Separate Amenities di Vincent Bezuidenhout: Il paesaggio modellato per imporre il concetto di Apartheid

Separate Amenites“, un’opera che esamina da vicino come il paesaggio in Sud Africa venne realizzato con lo scopo di imporre il concetto di apartheid.

In origine, infatti, gli spazi ricreativi funzionavano come strutture separate per gruppi razziali differenti di qualsiasi livello sociale, strutture come spiagge, parchi, passaggi pedonali e piscine.

Esplorando questo panorama, costruito attraverso mezzi psicologici, politici e sociali, si può vedere come l’alterazione della sua struttura fisica implementi il concetto di controllo e separazione.

Si può vedere come un sistema politico corrotto abbia dato spazio ad ambiguità, incongruenza e fallimento definitivo, attraverso la segregazione razziale.

La filosofia della separazione delle strutture riflette chiari messaggi  di controllo, paura e potere, elementi che oggi mostrano, le idee e le azioni dei realizzatori di quel sistema.

Questo è uno dei tanti esempi di come l’ideologia abbia la capacità di modellare tutto quello che ci circonda, nonostante la fine dell’apartheid quelle strutture hanno lasciato un segno indelebile che, secondo il critico d’arte Okwui Enwezor sono “un unico esempio dello storico fallimento dell’immaginazione morale in sud africa”.

Il padre di questa opera è Vincent Bezuidenhout un visual artist nato a Bloemfontain in Sud Africa.

Ha ottenuto un master nelle belle arti all’università di Citta del Capo.

Bezuidenhout ottenne un finanziamento dalla  “Tierney Fellowship” potendo così esporre Separate Amenities alla “Whatiftheworld gallery” nel 2011.

Nel 2013 ricevette una borsa di studio per la partecipazione al “Photoglobal Programme” alla scuola di arti visive di New York.

Lavorando principalmente attraverso la fotografia il suo lavoro consiste in una ricerca intensiva collegata con la storia, la politica e il potere legati principalmente al paesaggio.

Bezuidenhout attualmente vive e lavora tra Citta del Capo e New York.

Annunci

Personal Architecture rinnova il SuperCubo di Piet Blom

Cube Houses, Rotterdam   Album di viaggio personale
Quando si visita l’eclettica città di Rotterdam, non si può non rimanere affascinati da un complesso edilizio a dir poco particolare che sorge vicino alla stazione. Le “Cube Houses” di Piet Blom, realizzate tra il 1982 e il 1984, e rappresentative dello Strutturalismo olandese: movimento di reazione al Razionalismo degli anni precedenti. 
Si tratta di una selva di cubi ruotati a 45° e incastrati in un tronco esagonale. 

Cube Houses, Rotterdam   Album di viaggio personale
Dopo trent’anni, i quattro piani del “SuperCubo” (la più grande delle 40 case del complesso residenziale), non avevano ancora trovato una vera e propria destinazione d’uso. Mentre le altre Cube Houses più piccole accolgono da sempre residenze e camere d’albergo, lo studio di architetti olandesi con base a Rotterdam, Personal Architecture, nell’estate del 2013, dà vita ad un grande rinnovamento, trasformando la struttura in un residence con 22 stanze per detenuti in via di scarcerazione. 
L’intervento fa parte di un programma di recupero gestito dalla Fondazione Exodus, che aiuta gli ex detenuti a costruire una nuova vita dopo il carcere grazie all’utilizzo di alloggi temporanei. 
Gli architetti Sander van Schaik e Maarten Polkamp spiegano: “l’edificio era buio, si riscaldava rapidamente e non vi era alcuna relazione tra i piani”
In un progetto in cui la condivisione, la comunicazione e la trasparenza sono condizioni essenziali per il reinserimento nella società, al progetto originario di Blom andavano apportate delle modifiche. 

SuperCube,  Personal Architecture  http://www.personal-architecture.nl/
La discontinuità tra i piani era il problema principale. Gli architetti decidono di risolverlo inserendo un “albero” di 3 x 3 metri a tutta altezza per portare la luce naturale attraverso la casa.
Il vuoto che si crea genera il cosiddetto “effetto camino”, che richiama aria fredda fino ai livelli superiori molto caldi e soprattutto fornisce una grandissima quantità di luce a tutti i livelli sottostanti. Al suo interno trovano posto diverse funzioni: reception, dispensa, lavanderia / bagno e la cucina. 
Inoltre, questo “albero” di servizio ha anche funzione di supporto alle scale che si snodano lungo i quattro piani protette da una rete metallica, allo scopo di razionalizzare la circolazione interna.

Le camere da letto circondano l’atrio disposte sui due livelli intermedi ognuna dotata di bagno privato, mentre al piano superiore un open space permette di svolgere diverse funzioni grazie alla cucina, una camera da pranzo comune e un’area computer. Ai piani inferiori trovano posto reception e uffici. 
Pianta piani intermedi,  Personal Architecture  http://www.personal-architecture.nl/

Così, il SuperCube di Piet Blom tramite lo splendido rinnovamento dello studio Personal Architecture, permette di ribadire come l’architettura svolga, oltre alla sua funzione primaria di riparo, anche quella di bene comune, di socializzazione e di riabilitazione attraverso il bel design.