Reporter Senza Frontiere pubblica la classifica mondiale della libertà di stampa

L’indicatore sulla libertà dei media nel 2013 è elaborato da Reporters sans frontières, un’organizzazione non governativa internazionale che agisce da 25 anni in difesa della libertà di stampa in tutto il mondo. Dopo le numerose transizioni democratiche, soprattutto nella regione mediorientale, era lecito aspettarsi cambiamenti sostanziali in questa classifica. Il risultato vede nuovamente al comando i paesi dell’Europa settentrionale come Finlandia, Olanda e Norvegia e in coda alla graduatoria si trovano Turkmenistan, Eritrea e Corea del Nord.
Analizzando la classifica continente per continente si può partire da quello nel quale abitiamo: l’Europa. All’interno dei confini della UE la situazione è soddisfacente, anche se è necessario sottolineare una lenta erosione della libertà dei media per cui molti paesi del vecchio continente scivolano sotto i primi cinquanta posti. L’Italia ne è un esempio perché la minaccia delle cosiddette “leggi bavaglio” e la mancata approvazione della depenalizzazione del reato di diffamazione la fanno scivolare al 57° posto. Gli altri paesi in difficoltà sono quelli della ex URSS o quelli che sono entrati recentemente nella UE. È necessario considerare come la Russia abbia perso sei posizioni rispetto all’anno scorso attestandosi al 148° posto. 
Per quanto riguarda il mondo arabo si può affermare che non sempre le sue primavere hanno portato ad un reale incremento delle libertà sul piano dell’informazione. Infatti vediamo come la Libia e la Tunisia si situano rispettivamente al 131° e 132° posto, ma ancora più critica è la situazione dell’Egitto (158°) e dello Yemen (171°). Chi pensava che un paese economicamente avanzato come Israele si sarebbe posizionato nei piani alti della classifica dovrà ricredersi vedendolo alla 112° posizione. In ultima analisi, vediamo come la situazione siriana sia fortemente problematica perché in quello scenario i giornalisti rischiano la vita per il diritto d’informazione, ed è per questo motivo che la troviamo quartultima nella classifica mondiale. 
Nell’Asia orientale e nei territori dell’Oceano Pacifico la notizia migliore arriva dalla Birmania che, grazie alle sue riforme, ha guadagnato diciotto posizioni rispetto all’anno precedente. Le solite cattive notizie invece arrivano dalla Corea del Nord, dalla Cina e dal Vietnam, tutti paesi in cui la repressione è brutale e il controllo sull’informazione è assillante. Una sorpresa in questa classifica è data dal Giappone che perde trentuno posizioni in un solo anno. Questa caduta improvvisa è dovuta alla censura imposta dalle autorità su qualsiasi argomento riguardante l’incidente nucleare di Fukushima. 
In Africa ci sono diverse modalità di andamento della libertà di informazione: l’insicurezza politica che porta alla censura, quei miglioramenti promettenti dovuti a recenti elezioni politiche e infine le persistenti situazioni critiche. Fanno parte della prima modalità quei paesi come il Mali e la Repubblica Centrafricana dove le guerre civili portano ad un caos politico che si trasmette sui media disorganizzati. Della seconda modalità fanno parte il Senegal e la Liberia, ma soprattutto la Namibia che raggiunge il 19° posto. Dove invece la situazione è più difficile ci sono gli autoritarismi che hanno un controllo totale sui mezzi di stampa come in Uganda, Gambia e Eritrea. 
Per concludere con le Americhe, gli Stati Uniti e il Canada occupano ancora una posizione soddisfacente seppur essi perdono alcune posizioni. Nell’ America meridionale il Brasile scende al 108° posto a causa delle censure da parte dei tribunali sui media locali. Tra gli altri stati, il peggiore è il Messico che si trova alla 153° posizione dopo le controverse elezioni del 2012 che hanno riportato al potere il Partito Rivoluzionario Istituzionale. La migliore nazione per la libertà d’informazione in America è la Giamaica che al tredicesimo posto ha tolto il primato al Canada. 

