USA: censurata parte gay dall’autobiografia di Morrissey

Tra molte polemiche pre e post pubblicazione, è uscita questa settimana negli Stati Uniti “Autobiography”, lo scritto in cui Morrissey, l’ex voce degli Smiths, si racconta: si parte dalla sua infanzia, passando da un’adolescenza fatta di libri, musica, poesie e solitudine, per arrivare alle sperimentazioni nelle sue prime band alla fine degli anni ’70, prima di sbocciare con gli Smiths. C’è il periodo da solista che durerà più di vent’anni fino ai giorni nostri. 
L’autobiografia di Morrissey ha visto la luce per la prima volta nel Regno Unito, patria dello scrittore-cantante, lo scorso ottobre, ma il punto è che i lettori statunitensi non potranno leggere alcuni aneddoti del libro. 
Una vita che sicuramente varrebbe la pena leggere per intero, ma non per qualcuno. Infatti, prima ancora di essere appoggiate sugli scaffali americani, le memorie di Morrissey avevano già fatto un bel po’ di scalpore per via di qualche particolare, considerato da qualcuno, non adatto alla sensibilità del pubblico. Si è deciso infatti – non si sa da chi per adesso – di eliminare letteralmente un intero capoverso in cui erano riportati alcuni dettagli della relazione omosessuale con il fotografo Jake Owen Walters. La faccenda non è affatto chiara, perché non è chiaro chi sia stato a censurare questa parte dell’opera, tra la casa editrice GP Putnam’s Sons oppure lo stesso Morrissey. La cosa fa la sua bella differenza. 
Lo stesso cantante da sempre si è dimostrato molto riservato e restio a parlare di sé. Può averci pensato più e più volte prima di rendere pubblico ciò che è privato, ma a questo punto, dopo che il libro ha visto la luce per intero, con particolari annessi, l’autocensura che senso avrebbe? Perché i lettori inglesi si e quelli americani no? 
Una decisione oscurantista della casa editrice sarebbe d’altra parte insopportabile al giorno d’oggi. Quasi volesse esercitare una specie di “parental control” massificato sui lettori americani. Una decisione incomprensibile alla luce del fatto che questo genere di censura non poteva passare inosservata. Semplice leggerezza o si tratta di omofobia? 

Morrissey intanto si tira fuori dalla discussione e non chiarisce neanche se arriverà o meno un nuovo album che i fan aspettano da un bel po’. Chissà se il suo ritorno alla discografia, se ci sarà, farà discutere tanto quanto il suo esordio letterario. 

Francesco Bonistalli

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Kamala, la prima eroina islamica dei fumetti Marvel

Da gennaio esordirà un nuovo personaggio come ospite negli albi di Capitan Marvel, mentre dal mese successivo rivestirà un ruolo tutto proprio vestendo i panni di Ms. Marvel. Il suo nome sarà Kamala Khan, originaria del New Jersey e, questo l’aspetto più interessante della new entry, è un’adolescente musulmana ben integrata nel tessuto sociale e civile statunitense ma rispettosa delle regole imposto dal Corano. Il suo superpotere sarà quello di ridimensionare e mutare la forma del suo corpo a proprio piacimento e il suo innato senso del bene le permetterà di diventare ben presto un membro degli Avengers, un tempo denominati Vendicatori, gruppo di supereroi che ha fornito anche la trama all’omonimo film del 2012. Autrice e disegnatore del fumetto sono G. Willow Wilson e Adrian Alphona.
<>, ha dichiarato Alex Alonso, Editor in Chief di Marvel Comics.
Kamala quindi porterà con sé tutti i dissidi, le contraddizioni e lo spirito ribelle tipici dell’età adolescenziale che la ragazza sta attraversando, ai quali  si andranno ad aggiungere le convenzioni religiose e culturali che una famiglia profondamente credente come la sua tenterà di trasmetterle fino ad un pieno convincimento e non tutte troveranno la giovane d’accordo, che cercherà di levare comunque la sua voce di dissenso, pur nel pieno rispetto e spirito di sacrificio.  
La scelta del colosso americano dei fumetti è sicuramente indice di una maggiore e mutata attenzione nei confronti della diversità e degli spaccati sociali finora meno indagati e rappresentati, quale appunto quello dei giovani americani immigrati di seconda generazione cui la giovane eroina appartiene. 
Pare quindi che a 8 anni di distanza dagli episodi di violenza scatenati dalle vignette satiriche e caricaturali di Maometto pubblicate dal giornale danese Jyllands-Posten l’atteggiamento dell’Occidente sia profondamente maturato nei confronti di coloro che molto spesso si trovano a vivere e lavorare al nostro fianco e con i quali è sicuramente più produttivo instaurare rapporti di convivenza e piena integrazione.
Lucia Piemontesi

