24 esempi di giocattoli da non regalare ai vostri figli!

Ah… i giocattoli! Chi non ne è stato affascinato durante la propria infanzia (e non solo!)? Probabilmente ognuno di voi avrà un bel ricordo legato ad un balocco ricevuto in un’occasione più o meno speciale, che fosse il regalo di compleanno fatto dai vostri genitori o una strenna natalizia portata dallo zio che lavora fuori città. Certo bei ricordi… ma non sempre! Di certo nella vostra lista ci sarà stato quel regalo poco azzeccato, della vecchia zia un po’ rimbambita che si è fatta consigliare dal giocattolaio, che le ha ovviamente propinato il fondo di magazzino che non riusciva a scrollarsi di dosso, o magari della nonna che vi continuava a vedere come bambini nonostante foste alle porte dell’adolescenza e vi ha fatto dono di un trastullo per lattanti.
Ognuno di voi avrà di certo molti ricordi al riguardo, ma spero per voi che nessuno fosse al livello di quelli che state per vedere… e se ci sono dei genitori a leggere questo post, prendetelo come promemoria degli errori da non fare! Viene da chiedersi cosa passasse per la mente di chi li ha realizzati…

1) Una raccapricciante lattante incinta

Oltre il concetto di matryoshka

2) Hitler

Piccoli neonazisti crescono…

3) La “Bambola della Pubertà”

Risparmierà alle mamme un mucchio di spiegazioni

4) La bambina che balla la Lap Dance

Quando una bambina dirà che da grande vorrà fare la “ballerina” potrebbe venirvi il dubbio…

5) Un palo per spogliarellista Lap-Dancer con istruzioni per l’uso in DVD

Dopo aver regalato la precedente bambola sarà il passo successivo…

6) L’esibizionista

Perchè, dopo aver visto che Ken è liscio, alcune bambine si sono lamentate

7) Una bambola incinta con pancia apribile

…perchè parlare della cicogna è mainstream

8) Lo scimmiotto nella culla

La nuova frontiera del politicamente scorretto

9) La Barbie Oreo

Ho i miei dubbi che mangiandoli si otterrà lo stesso fisico

10) Il Dildo Dora

Le esplorazioni di Dora non finiscono mai di stupire

11) Le gelatine a forma di pene

…perchè?

12) Il malvagio narvalo che impala degli animali adorabili

Il povero koala sembra un po’ fuori luogo

13) La salsiccia che spruzza

E vai coi doppi sensi

14) XXX-Men

Si commenta da sola…

15) Il possente razzo del punitore

Ognuno ha le sue armi…

16) L’asta di Winnie the Pooh

Avrà visto un barattolo di miele

17) Il campo di concentramento lego

Probabilmente piacerà ai bambini che hanno giocato con la bambola di Hitler

19) Il volto che sembra voler mangiare la tua anima

Non voglio sapere come riavere indietro le monete…

19) La creatura topo-bambino

Altro che furby!

20) Lo scimpanzè dallo sguardo assassino

Non fissatelo negli occhi

21) Sig. Bottoni

Vuole solo il vostro cuore… in senso letterale

22) Qualunque diavolo di cosa sia…

Pare che di chi ha scattato la foto non si sappia più nulla

23) Il bambino ewok zombie

Il peluche che vi aiuterà a dormire

24) Il dito inquisitore di E.T.

Guardate il lato positivo… almeno lo vedrete al buio

…e se non volete correre anche voi il rischio di acquistare il giocattolo sbagliato per vostro figlio vi converrà fare un salto su Amazon!

Se ti è piaciuto questo post seguici dalla nostra pagina facebook a questo link: Epì Paidèia – Giornale online di Arte e Cultura

