La moschea in una stanza scoperta a Palermo

Che cosa pensereste se ristrutturando un malandato appartamento i vostri operai vi informassero che scrostando strati di vernici e intonaco avessero portato alla luce un vero e proprio tesoro arabo dalle pareti blu decorate con disegni, versetti ed iscrizioni dorate?

È la sconcertante rivelazione di fronte alla quale si è trovata una giovane coppia di Palermo, Giuseppe Cadili e Valeria Giarrusso, nello scorso settembre impegnati nel rifacimento di un locale in via Porta di Castro, proprio a pochi passi dal Palazzo dei Normanni. La stanza delle sorprese, se si può chiamarla così, era riservata in origine alla camera del loro figlio ma, come ha dichiarato la moglie, “sarà una stanza di meditazione dove rispetteremo la cultura islamica. Come dico agli amici che vengono a trovarci, né vino né birra, mai alcolici qui. Si beve in salotto“.

La scoperta ha anche attirato l’attenzione di critici ed esperti d’arte, tra i quali non ultimo Vittorio Sgarbi, che accorso a visionare in prima persona la stanza, l’ha definita il simbolo perfetto dell’eterna presenza araba in Sicilia, così come della vocazione interculturale che di quella presenza è frutto. “Un esempio di interculturalità e di sincretismo tra popoli, razze e culture di cui il Mediterraneo è da sempre culla e crocevia, quasi non fosse mai stato quel Mare Nostrum auspicato dai Romani, ma un mare solcato da navi e attraversato da un’umanità varia che negli empori fenici indugia e acquista/ madreperle coralli ebano e ambre” e che “va in molte città egizie impara una quantità di cose dai dotti”, come magistralmente descritto dal poeta greco Kostantin Kavafis nella sua Itaca.

Lucia Piemontesi
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