Kings of Chaos: il ritorno di Slash

Kings of Chaos
Si chiamano Kings of Chaos e sono la nuova superband fondata da Slash, che “raccatta” i componenti un po’ dappertutto. Vere special-guests come il batterista Matt Sorum e il bassista Duff McKagan, anche loro ex Guns, Joe Elliot frontman dei Def Leppard o Glenn Hughes “The voice of Rock” dei Depp Purple. 
Slash cambia nuovamente veste, ma non muta la sostanza. Chitarre elevate a divinità, braccia supertatuate, teschi ovunque, suoni distorti e tanto Guns’n’Roses. 
Il potenziale non è neanche commentabile visti i personaggi, per adesso però non è arrivato nessun inedito, anche se promettono un EP in uscita nei prossimi mesi.

La band si era già vista l’anno scorso al tributo di Jon Lord, ma ancora non c’era Slash. Con la formazione al completo hanno esordito live negli USA solo recentemente. Chissà se li vedremo anche nel vecchio continente? Nel frattempo ci accontentiamo di cercarli su YouTube. 
Francesco Bonistalli

Riposa in pace, Brian Griffin!

Le notizie più sconcertanti di solito sono quelle che ti colpiscono senza alcun preavviso. Oggi siamo qui, riuniti nel dolore, ad onorare la memoria di Brian Griffin (1999 – 2013).
Brian era l’amatissimo cane parlante della famiglia Griffin. In tutti questi anni abbiamo adorato il suo personaggio, la sua cotta per Lois, il rapporto col suo migliore amico Peter e soprattutto l’amore fraterno che lo legava a Stewie.
Lo ricorderemo come uno scrittore di discreto successo, un cane con la passione per la letteratura e con qualche problemino con l’alcool, sempre alla ricerca dell’amore ma, almeno in questo campo, molto spesso sfortunato.

Ma come? Non sapete cosa è successo? Nella puntata andata in onda ieri, negli USA, è accaduto qualcosa che nessuno si aspettava. Brian è stato investito da un’auto! La cronaca minuziosa dei fatti sarebbe una mancanza di rispetto, non addentriamoci in dettagli che possono solo aggravare il nostro dolore.
Intervistato sull’accaduto il produttore esecutivo dello show Steve Callaghan ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Per quanto tutti amiamo Brian, e per quanto tutti amano gli animali domestici, può capitare che nella realtà un cane sia investito da un’auto. Avendo deciso per la morte di uno dei protagonisti, abbiamo pensato che per la famiglia Griffin sarebbe stato meno traumatico perdere Brian”

Nessuna dichiarazione, per il momento, da parte del suo creatore e doppiatore Seth McFarlane.
Difficile, nonostante i tentativi di spiegazione, non sentire questa scelta come eccessivamente forzata, quasi in risposta a quello che succederà nei Simpson in questa stagione, seppur coinvolgerà un personaggio secondario della serie.
Probabilmente questa scelta può trovare una forte giustificazione anche nella costruzione di una storia differente, reale e che darà diversi spunti per il futuro, ma conosciamo questo mondo e sappiamo benissimo come un personaggio prima o poi possa tornare da un momento all’altro.
Da parte mia e da parte di tutta la redazione sentite condoglianze per la famiglia Griffin. Che questo momento vi possa rendere più forti.
Il drammatico video della sua morte:


Alex Ziro

New York ha un nuovo sindaco: trionfa l’italoamericano Bill De Blasio

Con oltre il 73% dei consensi, come ampiamente pronosticato alla vigilia, l’italoamericano Bill De Blasio è ufficialmente il nuovo sindaco della città di New York. L’esponente democratico, originario di Sant’Agata dei Goti (BN), ha nettamente sconfitto lo sfidante Lotha, repubblicano, delfino e pupillo di Rudolph Giuliani. Il neo sindaco, che ha pronunciato il discorso della vittoria a Brooklyn, dove vive e lavora, ha dichiarato:”Oggi avete chiesto forte e chiaro una nuova direzione per la nostra città. La gente ha scelto un sentiero progressista e stanotte andiamo verso di esso come una città unita”. In effetti De Blasio e la sua famiglia sono la piena espressione della mutietnicità made in USA.

Lui, di famiglia italoamericana, la moglie, afroamericana, i figli dalla pelle nera e dal nome italiano (Dante e Chiara), tutti uniti sul palco allestito a Park Slope. Il sindaco De Blasio ha poi salutato il paese natale nella lingua madre e inserito nel suo discorso anche frasi in spagnolo, a dimostrazione di come il suo consenso in città sia ampio e diffuso tra tutte le fasce della popolazione: dopo 20 anni i democratici hanno riconquistato la Grande Mela e, a quanto sembra, con una figura che ispira finalmente fiducia. 