Annunci

Auguri a Javier Zanetti, bandiera e capitano di un calcio d’altri tempi

Il Capitano ha 40 anni, ma la voglia e la freschezza dei 18. L’hai visto lì, a terra, dolorante, quel maledetto 28 Aprile 2013 e hai pensato: ecco, è finita, si ritira anche Zanetti. E invece no, lo vedi correre di nuovo, più veloce dei giovani, inseguendo un altro sogno, altre sgroppate, altre sconfitte, altre vittorie. Nessuno al mondo può oggi incarnare l’essenza del calcio come Javier Zanetti, capitano e gentiluomo, eroe dell’Inter come di tutti gli appassionati di questo meraviglioso sport. Non può farlo il quasi coetaneo Giggs, leggenda del Manchester United, travolto dagli scandali sessuali; non può farlo Del Piero, maestro del pallone indegnamente scaricato dalla squadra a cui aveva dato tutto; non può forse neanche Totti, per le troppe polemiche che ne hanno caratterizzato la carriera. Dal ritiro di Paolo Maldini Javier Zanetti resta l’ultima bandiera di un football romantico, corretto, leale, sportivo, di uomini che inseguono un pallone e non contratti, di ragazzi diventati uomini con la stessa voglia di giocare.
E pensare che Zanetti (845 presenze con l’Inter, 137 consecutive, 82 in Champions da capitano, 16 trofei nel club, tutti record) era arrivato al calcio quasi per caso, dopo essere stato scartato per la sua struttura fisica. Mentre lavorava col padre, muratore di Buenos Aires, il fratello Sergio lo aveva invitato a fare un provino nel Talleres, squadra in cui militava. “Vieni, te la metto io una buona parola” gli avrà detto, ma Javier niente, non ne vuole sapere di passare per raccomandato. Aspetterà il 1992, anno in cui il fratello si sarà trasferito, per passare brillantemente il provino e assicurarsi il primo contratto da professionista, potendo smettere di vendere il latte la mattina, prima degli allenamenti, per mantenere la famiglia. Di lì a poco fu notato dal Banfield, i cui dirigenti si autotassarono per portarlo nella Prima Divisione Argentina e, dopo tre anni, su consiglio di Angelillo, l’approdo all’Inter.
Era il primo anno di Massimo Moratti, e Zanetti arrivò come appendice sconosciuta del più quotato Rambert, tanto da profilarsi per lui un ipotesi di prestito. Una sola voce, quella di Diego Armando Maradona, sostenne che il vero colpo dell’Inter era quell’argentino uscito da una fotografia dell’800, coi capelli sempre a posto e una resistenza incredibile. Quasi vent’anni dopo, possiamo dire che la Mano de Dios aveva ragione. Fuoriclasse in campo, Gentiluomo fuori, bandiera itinerante del calcio, applaudito da tifosi e avversari, forse all’ultimo giro di boa ma con la stessa voglia di mettersi in gioco. E allora 40 volte auguri, Pupi!

Roberto Saglimbeni

Auguri a Mick Jagger, 70 anni oltre il limite del rock

Compie oggi gli anni Mick Jagger, storico front-man dei Rolling Stones, uno dei padri del rock and roll. O, per meglio dire, uno dei figli più ribelli e scanzonati, capace di tutto e del contrario di tutto e, ancora ogi, a 70 anni, vera e propria bestia da palcoscenico, irrefrenabile aizzatore di folle, espressione di un’energia che solo la vera musica sa fornire e che molti colleghi più giovani gli invidiano.

Sir Mick ha attraversato la seconda metà del secolo con la sua voce inconfondibile: più che la chitarra di Keith Richards, più che la commovente meteora di Brian Jones, i Rolling Stones sono sopratutto una creatura di Jagger, che piacciano o meno; sono più “sporchi, brutti e cattivi” dei Beatles, meno ricercati dei Pink Floyd, meno eccessivi dei The Doors, ma sopratutto un monumento itinerante della musica, noto in tutto il mondo. Forse lo spirito non è più quello di un tempo (LSD, marijuana, arresti etc.) ma la tempra è rimasta quella di un tempo: voglia di divertirsi, di far divertire, di suonare fino allo sfinimento canzoni che, con 50 anni sulle spalle, restano sempre tra le hit più gettonate da ogni generazione. Oliviero Toscani, noto fotografo, ha affermato che “mettendo a confronto Mick Jagger e Mario Monti, entrambi 70enni, non si può che concludere che la droga faccia bene!”.

Solo le rughe ci ricordano che il “principe delle linguacce” è diventato vecchio, per il resto il sorriso è quello di un bimbo che si avvicina per la prima volta al microfono. E Mick Jagger forse ha scoperto il segreto dell’eterna giovinezza: credere di esserlo!.

Roberto Saglimbeni