Sardegna: il ciclone Cleopatra devasta l’isola. Diciotto morti e 2700 sfollati – FOTO e VIDEO

Olbia (Ansa)
La Sardegna è in ginocchio. Nella notte di ieri l’isola è stata investita dal ciclone Cleopatra, che ha riversato sul territorio sardo 450 millilitri di pioggia in sole 12 ore. Una vera e propria bomba d’acqua che ha investito tutta l’isola, da nord a sud, provocando enormi danni alla popolazione e alle cose. 
(Ansa)
Le vittime finora accertate sono diciotto, fra cui due bambini: di queste ben tredici sono state rinvenute nella provincia di Olbia, la più colpita dal nubifragio. 2700 sono gli sfollati, 500 i chilometri di strade provinciali danneggiate. Più di 10.000 persone non hanno la corrente elettrica. I disagi si avvertono lungo tutta l’isola. 
Il governo ha subito stanziato 20 milioni di euro per i primi aiuti. Il premier Enrico Letta è in viaggio verso Olbia, per visitare le zone colpite dal nubifragio. È stato indetto lo stato di emergenza e preannunciato l’invio di ulteriori aiuti all’isola, appena la situazione sarà più chiara. 
Nel frattempo, in Parlamento è scoppiata la polemica: il Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha dichiarato che nei mesi scorsi, dopo alcune valutazioni, era stato “emesso un avviso indirizzato alla Regione in cui si indicava un’elevata criticità del rischio idrogeologico sui settori orientali e centromeridionali della Sardegna.” 
(Reuters)
Tale dichiarazione ha causato la reazione del capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli, che ha assicurato che “il sistema di allertamento nazionale ha fatto il suo dovere” e ha minacciato che “chi ha lanciato false accuse ne risponderà”. Gabrielli ha sottolineato che il carattere eccezionale dell’evento ha reso impossibile un’opera di prevenzione adeguata. 
Angelo Cucca (AFP)
Molteplici le dichiarazioni di solidarietà dalle istituzioni: José Barroso, Papa Francesco, Giorgio Napolitano e Laura Boldrini hanno espresso messaggi di vicinanza alla popolazione sarda, al pari del presidente della Regione Ugo Cappellacci, anch’egli recatosi ad Olbia per parlare alla popolazione.
Di seguito alcune foto e video:

(Ansa)





Giovanni Zagarella

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La Sardegna brucia, dov’è lo Stato?

La Sardegna in fiamme. Come ogni anno si ripete il dramma degli incendi nell’isola: è arrivato il momento di puntare il dito sui responsabili del disastro che si ripete senza sosta da tempi ormai immemorabili. Successivamente ai tagli della spending review, lo Stato italiano, come flotta anti-incendi, attribuisce alla Sardegna solamente due Canadair che si aggiungono agli elicotteri di proprietà della Regione. Questi due canadair hanno dovuto affrontare le fiamme che tra mercoledì e giovedì, quando si sono raggiunti i 46° gradi al sole e il vento di maestrale iniziava a soffiare moderatamente, hanno devastato la provincia di Oristano mandando in fumo 8.000 ettari.
Oltre ad aver distrutto la macchia mediterranea e cancellato i pascoli, mettendo in ginocchio l’economia provinciale già in crisi, il fuoco ha lambito i centri abitati mettendo a serio rischio la vita degli abitanti della borgate agricole dei paesi di Laconi, Nurallao e Ghilarza. Quando le fiamme son state domate il bilancio era di quattro feriti, dei quali uno in coma. Il solo motivo per il quale non ci sono state altre vittime è da attribuire alle evacuazioni e all’arrivo miracoloso dei Canadair delle altre regioni. Ci si chiede cosa sarebbe potuto succedere se quei velivoli anti-incendio non fossero potuti arrivare, perché occupati in altri incendi nei loro territori di competenza.
Nella mente dei sardi è impresso il ricordo della strage di Curraggia, che esattamente trent’anni fa distrusse le campagne nella provincia di Tempio Pausania causando 9 morti e 15 feriti tra le persone che si impegnarono per spegnere le fiamme. Il pericolo che una strage simile potesse ripetersi è stato altissimo, dato che in questi trent’anni la situazione non è cambiata, anzi può dirsi peggiorata.
Questo è un caso in cui lo Stato abbandona i cittadini alla loro sorte, ed agisce in totale disprezzo della sicurezza e della vita degli abitanti del proprio territorio. Perché lo Stato spende quasi 15 miliardi per gli aerei da guerra F35, oltre alle costosissime spese di manutenzione di questi aerei super- tecnologici e taglia i finanziamenti per i Canadair anti-incendio? La verità è una soltanto, lo Stato italiano spende o rinuncia a spendere i propri soldi per la morte dei propri cittadini. Si può chiamare Stato, il nostro che si prefissa questi obbiettivi? Non esistono scuse, gli F35 sono nati per creare morti, i Canadair sono nati per salvare vite, quelle vite che la Sardegna vede minacciate ogni anno.