 Emanuele Pinna

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"Hitler? Cancelliere nel 1979": gravissimi errori a "L’eredità"

Molto spesso si parla di come ci sia una forte ignoranza comune e un forte analfabetismo in questo paese.
Ma se ne parla come fossero argomenti lontani e distaccati.
Nel video qui sotto, però, possiamo toccare quanto la poca conoscenza dei fatti realmente accaduti sia diffusa in Italia.
Ben due concorrenti del programma televisivo “L’Eredità” sbagliano gravemente la data della presa del potere di Adolf Hitler, addirittura facendolo diventare cancelliere nel 1979.
Fateci sapere cosa ne pensate nei commenti.

Adolescenti e Manga: breve viaggio tutto italiano!

Articolo da non prendere troppo sul serio; ovviamente il concetto è serio, però viene sdrammatizzato il più possibile.
Vi ricordate il vostro primo manga? Il mio fu ai tempi delle elementari, un volume di Hokuto no Ken (Ken il Guerriero), l’anime lo amavo alla follia, così come amavo i classici per i bambini degli anni ’90: Dragon Ball (che fu il mio secondo manga), Saint Seiya (I Cavalieri dello Zodiaco), i Time Bokam (Yattaman e Calendar Man su tutti), Tiger Man, Holly e Benji o anche la roba che trasmetteva MTV, come Excel Saga, Trigun o Cowboy Bebop. Bei tempi di un’infanzia che, più o meno tutti, abbiamo vissuto allo stesso modo.
I nostri genitori e moltissimi adulti, rivolgendosi a noi bambini, definivano queste passioni delle frivolezze che avremmo dovuto accantonare crescendo; i più allarmisti invece credevano che questa dose di violenza ci avrebbe corrotto e resi pericolosi. Pausa risate.
Molti validi condottieri li abbiamo persi per strada, altri non riuscirono ad andare oltre Goku e Holly e lasciarono la nostra causa… ma altri sono cresciuti e sono entrati nell’adolescenza fieri di questo amore. 
Questa, per moltissimi, è stata l’età di Naruto e One Piece; moltissimi hanno fatto di Death Note la loro religione, mentre già alcuni si spostavano dalla massa cercando le serie subbate (audio giapponese e sottotitoli in italiano), altri ancora si son spinti verso le scan (file di immagini presi dal manga). 
 Si cominciano a delineare due atteggiamenti ben differenti nel fan adolescente:
– Da un lato abbiamo i super intenditori: coloro che grazie ad internet hanno recuperato milioni di serie, e che credono di aver abbastanza potere mentale e psicofisico per poter giudicare ogni manga o anime; alcuni di loro si considerano i portatori sani dell’eredità letteraria giapponese. 
Tra di loro possiamo trovare sia chi dice “One Piece è ‘na commercialata assurda, doveva finire 492 capitoli fa!” ma anche quelli per cui “One Piece tocca le vette più alte della narrazione et animazione nipponica”. Chiunque rientri in questa categoria non ha veri e propri punti di contatto, è facile per loro toccare ogni scuola di pensiero, ma è anche vero che, finita l’adolescenza e le superiori, è più probabile trovare tra questi ragazzi i più grandi amanti dei manga.
– Dall’altro lato i sempliciotti che, possibilmente, vedono le stesse identiche cose degli altri, ma non gliene frega più di tanto di entrare in nessuna discussione, che magari hanno visto e rivisto Highschool of the dead ritenendolo una grandissima opera piena di contenuti, e che guardano i filler di Naruto col sorriso sul viso.
Una loro grande peculiarità è di essere maggiormente attratti, inversamente ai super intenditori, dalle serie più famose, evitando le scan o venerando quasi ogni serie stia avendo successo in quel momento.
Shingeki no Kyojin ci ha portato tantissimi esempi di ogni categoria, ma sicuramente quelli un po’ più sempliciotti si sono immediatamente fiondati a definirlo il più grande capolavoro mai esistito, come pochi anni fa con Gurren Lagann. 
