Kurt Cobain, l’alieno a fumetti

When I was an alien cultures weren’t opinions” gridava l’inizio di Territorial Pissings in Nevermind. Questo in parte spiega il titolo di “Kurt Cobain – Quando ero un alieno“, la graphic novel che ha preso vita dall’idea di Danilo Deninotti e Toni Bruno e che ci propone un’immagine insolita del frontman dei Nirvana, nelle librerie dal 14 novembre.

Al posto del capellone spettinato con la camicia a quadri c’è un bambino biondo pieno di fantasia che, come suggerisce il titolo, crede di essere un alieno e che, prima o poi, volerà in luoghi lontani con un’astronave.
In una serie di immagini sui toni del grigio, quella che sembrava essere la pura fantasia di un bambino si rivela sempre più reale. L’adolescenza, l’avvicinarsi alla musica, l’incontro con i futuri compagni di avventura Dave Grohl e Krist Novoselic, oltre a quello con storici gruppi come Melvins e Sonic Youth che segneranno per sempre la sua creatività: questo è il percorso di Kurt che intanto inizia a perdersi, a diventare, appunto, l’alieno che noi conosciamo.
La storia ripercorre la vita di Kurt Cobain, quindi, prima del successo, prima di diventare un idolo per qualcuno, o semplicemente l’ennesimo rocker depresso e drogato per qualcun altro.

Potrebbe sembrare riduttivo leggere nella fretta di qualche tavola l’esistenza di un personaggio di così grande importanza per la storia del rock: lungi dall’accostamento con le più impegnative biografie che tentano di ricostruire la storia del mito, in questo libro si ritrova la più sensibile vita di un ragazzo difficile, alieno e alienato, che fa a botte con il mondo, come ogni adolescente. Un Kurt molto più vicino al nostro pianeta di quanto non pensasse egli stesso.

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