Siamo tutti spiati: ecco come fanno!

Ebbene sì amico mio, il mondo sta attraversando quella che molti definiscono la Terza Guerra Mondiale, anche se non è combattuta con le armi (non ancora) ma si combatte su internet. Snowden e Assange hanno insegnato al mondo intero quante cose si possono fare con i computer, e soprattutto quante cose si possono vedere.
Partiamo dal principio: come fanno a spiarmi? I computer collegati a internet hanno un nome, un cognome e un volto, il tutto riassunto nell’indirizzo IP. L’indirizzo IP è univoco per ogni computer o per gruppi di computer collegati in una rete. Noi tutti in casa abbiamo un modem-router e almeno due o tre dispositivi che si collegano ad internet. Per collegare i nostri dispositivi passiamo tramite un Router, che a sua volta passa dentro un DNS per poter accedere alla rete (un DNS non è altro che un “computer” preposto a far dialogare i computer tra di loro, è come un vigile urbano nell’ora di punta). Mettiamo il caso che io sia l’NSA (agenzia di sicurezza americana) e volessi sapere cosa sta facendo Stefano in questo momento su internet: mi basterebbe mettere un mio computer che chiameremo “scanner” tra il router di Stefano e il suo DNS, ed il gioco è fatto, posso sapere tutto, chi guarda su Facebook, cosa cerca su Google e i siti che visita. 
Ovviamente diresti che è impossibile che una persona controlli ogni secondo cosa fanno i milioni di utenti di internet, ma per “fortuna” entra in gioco la tecnologia. L’agenzia ha sviluppato un software capace di leggere i nostri testi e il tono delle nostre conversazioni, di visionare le immagini e i video che mandiamo via mail e se  in una frase scriviamo “voglio mettere una bomba nella metropolitana di New York e uccidere tutti, Allah è grande”, sicuramente arriverà la notifica a qualche funzionario sparso per il mondo (caro funzionario che leggi questo articolo, stavo solo facendo un esempio e ti prego di non venirmi a cercare). 
Starai pensando: “tanto questa cosa riguarda solo l’America. Devo deluderti ancora, amico mio. A quanto pare gli americani, con la scusa che devono vigilare sul mondo intero, hanno chiesto e ottenuto il consenso di infilare nei nostri DNS i loro scanner, controllando tutto il web. Allora dov’è lo scandalo se tutti erano d’accordo? Lo scandalo è che l’America non solo spiava i comuni cittadini, cosa passabile per i nostri governanti, ma addirittura i capi di governo e gli alti funzionari dei principali alleati. Ebbene sì, gli abbiamo dato le chiavi del nostro internet e loro hanno fatto una festa in casa nostra senza il nostro permesso e soprattutto senza invitarci. 
Obama ovviamente nega di aver dato l’autorizzazione a queste operazioni, proprio come fece Reagan con l’operazione Iran-contras, perché stanziare miliardi di dollari per pagare attrezzatura, silenzio e cooperazione internazionale non è il mestiere dell’uomo più potente del mondo. 

Alla fine di quest’articolo, amico lettore, ti starai chiedendo come poter essere anonimo su internet e se usare i DNS di Google, come qualche amico ti ha consigliato, servirà per essere invisibile. La risposta ovviamente è NO ad entrambi i tuoi dubbi, perché l’anonimato in rete è solo un’utopia, come un mondo senza guerre. 
Non voglio preoccuparti, nessuna persona reale spia le tue foto, c’è solo un computer guardone a controllarti.

Economia, allarme rientrato, gli USA stoppano lo shutdown

Dopo più di due settimane Repubblicani e Democratici hanno trovato l’accordo sullo shutdown, riaprendo, di fatto, lo stato federale.
Parchi, musei, la stessa NASA rientreranno da domattina in funzione, salvando il posto di 800000 lavoratori e garantendo quei servizi qualificati come “non essenziali”. Ma non è questa la notizia più importante della giornata: come comunicato poco fa da Reid e McConnell, capigruppo dei due schieramenti, l’accordo tra “elefante” e “asinello” riguarda anche e sopratutto l’innalzamento del tetto massimo del debito USA, il cui superamento, che sarebbe avvenuto domani, avrebbe cancellato dei servizi (questa volta sì) essenziali.
Immediata la risposta dei mercati d’oltreoceano, in forte rialzo in attesa delle reazioni europee, è salvo il ranking tripla A degli States, posto sotto osservazione nei giorni scorsi.

Roberto Saglimbeni