D’Alema contro Renzi: ‘Come Virna Lisi, con quella bocca…’

Renzi accostato a Virna Lisi

“Renzi è povero di contenuti, quello che dice è già ampiamente nel patrimonio del PD. Non mi sembra che al suo successo mediatico corrisponda una pari capacità politica”. Duro e tagliente come non mai, Massimo D’Alema si scaglia contro Matteo Renzi. Facendo propria l’ironia alla Crozza il capo “oscuro” del PD sceglie la via dello scontro e bacchetta il lanciatissimo sindaco di Firenze. “Mi ricorda Virna Lisi, con quella bocca può dire ciò che vuole” ha detto D’Alema, citando la nota star degli anni ’60. 

“Il PD andrà alle elezioni in una grande coalizione” ha continuato l’ex premier “e non è detto che non sorga una candidatura alternativa, come è stata la sua nei confronti di Bersani: la sua premiership non è affatto scontata”. Pronta la replica del sindaco di Firenze: “Ho mandato dei fiori a Virna Lisi per scusarmi, mi dispiace per D’Alema, ho apprezzato anche i suoi sms dopo Fiorentina-Juventus… l’unica persona in Italia che somiglia a D’Alema è… D’Alema!”.
La faida a colpi di facile ironia tra due tra i maggiori esponenti di quello che dovrebbe essere il maggior partito italiano continua a dire molto sul futuro del PD. Che sia un altro indizio di un’imminente scissione?


Roberto Saglimbeni
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Renzi, affondo fuorionda su Bersani: ‘Perfetto alle primarie, poi era spompo…’

“Rottamatori si nasce e io, modestamente, lo nacqui

Una parafrasi di una delle battute più famose di Totò è forse la migliore descrizione dell’azione politica di Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze, che ha ufficialmente lanciato la sua offensiva al PD, diventa ogni giorno più forte, ottenendo l’appoggio di dirigenti del partito che fino a pochi mesi fa l’avevano pubblicamente osteggiato e ieri sera, in un fuorionda a Bologna, ha rincarato la dose contro il suo primo rivale, l’ex segretario Bersani: “Alle primarie non ha sbagliato una mossa, mi ha rotto il c***, poi è arrivato scarico a Febbraio […] ho seguito un suo comizio a Palermo, era stanco, poi Berlusconi è tornato a fare il Berlusconi e lui ha perso”.
Parole pesanti, anche se in larga parte condivisibili, alle quali Bersani ha controbattuto criticando l’asse Renzi-Franceschini e riproponendo un tema usato ed abusato nella campagna d’autunno: “Renzi dovrebbe pensare ai problemi del paese, invece si limita a fare battute“.
La sinistra ha una sua identità, non può scimmiottare la destra – continua Bersani – e non ci possiamo permettere di staccare la spina a Letta“.
Nella guerra tra i due dirigenti del partito il PD vive una delle crisi più profonde della sua storia. Al governo (ma sotto il ricatto di Berlusconi) senza più la fiducia della gente, incapace di proporre il nuovo che avanza (oltre a Renzi, i temuti Giovani Turchi), sembra quasi una struttura feudale male amministrata, realmente impossibilitata ad assumere la guida di un paese in crisi. E, in tutto questo, chi se la ride è Silvio Berlusconi. Divide et Impera