Kim Leuenberger e le fotografie di oggetti in miniatura

Vi è un tipo di fotografia in cui la componente decorativa spicca sopra ogni altra cosa. Le fotografie della giovane Kim Leuenberger, sono quelle immagini che danno uno stretto senso di familiarità, foto da galleria che ci piacerebbe vedere anche nel soggiorno di casa nostra.
Le immagini di Leuenberger hanno il classico carattere amichevole e retrò.
Lei stessa racconta che ha iniziato la serie due anni fa grazie ad un regalo fattole dai suoi genitori, la riproduzione di un furgone blu. Dice che ama viaggiare e porta sempre una macchina giocattolo con sè. Ne ha di tutti i modelli e dimensioni, Minivan, Scarabeo, Mini Cooper, Vespa. La sua collezione è in aumento perché la famiglia e gli amici conoscono il suo progetto e vogliono aiutarla a conseguirlo.
Preferisce scattare raso terra con la sua Canon 5D, utilizzando diaframmi particolarmente aperti e aiutandosi con il live view della sua fotocamera. Spesso le persone che visionano i suoi lavori le suggeriscono nuove idee e nuove immagini e lei accetta di buon grado.
Come detto in precendenza, questo tipo di immagini hanno un forte carattere decorativo. Se già queste auto sono oggetto del desiderio di tanti per il loro senso retrò, i giocattoli e i modellini in generale (come i Lego) vengono spesso adoperati in fotografia e con questi vengono prodotti dei capolavori graziosi, che plasmano un nuovo concetto di estetica.
Non è soltanto una questione estetica, ma è un po’ il ritorno all’infanzia per tutti i nostalgici. Se si va un po’ in giro per le gallerie, si nota che questo genere sta spopolando molto tra le nuove generazioni di fotografi. È un genere fresco, naturale, poco impegnativo, ma che riesce ad unire gli amanti di clichè retrò e della fotografia.
Anche se il colore è un fattore che attira la nostra attenzione, il bianco e nero funziona lo stesso in modo fluente. La sua serie in bn ne è la prova.

Ecco alcuni scatti di Kim Leuenberger:

S. Alessandra Severino:Flickr

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Wikipedia, voci scritte da robot. Critiche dagli utenti

Si chiama Lsjbot ed é l’autore della milionesima voce di Wikipedia in Svedese: l’articolo (che potete trovare qui) riguarda una sottospecie di farfalla, la Erysichton Elaborata, ed é essenzialmente scarno, basilare e poco interessante. Fin qui nulla di rilevante, data l’enormità di voci più o meno inutili presenti sull’Enciclopedia più famosa online; ma proprio la pagina in questione ha scatenato e continua a scatenare in queste ore un intenso dibattito sulla rete: Lsjbot é infatti un utente a dir poco atipico. Un robot.

La notizia non passa forse tra i primi pensieri della vostra giornata, ma se vi dicessi che più del 40% delle voci sono elaborate in questo modo? Lsybot non è un prodigio della tecnologia, ma un modello standard, che si limita a cercare ed “unire” i dati provenienti dalla rete stessa. Stop all’apporto umano, stop alla ricerca, stop all’innovazione: Wikipedia si difende dicendo che gli articoli scritti dai bot rappresentano un buon punto di partenza per eventuali utenti umani che vogliano in seguito migliorarli. Ma se un giorno qualcuno si accorgesse che i robot sono più veloci, efficienti, meno litigiosi e sopratutto più produttivi degli umani, cosa succederebbe? Quale destino avrebbe quell’opera iniziata dall’uomo dei Lumi nel XVIII secolo, l’Encyclopedie?

La comunità umana di Wikipedia, da sempre molto attenta e gelosa della propria indipendenza, ha dunque duramente contestato una pratica letteralmente esplosa nell’ultimo periodo. I bot, “scrivendo” a ritmi incredibili, riescono infatti ad espandere in maniera esponenziale i rami linguistici più poveri (come lo svedese) dell’azienda di Jimbo Wales, aumentando le indicizzazioni e le visite. Ma, come fa notare un utente tedesco, il record della milionesima voce stabilito da Lsjbot é “estremamente triste; dove sono finite l’inventiva, la ricerca e l’umanità di Wikipedia?”.

Il progetto dell’Enciclopedia online prevede infatti i “bot” da molti anni, ma nessuno si aspettava potessero incidere a tal punto e, forse, qualche utente oltranzista obietterà, alla prossima raccolta fondi, di andare a chiedere i soldi a Lsjbot e ai suoi colleghi. E, nel caso in cui accadesse, l’autore di questo articolo non potrebbe che dargli ragione.

La nostra società “del clic” é troppo ben abituata a non procacciarsi non solo il necessario per vivere ma neanche le informazioni che, un tempo, erano tanto importanti da spingere uomini a rischiare la vita per accrescere la conoscenza globale. I robot che scrivono su Wikipedia, dunque, devono farci più che paura, devono risvegliare le coscienze e la voglia di cambiare il mondo, di scoprire, di conoscere, o a breve ci sarà una macchina che ci rimbocca le coperte, che ci fa i compiti, che ci lava, ci veste, pensa per noi. E a quel punto sarà troppo tardi per scoprirsi inutili.

Roberto Saglimbeni