La scienza conferma che videogiochi e violenza non sono affini

Sebbene da anni la critica mediatica starnazzi senza sosta a riguardo, mai nessuno è riuscito a provare scientificamente che i videogiochi suscitino e stimolino comportamenti violenti o pericolosi nei bambini.
Al contrario, uno studio condotto dall’Università di Glasgow conferma l’assoluta inesattezza delle suddette congetture.
L’esposizione ai videogiochi non provoca alcuna alterazione nel comportamento, nell’attenzione e nella sfera emozionale.
Di contro, guardare 3 ore di televisione ad un’età di 5 anni potrebbe condurre a un piccolo aumento di problemi comportamentali in soggetti dai 5 ai 7 anni.
Né la televisione né i videogiochi causano disturbi recettivi o caratteriali.
Nei risultati non è stata riscontrata nessuna differenza tra soggetti maschili e femminili.
Si tratta di uno tra i più vasti ed accurati studi mai intrapresi nel settore e lascia poco spazio ai detrattori che a mio parere non valutano l’aspetto migliore dell’intrattenimento videoludico, ovvero l’influsso benefico e stimolante che ha verso l’immaginazione di grandi e piccini.
Al di là di tutto, comunque, il buon senso dovrebbe guidare ogni mente umana nella scelta di ciò che è giusto e sbagliato per il singolo, senza esser schiavi di pregiudizi e dogmi di alcun tipo e senza deresponsabilizzarsi affibbiando la colpa delle proprie azioni a terzi (animati o inanimati che siano).
E, in fin dei conti, questo studio non racconta proprio nulla che non sapessimo già.
Annunci

Scienza e sesso: le 5 regole per non fare cilecca

La peste? La fine del mondo? Un’invasione aliena? No signori, l’incubo più terrificante per noi uomini è fare cilecca! Ecco perché nessuno scienziato, nessun dottore, nessun ricercatore meriterebbe riconoscimento più grande di Fabrizio Iacono, docente di ruolo presso l’università Federico Secondo di Napoli, che regala a noi maschietti un prezioso elenco, scientificamente provato, per non fallire tra le lenzuola.

1) VIETATO FUMARE: Il fumo, forse, contribuirà a darci un’aria più fantomatica e misteriosa nel pre-serata, ma può trasformarsi in un vero e proprio incubo durante il sesso. Il fumo, infatti, agisce sulla vasocostrizione periferica e può dare luogo a delle dèfaillance durante il rapporto.

2) NON ESSERE SEDENTARI: Una moderata attività fisica infatti, aiuta l’organismo ad incrementare la produzione di testosterone, l’ormone maschile che regola crescita e funzionalità degli organi riproduttivi. Attenzione però a non esagerare! L’attività pesante, se fatta poco prima del rapporto, può avere effetti… Spiacevoli.
3) NIENTE JEANS STRETTI: Soprattutto con l’arrivo del caldo è consigliabile indossare intimo e pantaloni larghi, per non inibire i necessari scambi termici a livello testicolare.
4) MANGIARE MERLUZZO: Ricco di arginina, sostanza che migliora le proprietà erettili dell’uomo poiché precursore dell’ossido di azoto, neurotrasmettitore dell’erezione.

blog.giallozafferano.it
5) SPAZIO AGLI INTEGRATORI: Stimolano la produzione di ormoni maschili e svolgono un’importante funzione antiossidante.

Francesco Bitto

Latte: perchè molti non lo digeriscono? Limiti di un alimento troppo spesso sopravvalutato

Cominciamo l’analisi di questo alimento da un dato inconfutabile: l’uomo è l’unico animale in grado di bere latte proveniente da altre specie, ed è in grado di farlo da circa 10000 anni (dalla nascita dell’ agricoltura). E 10000 anni, da un punto di vista evoluzionistico, sono un battito di ciglia, un periodo di tempo assolutamente insufficiente affinché il genoma, il patrimonio genetico di una specie, possa cambiare significativamente per adattarsi a un alimento completamente nuovo. Ed infatti il DNA umano si è adattato con molta pigrizia all’introduzione del latte che, assieme ai cereali, è oggi causa di moltissime forme di intolleranza.

Questo perché gli esseri umani nascono dotati di un enzima chiamato lattasi, che permette di scindere il lattosio del latte in zuccheri digeribili. Spesso però, dopo la prima infanzia, l’attività di questo enzima si riduce e molti adulti diventano intolleranti, ossia hanno problemi a digerire il latte.
La capacità di digerire il lattosio, e quindi di mantenere alta l’attività della lattasi, muta da popolazione in popolazione, in quanto scandinavi e nord europei sembrano essersi completamente adattati all’ingestione di latte anche in età avanzata. Sfortunatamente però, ad eccezione di queste razze, l’80% della popolazione mondiale non è in grado di scindere senza problemi gli zuccheri presenti nel latte e nei suoi derivati (eccetto lo yogurt, latticino altamente digeribile, fatto fermentare proprio allo scopo di rimuovere il lattosio).