Loro sono sicuramente più divertenti, possono diventare la più grande gioia di ogni rivenditore di manga, gadget eccetera, dato che cercheranno di acquistare ogni singolo oggetto che ritrae la loro serie preferita. 
Ma c’è un’ombra tetra che sorvola tutti noi, due oscuri figuri cercano di fare terrorismo intellettuale, usando degli approcci totalmente agli apposti. Sono gli estremi più totali delle due categorie: gli indie e i giappominavetecapito. 
Gli uni sono pronti a criticare qualsiasi lavoro abbia successo, non importa se la gente li ami, se vendano cifre da capogiro e in più vincano qualsiasi tipo di premio: no, fanno schifo! 
Una velocissima carrellata dei loro commenti preferiti: l’autore è un venduto, i personaggi femminili sono troppo erotici, il manga ha troppi combattimenti, il manga ha, ovviamente, pochi combattimenti, non viene fatta abbastanza retorica revanscista con picchi di leninismo integrato, ohibò!
Sono capaci di amare una serie finché essa non viene scoperta dal grande pubblico e, naturalmente, le serie doppiate in italiano fanno schifo a prescindere. 
Quanto amano dire “Baka” e “Kawaii”…
Ammetto che quest’ultimo è un punto che li accomuna con i giappomembromaschile: difatti vivono con ancora più passione una importantissima crociata personale contro tutto ciò che possa essere di italica fattura, però loro non lo fanno guidati dall’odio ma bensì per difendere la purezza di quel che amano.
Si immergono totalmente nella loro, personalissima, visione della cultura giapponese. Molti di loro (alt! Non tutti quelli che fanno questa cosa sono così pessimi, ma parecchi sì) creano account facebook con nome e cognome di un loro personaggio amato, si comportano come se fossero loro per poi entrare in conversazioni pornografiche con altre ragazzine che si son create un alter-ego simile. Non sto criticando, sto informando. 
Famosissimo il loro odio viscerale per chi osa paragonare i fumetti ai manga e gli anime ai cartoni animati, con alcuni picchi intellettuali del tipo: “i cartoni animati sono quelli che trasmette Italia 1, che sono fatti con disegni brutti e con trame brutte, con soli combattimenti… come Dragon Ball! Mentre gli anime sono più intelligenti e con disegni migliori, come Death Note!”. Problemi esistenziali gravissimi
Crescendo, il vero nemico per chi ama manga e anime, non è tanto la società: perché, ammettiamolo, dopo un po’ si fa il callo, e l’adolescenza rende più divertente fare il contrario di quello che l’adulto dice. Il vero problema sono i modi estremi con i quali i giappofili adolescenti italiani (un acronimo da non coniare) vivono la loro grande passione. 
Tornando seri, non credo sia un problema… del resto non è questo il bello? Vedere la loro passione, anche se a volte mal indirizzata, l’ardore col quale si commenta una determinata serie, rende la nostra comunità più viva e sicuramente più divertente. 
Siamo giovani, anche quelli più adulti sono giovanissimi dentro, e amiamo lasciarci trasportare follemente dalla fantasia; immaginarci con la nostra Zangetsu o magari dentro un Eva, però si finisce spesso a litigare su delle sottigliezze. Forse abbiamo paura che qualcuno, chiunque, possa ancora giudicare male il nostro amore, o forse, abituati a lottare da soli, non conosciamo il vero significato della parola “comunità”. Nonostante tutto l’importante è seguire tutto ciò che amiamo, alla fine saranno sempre di più i punti che ci uniscono rispetto quelli che ci dividono. 
Alex Ziro

Fat Flag: modelli col corpo dipinto coi colori delle bandiere che mangiano il corrispettivo cibo nazionale

