Priebke, il figlio provoca: ‘Seppellitelo in Israele’ Un comune siciliano si propone

“Mio padre? Seppellitelo in Israele, così magari sono contenti”. Con queste discutibili affermazioni Jorge Priebke, figlio dell’ex criminale nazista venuto a mancare nei giorni scorsi a Roma, ha riacceso la polemica sulla sepoltura del padre. “Non si va mai a guardare ciò che accade in Medio Oriente o in Africa, si parla sempre di una guerra conclusa più di 60 anni fa” ha rincarato Priebke Jr., che da anni vive in Argentina e ha dichiarato che, per ragioni di salute, non potrà presenziare alle esequie del padre. 
Ma non sono solo le parole del figlio di Priebke a far discutere, in quanto la vicenda di questo Jack-O’-Lantern dei giorni nostri non sembra giungere a una conclusione. La salma del nazista é stata infatti rifiutata oggi, tramite un artificioso ma efficace cavillo, dal Comune di Pomezia, in un primo momento indicato come il luogo di sepoltura più probabile; inoltre, nella giornata di ieri, anche il comune natale di Priebke, un piccolo paese alle porte di Berlino, aveva segnalato la sua defezione da uno dei casi più scottanti degli ultimi tempi. Registrata dunque anche la secca opposizione dell’Argentina, dove riposa la moglie, solo una, incredibile ipotesi sembra essere rimasta in piedi. Si tratta del Comune di Fondachelli-Fantina, in Provincia di Messina, il cui sindaco, Marco Antonio Pettinato, ha dichiarato: “Si tratta di un gesto di umanità cristiana, neanche ad Hitler furono negati i funerali”. Per dovere di cronaca, Hitler fu cremato e le ceneri disperse, e ciò avvalora la tesi che il primo cittadino del comune siciliano abbia agito solo per un attimo di celebrità sui giornali nazionali, spaccando però la giunta, pronta alle dimissioni in caso di sepoltura. “In Sicilia siamo pieni di mafiosi, mi stupisce l’atteggiamento della Chiesa in questa vicenda” ha inoltre aggiunto il sedicente sindaco, sempre più aggressivo e convinto della sua proposta della quale, francamente, non si sentiva il bisogno.
Roberto Saglimbeni
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Ricorre il quarto anniversario dell’alluvione di Giampilieri. Ma il suolo siciliano è ancora a rischio

(Imbesi)
Cade oggi il quarto anniversario del disastro di Giampilieri e Scaletta Zanclea, la terribile alluvione che l’1 ottobre del 2009 devastò parte della provincia di Messina e causò 37 morti, sei dei quali non furono mai trovati. Oltre ai due paesi maggiormente colpiti, il disastro coinvolse anche le frazioni di Altolia e Molino. 
La tremenda alluvione che si abbatté sul messinese portò a galla le grandi debolezze idrogeologiche del suolo siciliano: i danni maggiori, infatti, provennero dalle imponenti frane provocate dalla pioggia (ben 220-230 millilitri d’acqua caddero su Giampilieri e dintorni in quelle ore). Non era la prima volta che Giampilieri veniva colpita da un evento del genere: nel 2007 un alluvione minore causò danni al paese senza ferire nessun abitante, ma mettendo in allarme la popolazione. Nonostante le richieste di interventi sull’area, la mancanza di fondi ed il disinteresse politico condannarono Giampilieri alla tragedia del 2009. Quindici persone tra politici e tecnici sono state rinviate a giudizio per presunte responsabilità nel disastro, ed il processo è tuttora in corso: fra questi anche l’ex sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca ed il sindaco di Scaletta Zanclea Mario Briguglio. 
I fondi per la ricostruzione dei paesi colpiti vennero “rateizzati” nel corso degli anni, e solo nell’agosto del 2013 lo Stato elargì l’ultima tranche da 22 milioni di euro. L’ipotesi della costruzione di una “New Town”, ventilata dall’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, non portò a nulla: al contrario, oggi Giampilieri rischia di spopolarsi, visto che molte famiglie hanno deciso di non ricostruire le proprie case e lasciare per sempre il piccolo paese jonico. 
La situazione idrogeologica messinese e siciliana resta ancora critica. I timidi interventi effettuati dal 2009 ad oggi per la messa in sicurezza dell’area sono stati insufficienti, ed il rischio di nuovi disastri è serio e concreto. La recente alluvione che ha devastato Saponara (ancora una volta nella provincia di ME) nel 2011, ne è la prova schiacciante.

Giovanni Zagarella