Forse, dopo altri 20000 anni, tutti si saranno evoluti al fine di poter consumare senza problemi il latte, ma oggi non è così. I disturbi derivati dalla non corretta digestione del lattosio, possono comportare disturbi anche seri, come rigurgiti, dolore e fastidio diffuso all’addome e diarrea.
Francesco Bitto

Fonti: Barry Sears, The zone
Biochimica medica Salipandi Tettamanti

Falsi ricordi impiantati nel cervello dei topi: il MIT trasforma la fantascienza in realtà

Le fasi dell’esperimento (Evan Wondolowski/Collective Next)
Ricordate Inception, il pluripremiato film di Christopher Nolan in cui Leonardo Di Caprio prova ad impiantare un ricordo nella mente di un uomo d’affari? Fantascienza nella sua forma più raffinata: eppure oggi rischia di diventare realtà, grazie a degli studi condotti al MIT (Massachusetts Institute of Technology) dal dr. Susumu Tonegawa e dalla sua equipe. 
Gli scienziati hanno condotto un test su un gruppo di topi, mettendoli in un ambiente A e permettendogli di esplorarlo liberamente. Mentre i topi creavano un ricordo di quell’ambiente, gli studiosi hanno marcato i neuroni usati dagli animali nel processo di memorizzazione. Il secondo giorno i topi sono stati trasferiti in un ambiente B, totalmente diverso dal precedente, ed è stata loro somministrata una scossa elettrica. Tramite un segnale luminoso, la scossa elettrica (e il dolore ad esso connessa) è stata collegata ai neuroni precedentemente marcati, e dunque al ricordo dell’ambiente A. 
Successivamente i topi sono stati nuovamente spostati nell’ambiente A, e la reazione è stata sorprendente: gli animali erano letteralmente paralizzati dalla paura, nonostante non avessero mai vissuto esperienze traumatiche in quella zona. Gli scienziati sono convinti che il medesimo “innesto” possa essere riprodotto nella mente dell’uomo, dotata di un processo di memorizzazione molto simile a quello dei topi. Tuttavia, la natura ben più complessa dei ricordi umani fa pensare agli studiosi che sia ancora necessario molto tempo per arrivare ad un risultato del genere. 
Gli scienziati sono coscienti delle implicazioni etiche di questi esperimenti, e sanno dunque di dover agire con la massima cautela: queste nuove scoperte potrebbero rivelarsi molto pericolose, ma allo stesso tempo utili per comprendere meglio la memoria umana, e la formazione (spontanea) dei falsi ricordi nell’uomo. Lo studio potrebbe persino dare agli scienziati la possibilità di “espiantare” i falsi ricordi spiacevoli – come quelli relativi a presunte vite passate, a rapimenti alieni, o ad abusi subiti da bambini – dall’uomo e, più in generale, fornire nuove informazioni sulle modalità di funzionamento del nostro cervello.

Giovanni Zagarella

Il mito dell’inversione del tempo nell’immaginario e nell’arte

La tragedia del suicida è che, appena fatto il salto dalla finestra, tra il settimo e il sesto piano ci ripensa: “Oh, se potessi tornare indietro!” Niente. Mai successo. Splash. Invece [la videoscrittura] è indulgente, ti permette la resipiscenza, potrei ancora riavere il mio testo scomparso se decidessi in tempo e premessi il tasto di recupero. Che sollievo. Solo a sapere che, volendo, potrei ricordare, dimentico subito. […]
Fiat Lux, Big Bang, sette giorni, sette minuti, sette secondi, e ti nasce davanti agli occhi un universo in perenne liquefazione, dove non esistono neppure linee cosmologiche ben precise e vincoli temporali, altro che numerus Clausius, qui si va indietro anche nel tempo, i caratteri sorgono e riaffiorano con aria indolente, fan capolino dal nulla e docili vi ritornano, e quando richiami, connetti, cancelli, si dissolvono e riectoplasmano nel loro luogo naturale, è una sinfonia sottomarina di allacciamenti e fratture molli, una danza gelatinosa di comete autofaghe, come il luccio di Yellow Submarine, premi il polpastrello e l’irreparabile incomincia a scivolare all’indietro verso una parola vorace e scompare nelle sue fauci, essa succhia e swrrrlurp, buio, se non ti arresti si mangia da sola e s’ingrassa del suo nulla, buco nero del Cheshire.