Emanuele Pinna

Volta e Sciola tra fotografia, scultura e musica

Questo articolo fa parte della Rubrica dedicata alla Fotografia

Pablo Volta, nato a Buenos Aires il 3 gennaio 1926, è stato un grande fotografo del Novecento. I suoi primi scatti li esegue, dopo essere entrato nella Resistenza italiana, durante la Seconda Guerra mondiale. In seguito racconta, attraverso le sue foto, la città di Berlino, devastata dai bombardamenti. Nel dicembre del 1954, incuriosito dalle tematiche legate al banditismo arriva in Sardegna, a Orgosolo. Qui trova un mondo nuovo, cruento ma intatto nei valori e nelle tradizioni, dal quale resta profondamente affascinato. Scopre, e fa scoprire, un mondo nuovo, duro, impensabile. Così nel ’57 realizza un reportage storico: il carnevale di Mamoiada. La sua fotografia apre la strada all’indagine antropologica, uno sguardo intelligente che fa scoprire agli italiani una parte sconosciuta del Paese.

Le sue immagini della Sardegna apriranno in Italia la strada all’etnofotografia, genere fino ad allora poco considerato ma che negli anni successivi avrà una grande diffusione, soprattutto negli scenari post-bellici del sud della penisola. Volta incarna quella irripetibile stagione di fotografi per i quali l’immagine rappresentava l’occasione per indagare le pieghe più nascoste dell’ umanità: una fotografia per conoscere, capire, e soprattutto far scoprire universi nuovi con uno sguardo fortemente politico.
Durante gli anni Sessanta Pablo Volta si trasferì a Parigi, dove continuò a lavorare nella cronaca per i quotidiani, soprattutto per “Le Monde”. Particolarmente interessanti sono i ritratti delle celebrità del mondo artistico e cinematografico realizzati in questo periodo. La sua carriera di fotografo si interromperà momentaneamente per collaborare come documentarista per la Rai a Parigi. Alla fine degli anni Ottanta si stabilirà definitivamente in Sardegna fino alla sua morte nell’estate del 2011. Qui organizzerà mostre, si occuperà di muralismo e descriverà la stessa Sardegna come un’Odissea, per le sue tradizioni sconosciute e affascinanti.
Un altro grande artista di fama internazionale che racconta le tradizioni di luoghi poco noti è lo scultore Pinuccio Sciola. Nato nel 1942 in Sardegna, Sciola è conosciuto soprattutto per aver trasformato la sua città in un museo a cielo aperto, facendo pitturare con dei murales le facciate delle case e deponendo nelle piazze centrali imponenti sculture. Per questo suo lavoro viene, nel 1973, contattato dall’UNESCO, che lo invita a recarsi a Città del Messico per lavorare con il muralista e pittore messicano Siqueiros. Dal 1960 espone le sue sculture in Sardegna, nel 1976 è invitato alla Biennale di Venezia, nel 1983 al Festival di Spoleto, durante gli anni Ottanta espone alla Quadriennale di Roma e attualmente numerosi musei tedeschi conservano sue opere.
Alla fine degli anni Novanta la sua ricerca sulla natura delle pietre e sulle tecniche di incisione lo portano a scoprire la loro musicalità. Le sue pietre sonore sono sculture che risuonano una volta lucidate con le mani o con piccole rocce. Pinuccio Sciola riesce a conferire musicalità a queste sculture realizzando incisioni parallele sulla roccia. Le pietre riproducono suoni molto vari, con differenti qualità dipendentemente dalla densità della pietra e dall’incisione. Questi suoni non sono paragonabili a nessun altro genere di musicalità espresso da qualsiasi strumento, dato che le pietre sonore generano note stridenti che ricordano, per certi versi, anche la voce umana.
Pinuccio Sciola, partendo dallo studio di opere megalitiche quali i menhir e i dolmen, che rappresentano raffigurazioni simboliche della società preistorica, introduce la lavorazione della pietra come strumento per riprodurre un genere di musicalità che è rappresentazione al contempo di semplicità disarmante e di profondo fascino.
Emanuele Pinna