La prima cosa che viene in mente quando si vede la bandiera americana? Libertà, la Statua della Libertà! O forse anche un grosso hamburger, ed è quest’ultimo tipo di associazione ad essere stato utilizzato dal fotografo francese Jonathan Icher nella sua serie fotografica intitolata “Fat Flag“.
La Make-up artist Anastasia Parquet oltre a “pitturare” il corpo dei modelli aiutò Icher a scegliere le cinque nazionalità da rappresentare nel suo progetto. La Francia è rappresentata da un giovane che mangia un croissant, una ragazza Giapponese mangia sushi, ovviamente l’Italia è rappresentata da una ragazza che mangia spaghetti, un uomo dipinto coi colori della bandiera Americana è pronto a ingoiare un hamburger e una ragazza mangia un uovo fritto per rappresentare la tipica colazione all’Inglese.

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Forconi: Disagi in tutto il paese, scontri a Torino, ferito un carabiniere, attaccati anche i giornalisti

E’ partita la protesta dei “Forconi” e lo scenario non è proprio dei migliori.

Questa mattina si sono svolte manifestazioni e presidi in tutta Italia e la situazione si è subito fatta incandescente.
A Torino il centro della città è stato preso d’assalto e negli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine un carabiniere è stato ferito ad una gamba.
Agli scontri pare abbiano preso parte anche degli ultras della Juventus che si sono uniti ai manifestanti. Il presidio si è poi diretto verso la stazione di Porta Nuova bloccando la circolazione ferroviaria per circa un’ora.

Aggrediti i giornalisti e gli operatori tv: Un gruppo di manifestanti si è scagliato contro dei cronisti con insulti, minacce e spintoni e una stazione mobile di Sky è stata distrutta. Scontri anche davanti al palazzo della Regione Piemonte dove è si è scatenata una sassaiola ai danni degli agenti di polizia che erano di guardia.

Presidi anche a Roma dove hanno preso parte alla protesta anche le associazioni Pro Stamina.

Nella notte nella capitale sono stati fermati 5 militanti di Forza Nuova che cercavano il picchetto dei manifestanti.

E sulla preoccupazione espressa dal Viminale riguardo al pericolo di infiltrazioni dei gruppi di estrema destra Mariano Ferro, leader dei Forconi, risponde così: «saremo noi i primi poliziotti e allontaneremo dai presidi eventuali gruppi estremisti, che fanno solo il gioco del sistema. Purtroppo è un pericolo reale- ammette poi Ferro – ma a questo penseranno le forze del’ordine».
Traffico bloccato anche nel centro di Firenze mentre a Bologna i manifestanti chiedono di parlare con i dirigenti di Equitalia.
“Siamo cittadini stanchi” -dicono gli organizzatori della protesta che, in seguito, si sono recati al palazzo comunale e hanno bloccato lo svolgimento del consiglio.
Disagi e blocchi autostradali si registrano in quasi ogni regione d’Italia ma a parte gli avvenimenti di Torino la situazione nel resto del paese pare essere sotto controllo.

Antonio Saggese

Vi consigliamo di dare un’occhiata al Servizio Fotografico sulla Manifestazione del 09/12/2013

Matteo Renzi stravince le primarie: col 68% dei voti diventa il nuovo segretario del PD

Matteo Renzi è il nuovo segretario del Partito Democratico. Il sindaco di Firenze ha stravinto le primarie del PD, ottenendo il 68% dei voti a favore. Gianni Cuperlo, considerato lo sfidante principale di Renzi, ha deluso le attese assicurandosi soltanto il 18% dei voti; la “mina vagante” Pippo Civati si è fermato ad un modesto 14%. 
Lo stra-favorito Renzi ha praticamente dominato le votazioni, superando persino i più ottimistici sondaggi. L’enorme percentuale di voti ottenuti legittima ampiamente il candidato toscano, che da domani potrà mettere in pratica le proposte presentate durante la campagna elettorale delle scorse settimane. Fra queste, una delle più scottanti è la volontà di affidare al Parlamento il compito di redigere la nuova legge elettorale, tema sul quale si preannuncia uno scontro con l’esecutivo guidato da Enrico Letta. 
Renzi ha ottenuto le percentuali più consistenti nelle regioni del centro-nord: oltre alla Toscana, sua regione di provenienza, il Rottamatore ha conquistato le tradizionali “regioni rosse” ottenendo percentuali superiori al 70% in Emilia-Romagna, Umbria e Marche. Schiacciante la vittoria anche al centro-sud, seppur con percentuali leggermente inferiori. In tutto i votanti sono stati 3 milioni, una cifra molto alta che ha suscitato ottimismo tra i dirigenti del PD.