Così scrive Umberto Eco nel Pendolo di Foucault, compiendo una riflessione sull’impatto che la videoscrittura (e in generale la possibilità di “annullare” un’operazione senza lasciar traccia su un qualsivoglia supporto, offerta dall’avvento dell’informatica e del computer) ha avuto sull’immaginario.
Ma la questione semiotica e tecnica non è che un pretesto per una disamina più completa e profonda e le implicazioni potremmo dire filosofiche che questo discorso tira in ballo sono molteplici e affascinanti.
Eco cita il secondo enunciato del Secondo Principio della Termodinamica (di Rudolf Clausius), che ha come corollario la distinzione tra trasformazioni reversibili e trasformazioni irreversibili, ovvero non tutto in natura può essere riportato alla fase precedente come in un documento Word (è l’esempio di Eco), ma spesso siamo di fronte a delle trasformazioni – meccaniche, termodinamiche, chimiche – che non possono essere in alcun modo ripetute all’inverso. Direttamente da questa affermazione deriva il principio dell’entropia, ovvero il principio dell’espansione casuale, disordinata e irreversibile del cosmo, dallo scioglimento dei ghiacciai alla decomposizione dei corpi organici, dall’eruzione di un vulcano all’espansione dell’universo.
È questo un principio al quale l’essere umano, nonostante nel corso della sua storia abbia tentato di ritardarne gli esiti con le deboli barriere dell’antropizzazione, non può sottrarsi, è il principio regolatore della natura delle cose.

A pensarci bene, l’entropia e la sua irreversibilità sono legate a doppio filo al concetto di tempo, in quanto successione cronologica di eventi. Sappiamo tutti che, per quello che la scienza conosce allo stato attuale, non esiste alcun modo di rallentare o invertire la progressione cronologica.

Eppure l’immaginario collettivo è stato spesso accarezzato da questa ipotesi, probabilmente anche in funzione esorcizzante nei confronti della morte e dell’ineluttabilità della fine di tutto.
Troviamo numerosi esempi sia nella letteratura (La macchina del tempo di H. G. Wells, le opere di Isaac Asimov) che nel cinema e nella televisione di fantascienza (Ritorno al futuro, L’uomo che visse nel futuro e il suo remake The Time Machine, Star Trek, etc..) di “viaggio nel tempo”, concetto che di per sé implicherebbe l’“inversione del tempo” e il suo scorrere a ritroso, pur senza coglierne le conseguenze sul piano fisico-quantistico, e cioè di reversibilità del fenomeno naturale.
In questa accezione (oltre a richiamare la storia individuale de Il curioso caso di Benjamin Button e la straordinaria apoteosi di 2001: Odissea nello spazio) rimandiamo a un film di pochi anni fa, Mr. Nobody, che concentra la sua riflessione su un possibile sovvertimento dell’entropia in sintropia e dell’espansione disordinata e casuale in un processo di reintegrazione dell’ordine naturale.

Abbiamo visto come il linguaggio digitale dei computer sfidi questa fondamentale regola, ma prima ancora dell’informatica è stata l’invenzione del cinema a produrre gli effetti più sconvolgenti a riguardo: la conformazione stessa del supporto cinematografico, la pellicola, si presta alla reversibilità e al “riavvolgimento” del tempo.

Sui nostri telecomandi è il tasto “rewind” (“riavvolgi”) a produrre l’effetto di inversione del procedere cronologico delle immagini, impossibile in natura, ma più che normale nella realtà fittizia dell’immagine su pellicola.
Come si può vedere, ancora una volta il cinema si rivela non solo per le sue caratteristiche di arte d’intrattenimento, ma per l’enorme portata teorica e filosofica della sua invenzione, ancora oggi suggestiva e attuale.
Giorgio Todesco

Corte Suprema USA: "No a brevetto DNA umano"

Sentenza storica della Corte Suprema, che oggi ha sancito la non brevettabilità del DNA umano o anche di singoli porzioni dello stesso. Il caso, pendente dal 2009, vedeva a giudizio la Myriad Genetics, titolare dei diritti sui test per l’identificazione del cancro al seno Oltreoceano, e una class action di pazienti e medici: in 18 pagine di sentenza il giudice Thomas ha sancito da un lato la brevettabilità dei geni sintetici (creati in laboratorio) e dall’altro la non sottoponibilità al “regime di invenzione” del materiale genetico rinvenibile in natura. La pronuncia della Corte, che ha il merito di non scontentare nessuno, liberalizza di fatto i test per il cancro e ne abbatte i costi, precedentemente quantificabili in circa 3000 $ ad esame, e dall’altro sancisce il legale via libera alla “corsa alla sperimentazione” delle case farmaceutiche, intenzionate a trovare (e brevettare) i geni più efficaci e produttivi nella cura alle malattie. 

Una sentenza storica, dunque, che ha come ulteriore conseguenza la parificazione del diritto statunitense in materia a quello europeo, ponendo fine alla vergognosa pratica che aveva portato, negli ultimi 30 anni, alla registrazione a brevetto di più di 40000 presunte “invenzioni” legate al genoma umano a fronte di un numero di geni non superiore a 25000; a tale proposito un altro giudice della Corte, Elena Kagan, aveva beccato l’Ufficio Brevetti accusandolo di avere “il grilletto facile”.
Roberto Saglimbeni