Il blogger dissidente Aleksej Navalny resta libero, ma rischia ancora cinque anni di carcere

Aleksej Navalny di ritorno a Mosca (Vasily Maximov, Afp)
Aleksej Navalny, il blogger russo dissidente e perseguitato dal regime, ha ottenuto un rinvio della pena dal tribunale di Kirov. Dopo essere tornato a Mosca, Navalny ha dichiarato che “il verdetto non è una vittoria, perché la condanna resta”; il politico russo, infatti, rischia ancora cinque anni di carcere a causa di un presunto furto di legname ai danni dello Stato. Qualora la pena dovesse essere confermata, la sua partecipazione alle elezioni presidenziali del 2018 salterebbe.
Avvocato e appartenente alla middle-class, Navalny è uno dei pochi che da anni sfida apertamente il regime di Vladimir Putin: dopo essersi costruito una certa fama sui social network grazie al suo blog, le sue critiche al governo gli sono costate l’oscuramento dalle televisioni. Nonostante ciò, l’anno scorso Navalny ha sfidato il protetto di Putin nella corsa alla poltrona di sindaco di Mosca, alzando un gran polverone e attirando l’attenzione dei media di tutto il mondo su di lui.
Nonostante la sconfitta alle elezioni moscovite, Navalny è rimasto alla testa del movimento “anti-Putin” imputando la propria disfatta ai brogli elettorali. Sin da quando la sua figura è emersa, nel 2009, il blogger ha dovuto fare i conti con i numerosi tentativi della giustizia russa (finora tutti senza successo) di farlo sparire. Navalny è stato definito dal The Wall Street Journal “l’uomo che Vladimir Putin teme di più”: pur essendo un moderato (lui stesso si definisce un “democratico nazionalista”) la sua figura giovane, pulita e nuova sta infatti insidiando il dominio assoluto del presidente russo.
Se vorrà davvero spodestare lo “zar di Russia”, Navalny dovrà riuscire a conquistare consenso presso tutte le fasce sociali: pur famoso su internet ed amato dalla classe media ed intellettuale delle grandi città, l’avvocato-blogger ha ancora tanto da lavorare per guadagnarsi la fiducia delle enormi masse contadine ed operaie della Russia continentale. Il carattere illiberale della democrazia russa, il profondo radicamento del potere di Putin e le persecuzioni giudiziarie non lo aiutano certo a raggiungere il suo obiettivo.
Che riesca o no a prendere il potere, Navalny ha già archiviato un successo: è riuscito a mettere in difficoltà il meccanismo ben oliato del “sistema Putin”, attirando l’attenzione delle istituzioni internazionali sulle tremende violazioni che in Russia si perpetrano ai danni della pluralità politica.
Giovanni Zagarella