Le fotostorie: James Douglas Morrison

James Douglas Morrison, istrionico cavaliere del rock, poeta moderno e decaduto, nasce l’8 Dicembre 1943 in Florida, esattamente a Melbourne. Nel 1947, all’età di soli 4 anni, assiste a un incidente che, a suo dire, lo cambia per tutta la vita: il padre, guidando nel deserto, investe una famiglia di nativi americani. Questo evento lo segna e lo cambia profondamente, tanto che ben 3 brani dei Doors vi sono dedicati (Dawn’s Highway, Peace Frog, Ghost Song).  Destinato inizialmente alla carriera militare dal padre, decide nel 1964 di rompere tutti i legami con la famiglia e di fuggire a Los Angeles, dove frequenta l’UCLA.

Qui conosce le tecniche del cinema sperimentale e surrealista, girando anche più di un cortometraggio.
I Doors nascono nel 1965, quando Morrison incontra per la prima volta il pianista Ray Manzarek. La (ormai) leggenda narra che i due si conobbero in un momento mistico nella spiagge di Venice Beach, mentre Morrison leggeva alcuni dei suoi testi ad alta voce, lasciando Ray stupito e interessato.

Per il nome “The Doors” presero ispirazione dal libro di Aldous Huxley, “The Doors Of Perception”, dedicato alle droghe e ai loro effetti positivi (Aldous aveva a sua volta citato il poeta inglese Blake). Gli altri due membri dei Doors, Robby Krieger e John Densmore, si aggiunsero poco dopo. Intanto, Morrison viveva la storia della sua vita con una bellissima donna che lo accompagnerà fino alla fine dei suoi giorni: Pamela Courson.

La storia con Pamela fu difficile e tormentata e molto spesso portò problemi a entrambi. Basti pensare che Morrison, al momento della sua morte, aveva aperte circa 20 cause di paternità con svariate donne da tutto il mondo. Gli incontri sessuali avuti dal leader del gruppo sono stati molti: Nico, Grace Slik, Patricia Kennealy sono solo 3 dei più noti esempi.

Dal  1966 in poi, Jim Morrison cavalca i palchi degli USA con i Doors. Droga, sesso e esagerazioni accompagnano da una parte il gruppo a scrivere una pagina indimenticabile nella storia della musica popolare e del rock, dall’altra il cantante a calare man mano in una profonda e insuperabile decadenza.
Il successo dei Doors a livello commerciale è enorme: nel 1967 “Light my fire” entra nelle classifiche più importanti degli Stati Uniti per restarci longevamente molto tempo.

Concerto dei The Doors a New York City Fillmore East nel 1968

Concerto dei The Doors a New York City Fillmore East nel 1968

Concerto dei The Doors a New York City Fillmore East nel 1968

Le evoluzioni del leader sono veloci quanto costanti. Nel ’69 Morrison comincia ad ingrassare, smette di vestire di pelle (particolarità che gli aveva costituito il soprannome di Lizard King, re lucertola) e si fa crescere una folta barba. L’alcool e la droga lo spingono ad azioni violente e anti-popolari, come urinare sul pubblico o non concludere concerti (famoso è l’esempio del concerto di Miami, per il quale fu anche arrestato). I rapporti con Pamela sono sempre più imbruniti, la vista delle sue idee più sfocata. Nel ’70 è la controfigura del vecchio se stesso, istrionico, bello e pomposo. 

Nel ’71 Morrison va a vivere a Parigi con Pamela. Nella capitale francese, muore il 3 Luglio dello stesso anno per overdose di eroina, all’iconica età di 27 anni. Della sua morte si sono dette molte cose: che fosse stato ucciso dalla moglie, che fosse stato vittima di qualche complotto governativo, che fosse stato ammazzato per questioni ereditarie, che si fosse semplicemente ritirato dalle scene fingendosi deceduto. Personalmente preferisco screditare queste opinioni praticamente infondate e esagerate, ma è importante notare come sia forse quello del complotto di Morrison un tòpos che si ripeterà spesso nella storia della musica rock (e che era già nato prontamente con Elvis Presley), quello del complotto, della morte premeditata, del falso ritiro dalle scene. Un’altra presunta moglie assassina apparirà, per esempio, anche negli anni ’90, con un altro istrione della musica popolare contemporanea. (il caso Courtney Love-Kurt Cobain)

La sua tomba, a Parigi, è oggi una della più visitate e omaggiate della storia. La scritta incisa sulla lapide è ΚΑΤΑ ΤΟΝ ΔΑΙΜΟΝΑ ΕΑΥΤΟΥ, che tradotta dal greco significa letteralmente “Fedele al Suo Spirito”. Fa riferimento all’estrema coerenza con il quale Jim ha vissuto la sua intera vita.
La figura di Morrison è sicuramente una delle più importanti, non solo della storia del rock in genere, ma della storia popolare e culturale dell’età contemporanea. Il suo lavoro poetico con i Doors, le sue evocative e tribali esibizioni, il suo carisma eccessivo e corrodente, rendono il Lizard King un’icona insuperabile e uno degli interpreti musicali più importanti dell’ultimo secolo.


