Musica, dov’è la vera ignoranza?

Da un lato del ring c’è lui.
L’hipster prende un cd consigliato dalla critica alternativa. Lo ascolta una volta. Accende il suo profilo Facebook e scrive +1. Gli altri hipster approvano. Tra i vari commenti, si nota un affabile senso di fastidio per chi utilizza la musica solo come svago. I generi preferiti? Quelli di nicchia, per lo più moderni. “Conosci i God is an astronaut son of the Isis neurosis part. 2?

Post-rock, post-metal, shoegaze. Tra intellettualismi palesati e messi ben in mostra e ambientalismi pseudo-sperimentali, talvolta addirittura noiosi (non ditelo davanti a loro o si trasformano in super sayan con la cresta viola perché quella bionda è troppo classica), l’hipster muove le sue critiche verso l’ignoranza in un mondo così spesso usurato come quello della musica.

Eh, viviamo in un mondo dove solo chi esce dai talent ha successo.” “Già, ma li conosci i Doors?” “I Doors? Sì, bravi, ma suonano di vecchio.

Questo è solo uno dei tanti esempi di dialogo che ho avuto con persone di questo genere. Man mano che conosci ambienti simili, ti accorgi che, per questi individui, ogni album ascoltato rappresenta una figurina in più da inserire al mosaico. Quel mosaico da mostrare ai simili tra vanti e adorazioni.
In questo nuovo modo di rapportarsi alla musica c’è solo un filo narratore che tende spesso a inciampare in maniera quasi impercettibile. Tra discorsi colti sui significati del testo e di alcune sperimentazioni, non si nota neanche un segno di amore o affetto per la musica che si ascolta. Nessuno di loro vede la musica come un mezzo da studiare o apprezzare, quanto solo e unicamente da catalogare, vantare e mostrare. Non possono esistere composizioni valide e allo stesso tempo senza pretese, la musica “vecchia” è superata, noiosa e stupida. 
Sta di fatto che dall’altro lato del ring ci sei tu. IO?

Probabilmente non tu che stai leggendo, ma a livello statistico la maggior parte dei tuoi amici, dei tuoi parenti, delle persone che incontri per strada.

Noi.

Noi che lasciamo che la musica diventi puro strumento di business, noi che lasciamo che i meccanismi della macchina capitalista macinino il gusto, l’amore e la dedizione per un’arte che ormai In tv appare solo tra la banalità di qualche sedere e di qualche seno scoperto.
Cosa c’è stato di sbagliato nel processo evoluto che ha portato sullo stesso piano una bottiglietta d’acqua, un gol e un brano?
Difficile dirlo.
Il rispetto per la musica si è sfangato? No, semplicemente non è mai esistito.
Non da parte del pubblico. Al pubblico interessa la musica in quanto convenzione sociale, in quanto porta aperta verso nuove conoscenze, in quanto svago momentaneo e non necessario.
L’amore per la musica in quanto tale non è una realtà che in molti conoscono, sebbene quell’ormai scontato “Io amo la musica” sia forse la frase più comune del mondo.
Ed è così che, tra una digressione e l’altra, ti accorgi che in realtà l’unico vincitore possibile, in quel ring, è l’ignoranza.
Ti demoralizzi.
Poi ascolti un disco dei Rush e tutto va meglio. Perché in realtà a chi veramente innamorato della musica poco importa se vince l’ignoranza. Chi ama la musica ha una consapevolezza che gli altri non hanno: sa di essere ricambiato.
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