Movimento dei Forconi: lo sciopero parte stasera – In sicilia volantini intimidatori "Se lavori ti ammazziamo di botte"

Tornano i “Forconi” e, con loro, la paura di una deriva fascista e antidemocratica del dissenso sociale.
Il movimento, guidato da Mariano Ferro, che già lo scorso anno aveva paralizzato la Sicilia per cinque giorni ora è pronto a tornare alla ribalta con uno sciopero di altri 5 giorni per “cacciare un governo illegittimo e dire no all’Europa delle banche”.
Dalle 22 di stasera presidi e blocchi autostradali, ferroviari e portuali congestioneranno il paese da nord a sud fino a venerdì 13.
A Catania e a Torino in vista dei presidi sono già stati presi d’assalto i distributori di benzina e i supermercati e per i giorni a seguire si prevedono grandi disagi alla circolazione.
Enormi i danni che potrebbero subire tutti i comparti produttivi (di diversi milioni di euro come nel 2012), proprio a ridosso delle festività natalizie, ma preoccupa di più la questione ordine pubblico.
La protesta infatti dovrebbe convergere sulla Capitale con l’obbiettivo di presidiare anche le sedi dei partiti, dei sindacati e di Confindustria.
Il Ministero degli interni infatti ha già allertato le prefetture affinché vengano adottate le giuste misure per “tutelare il diritto costituzionale di movimento e di circolazione e a procedere con gli sgomberi ”.
«Vogliono vietarci tutto» – ha commentato Ferro – «ma noi non possiamo adeguarci, siamo disposti a farci arrestare».
Alla mobilitazione prenderanno parte anche gruppi sciolti di commercianti, agricoltori e piccoli imprenditori intenzionati, si dicono, a “proseguire lo sciopero ad oltranza fino a quando non li avremo mandati tutti a casa”.
Prendono le distanze invece le maggiori sigle sindacali di categoria. «Non è uno sciopero dell’autotrasporto” – ha dichiarato Paolo Uggè, presidente di Unatras – “ma una manifestazione politica che mira alla protesta fine a se stessa».
Dietro i Forconi “libro e moschetto”?
Ma ad allertare le autorità sono le infiltrazioni dei gruppi di estrema destra di Casapound e Forza Nuova, che sul web hanno già espresso il loro sostegno alla manifestazione dei Forconi, e di qualche frangia del tifo organizzato catanese e bergamasco.
In Sicilia invece stamattina, all’ingresso di un consorzio di autotrasportatori aderenti alla Fita-Cna di Campobello di Licata in provincia di Agrigento, sono comparsi dei cartelli intimidatori e inneggianti alla mafia che intimavano ai camionisti di astenersi dal servizio nel giorno dello sciopero o “vi pesteremo a sangue” – si legge nel documento – “fino a farvi morire”.
Mentre a Torino nelle prime ore della giornata sono scattati i picchetti davanti ai centri commerciali per costringere i commercianti a chiudere.
Una protesta contro una “classe politica ladra e corrotta” che comincia sotto l’ombra di un nuovo fascismo e un’azione politica a “somma zero” (o con noi o contro di noi) che non può trovare legittimazione alcuna, neanche nella disperazione dei lavoratori sulla quale troppo spesso fa leva certa retorica “rivoluzionaria”.
Antonio Saggese

Vi consigliamo di dare un’occhiata al Servizio Fotografico sulla Manifestazione del 09/12/2013