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Cosa significa scegliere un Sound?

Il sound e le produzioni nella storia della musica rock sono sempre state molto importanti.

Ma cosa significa scegliere un sound?

Per molte persone produzione pulita è sinonimo di giusta scelta artistica. In realtà, questo è decisamente opinabile. Fare arte significa esprimere qualcosa. Ed è forse l’arte destinata ad esprimere solo la felicità, la pulizia o il benessere?
Il disagio, il dolore e la tristezza sono dei sentimenti molto importanti nella vita degli esseri umani. Ognuno di noi ha, nella sua vita, momenti degradati o sotto tono. E ognuno di noi esprime se stesso in maniera differente. La produzione di un cd, la scelta dei suoni, dell’impostazione acustica, dei toni sono dei tasselli fondamentali nel linguaggio artistico che rappresenta la musica.

Quando i Velvet Underground collaborarono con Nico per comporre uno degli album più grandi e importanti nella storia rock, scelsero di utilizzare un sound innovativo e particolare. Violini sterzati e decaduti, chitarre corrotte e voci lancinanti.

E troppe volte si sente criticare questa scelta in maniera davvero insensibile.
Ogni genere musicale tende ad utilizzare uno stesso tipo di linguaggio e produzione: lo stoner, per esempio, amplifica profondamente l’utilizzo di toni particolarmente bassi, per dare senso di instabilità e trip. Il progressive e i generi più tecnici, di solito, preferiscono una produzione pulita che permetta la comprensione diretta e facile degli strumenti e delle composizioni. Il black metal, come buona fetta dell’hardcore punk, sceglie consapevolmente di utilizzare una produzione cupa, distorta e rovinata.

La lista dei generi e degli artisti che hanno utilizzato sound particolari e, talvolta, anche dalla difficile comprensione è immensa. Ma il messaggio è chiaro: prima di scegliere un sound, bisogna davvero sapere quale sia il messaggio artistico che deve trapelare dalla nostra opera.

Sicuramente registrare un album di progressive metal con una produzione grunge non renderebbe molto e viceversa. Ma è importante che le persone che si dicono realmente amanti della musica in quanto espressione umana e artistica capiscano la fondamentale scelta di ogni gruppo e artista. Questo vale non solo per la musica rock, ma anche per l’elettronica. Per esempio, Burial utilizza dei toni bassi e cupi e rappresenta una delle più grandi esposizioni aritstiche della dubstep. La prossima volta che valutate un cd dalla produzione diversa, chiedetevi davvero se è così scadente e distorta per scelta espressiva o per inettitudine.

Addio a Lou Reed, un saluto sincero all’ambasciatore del rock

Senza tanti giri di parole, ci lascia Lou Reed.
Da tempo soffriva di problemi di salute e questa primavera dovette annullare diverse date del suo tour in seguito all’acuirsi di un male che lo affliggeva ormai da anni. Nel Maggio scorso, in una clinica di Cleveland, aveva subito un delicato trapianto di fegato, andato poi a buon fine. Ora il mondo piange la perdita dell’ex poète maudit dei Velvet Underground, dato per morto diverse volte, che questa volta deve però arrendersi all’ultima chiamata nella parte “selvaggia”.

Aveva 71 anni. Da circa 50 rappresentva un’icona per la generazione che cantava Walk on the wild side.
Chi fu Lou Reed? Non ve lo dirà bene mai nessuna enciclopedia.

Uno dei primi uomini ad aver elevato il rock e la musica moderna a arte, una di quelle persone che ha dipinto sulla tela della storia musicale e artistica una dimensione di dolore che appartiene solo alla cultura occidentale. Appartiene a noi.

Noi che spesso ci troviamo a disagio con noi stessi, che ci abbandoniamo al degrado di una realtà che è fuori dai nostri toni e parla una lingua diversa.
Il cuore dell’uomo moderno e occidentale è il cuore di Lou Reed, e con lui si spegne una parte della civiltà in cui viviamo, anche se forse è ancora troppo presto per capirlo.

“I am tired, I am weary, I could sleep for a thousand years”

E arriverà il giorno in cui l’essere umano vorrà vedere Lou Reed rinascere, come piange ancora oggi tutti i suoi più grandi artisti. Non c’è paradiso che regga, o inferno che tenga. La morte di Lou Reed mi toglie il respiro e mi porta via lacrime. Non potrò mai scordare le serate passate tra i miei pensieri più oscuri, solo e sdraiato a terra.

La colonna di quelle serate la cantava lui.

Il Rock è un genere nato nell’oscurità dei fallimenti giovanili, della distorsione etica e sociale, della decadenza consumistica.

Lou Reed è stato l’ambasciatore di una realtà artistica che, ancora oggi, risulta essere la più rappresentativa e influente nella storia della musica moderna.

La redazione di Epì Paidèia vuole porgere un sincero saluto ad un artista che ha segnato profondamente la sua epoca, consapevoli del fatto che non ci sarà mai abbastanza gratitudine in nessuno di noi. Bye Lou, walk on the peaceful side…

Di Francesco Bonistalli e Gianluca Sperduti