"Che la festa cominci", di Niccolò Ammaniti – Recensione

Niccolò Ammaniti

“L’idea di Sasà Chiatti era semplice e grandiosa allo stesso tempo: organizzare per l’inaugurazione della sua Villa un party esclusivo e sfarzoso che sarebbe stato ricordato nelle cronache dei secoli a venire come il più grande evento mondano nella storia della nostra Repubblica. E lui sarebbe passato dalla fama di losco immobiliarista a quella di radioso magnate miliardario ed eccentrico. Politici, imprenditori, gente dello spettacolo e dello sport sarebbero venuti a corte a omaggiarlo, proprio come il Re Sole a Versailles”.
Che la festa cominci...e che festa!
Roma, l’immensa Villa Ada gremita delle peggiori specie di vip: calciatori, veline, giornalisti famosi, chirurghi estetici, cantanti di fama internazionale, satanisti, rampanti scrittori. Il tutto organizzato da uno dei più grandi mafiosi italiani, Sasà Chiatti.
In Che la festa cominci, scritto nel 2010, Ammaniti raccoglie in un super party romano tutta l’irrazionalità del vivere civile – incivile contemporaneo, narrando situazioni via via più surreali, in un crescendo sempre maggiore: le malate relazioni sociali di oggi che, portate all’eccesso, conducono alla follia.

Il libro inizia alla maniera “Ammaniti”, doppia (come aveva già fatto in Ti prendo e ti porto via, del 1999). Due personaggi, due realtà agli antipodi, che vengono raccontate separatamente, su due campi da gioco diversi, per almeno tre quarti del libro.

Al lettore è da subito chiaro che le due storie non sono altro che due rette incidenti, i cui punti d’origine nascono lontani ma che, prima o poi, si incontreranno…o no?
Così da una parte abbiamo la vita sotto i riflettori di Fabrizio Ciba, romanissimo scrittore, che ha fatto la sua fortuna letteraria con il bestseller “La fossa dei leoni”. Dopo il celebre romanzo, Ciba è ora alla ricerca di una maturità letteraria che non arriva, del genio che egli è convinto, forse, di possedere. Personaggio azzeccatissimo, Ciba rappresenta la nuova idea dello scrittore contemporaneo, uomo mediatico più che di penna, con un enorme ego, giunto al successo più per il suo carisma e per la sete di arrivismo che per le sue doti letterarie. Bello, arrogante, animale da palcoscenico, amante appassionato, irriverente e sfrontato, Ciba piace come personaggio: egli sfata il mito dello scrittore criptico e lontano dalla società. Fabrizio non trova l’ispirazione letteraria nel silenzio di un eremo sperduto in completa solitudine, a questo preferisce la sua proprietà di Maiorca e la compagnia di una fanciulla accondiscendente: è un letterato capacissimo di ammaliare una folla e di parlare di ciò che scrive, preoccupato più della forma che del contenuto, combatte la concorrenza di altri giovani scrittori.
Dall’altra parte, un discutibile satanista, Saverio Moneta detto Mantos, residente a Oriolo Romano, leader del gruppo delle Bestie di Abbadon, marito dell’insopportabile Serena, padre di due gemelli, capo reparto Mobili Tirolesi del Mobilificio dei Maestri d’ascia Tirolesi proprietà del dispotico suocero. Depresso, insicuro, vessato dalle preoccupazioni delle famiglie di oggigiorno. Saverio sfoga la sua profonda insoddisfazione nel Culto del Male, coinvolgendo tre giovani ragazzi annoiati e innamorati, con una spiccata propensione per la musica metal. Considerati un gruppo satanista di serie B (anzi, C!) Saverio tenta di riscattare la propria posizione e quella dei compagni progettando i sacrifici più efferati… Senza mai riuscire a portarli a termine.
Le storie di questi due complessi personaggi si incroceranno, in un susseguirsi di colpi di scena, nel lunghissimo racconto finale della festa di Villa Ada, un climax ascendente, un ritmo incessante di fatti, misfatti, morti ed eccessi, cacce alla tigre, elefanti, olimpionici russi, centrali elettriche, amori corrisposti e non corrisposti.
Saremo tutti invitati al party del secolo, dove la morte e la sopravvivenza sembrano perdere di senso a vantaggio del non senso e del tornaconto personale. Male e bene si confondono e si trasformano, si scambiano i ruoli, in una festa apocalittica: la degenerazione sociale cui assistiamo tutti i giorni.

“La festa sarebbe cominciata all’ora di pranzo e sarebbe finita all’alba del giorno dopo. Sparse per tutta la Villa sarebbero state montate tende per riposare, punti d’informazione e chioschi gratuiti per le bibite.”

Silvia Brigada

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