bluetooth 4.0 e ha un chip aGPS. Da studente, mi sento di consigliarlo ad altri studenti.

Il mito dell’inversione del tempo nell’immaginario e nell’arte

La tragedia del suicida è che, appena fatto il salto dalla finestra, tra il settimo e il sesto piano ci ripensa: “Oh, se potessi tornare indietro!” Niente. Mai successo. Splash. Invece [la videoscrittura] è indulgente, ti permette la resipiscenza, potrei ancora riavere il mio testo scomparso se decidessi in tempo e premessi il tasto di recupero. Che sollievo. Solo a sapere che, volendo, potrei ricordare, dimentico subito. […]
Fiat Lux, Big Bang, sette giorni, sette minuti, sette secondi, e ti nasce davanti agli occhi un universo in perenne liquefazione, dove non esistono neppure linee cosmologiche ben precise e vincoli temporali, altro che numerus Clausius, qui si va indietro anche nel tempo, i caratteri sorgono e riaffiorano con aria indolente, fan capolino dal nulla e docili vi ritornano, e quando richiami, connetti, cancelli, si dissolvono e riectoplasmano nel loro luogo naturale, è una sinfonia sottomarina di allacciamenti e fratture molli, una danza gelatinosa di comete autofaghe, come il luccio di Yellow Submarine, premi il polpastrello e l’irreparabile incomincia a scivolare all’indietro verso una parola vorace e scompare nelle sue fauci, essa succhia e swrrrlurp, buio, se non ti arresti si mangia da sola e s’ingrassa del suo nulla, buco nero del Cheshire.

Così scrive Umberto Eco nel Pendolo di Foucault, compiendo una riflessione sull’impatto che la videoscrittura (e in generale la possibilità di “annullare” un’operazione senza lasciar traccia su un qualsivoglia supporto, offerta dall’avvento dell’informatica e del computer) ha avuto sull’immaginario.
Ma la questione semiotica e tecnica non è che un pretesto per una disamina più completa e profonda e le implicazioni potremmo dire filosofiche che questo discorso tira in ballo sono molteplici e affascinanti.
Eco cita il secondo enunciato del Secondo Principio della Termodinamica (di Rudolf Clausius), che ha come corollario la distinzione tra trasformazioni reversibili e trasformazioni irreversibili, ovvero non tutto in natura può essere riportato alla fase precedente come in un documento Word (è l’esempio di Eco), ma spesso siamo di fronte a delle trasformazioni – meccaniche, termodinamiche, chimiche – che non possono essere in alcun modo ripetute all’inverso. Direttamente da questa affermazione deriva il principio dell’entropia, ovvero il principio dell’espansione casuale, disordinata e irreversibile del cosmo, dallo scioglimento dei ghiacciai alla decomposizione dei corpi organici, dall’eruzione di un vulcano all’espansione dell’universo.
È questo un principio al quale l’essere umano, nonostante nel corso della sua storia abbia tentato di ritardarne gli esiti con le deboli barriere dell’antropizzazione, non può sottrarsi, è il principio regolatore della natura delle cose.

A pensarci bene, l’entropia e la sua irreversibilità sono legate a doppio filo al concetto di tempo, in quanto successione cronologica di eventi. Sappiamo tutti che, per quello che la scienza conosce allo stato attuale, non esiste alcun modo di rallentare o invertire la progressione cronologica.

Eppure l’immaginario collettivo è stato spesso accarezzato da questa ipotesi, probabilmente anche in funzione esorcizzante nei confronti della morte e dell’ineluttabilità della fine di tutto.
Troviamo numerosi esempi sia nella letteratura (La macchina del tempo di H. G. Wells, le opere di Isaac Asimov) che nel cinema e nella televisione di fantascienza (Ritorno al futuro, L’uomo che visse nel futuro e il suo remake The Time Machine, Star Trek, etc..) di “viaggio nel tempo”, concetto che di per sé implicherebbe l’“inversione del tempo” e il suo scorrere a ritroso, pur senza coglierne le conseguenze sul piano fisico-quantistico, e cioè di reversibilità del fenomeno naturale.
In questa accezione (oltre a richiamare la storia individuale de Il curioso caso di Benjamin Button e la straordinaria apoteosi di 2001: Odissea nello spazio) rimandiamo a un film di pochi anni fa, Mr. Nobody, che concentra la sua riflessione su un possibile sovvertimento dell’entropia in sintropia e dell’espansione disordinata e casuale in un processo di reintegrazione dell’ordine naturale.

Abbiamo visto come il linguaggio digitale dei computer sfidi questa fondamentale regola, ma prima ancora dell’informatica è stata l’invenzione del cinema a produrre gli effetti più sconvolgenti a riguardo: la conformazione stessa del supporto cinematografico, la pellicola, si presta alla reversibilità e al “riavvolgimento” del tempo.

Sui nostri telecomandi è il tasto “rewind” (“riavvolgi”) a produrre l’effetto di inversione del procedere cronologico delle immagini, impossibile in natura, ma più che normale nella realtà fittizia dell’immagine su pellicola.
Come si può vedere, ancora una volta il cinema si rivela non solo per le sue caratteristiche di arte d’intrattenimento, ma per l’enorme portata teorica e filosofica della sua invenzione, ancora oggi suggestiva e attuale.
Giorgio Todesco

Misterioso dispositivo Android con chip Intel Bay Trail che fa record nei test di benchmark

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Intel si è finalmente risvegliata dal torpore del settore mobile, i suoi nuovi chip Haswell migliorano il consumo di energia risparmiando quindi la carica della batteria, soprattutto se paragonati a tablet e altri dispositivi basati su architettura ARM.

Ma che fine ha fatto l’ancor più economica architettura low cost Bay Trail pensata per l’utilizzo su dispositivi mobili? La Intel ha già rilasciato una demo di un tablet da 7″ con Windows 8, processore quad-core Bay Trail che potete visionare nel video in basso, e adesso sul database di AnTuTu compare un misterioso apparecchio con questo nuovo processore a risparmio energetico su cui gira Android. Il suo punteggio di benchmark? 43416 punti. Per fare un semplice confronto, il più potente processore con arhcitettura ARM, il chip Snapdragon 800, si ferma intorno ai 30000.

I dispositivi che monteranno Bay Trail dovrebbero avere un’autonomia ancora superiore rispetto a quelli con processore Haswell, cosa che li porta ad un livello superiore rispetto a quelli con architettura ARM, e su di essi girerà anche Android. Del resto chi lavora alle architetture ARM non resterà a guardare, e di questo trarremo tutti dei benefici.