Smiley: un film ‘fatto per il lulz’ – Recensione film

Ashley, ragazza timida  con alle spalle problemi di bipolarismo e una madre suicida, si trova a dover affrontare la prima settimana di college lontana da casa. Trascinata  in questo nuovo mondo dalla sua coinquilina Proxy, scoprirà subito tante “cose nuove”, cose che sconvolgeranno il suo già fragile universo e la porteranno a dubitare di tutto ciò che la circonda.
Tra le cose che scoprirà c’è anche una leggenda metropolitana sul serial killer virale (?) Smiley: se durante una sessione di video chat anonima, si scrive per tre volte una determinata frase (“L’ho fatto per il lulz” che, col senno di poi, sembra quasi una dichiarazione di intenti da parte del regista), dietro alle spalle del tuo anonimo interlocutore comparirà, quasi per magia, Smiley, che armato di coltello lo ucciderà senza pietà, proprio davanti ai tuoi occhi.
Se sulla carta il soggetto poteva prestarsi ad uno sviluppo quantomeno interessante (realtà/finzione, il web inteso come universo parallelo, regolamentato da leggi che non corrispondono a quelle della realtà fisica nella quale ci muoviamo quotidianamente) e chiari fin da subito sono gli intenti di proporre Smiley come una sorta di Scream aggiornato ai giorni d’oggi (dove i telefoni cellulari cedono il passo alle chatroulette), il risultato finale è imbarazzante.

Smiley è un prodotto pessimo sotto ogni punto di vista.
Senza entrare nei dettagli: una scrittura che fa acqua da tutte le parti, messa in scena amatoriale, attori dilettanti – l’unico professionista, compare per una manciata di pose, è Keith David (La cosa e Essi vivono, tra i tanti) che a vederlo buttato lì in mezzo quasi ci viene da piangere – infiniti monologhi tappabuchi e morali insindacabili ai limiti dell’offensivo (internet è un luogo terribile che pullula di giovani nichilisti, la rete come nuova reincarnazione del Male).
Purtroppo non è aria neanche per gli amanti più convinti del genere slasher: gli omicidi infatti, oltre ad essere davvero pochi, risultano inconsistenti, resi in maniera sbrigativa e senza fantasia.
Il passo dalle web series (Totally Sketch) al grande schermo è stato traumatico per il 24enne Michael J. Gallagher, traumatico soprattutto per noi.
Forse è tempo di tornare dietro i banchi i scuola.
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