I modelli di famiglia nei fumetti statunitensi degli anni 90’

Yellow Kid
Il fumetto nasce negli Stati Uniti più di cento anni fa, introdotto come supplemento domenicale nei quotidiani americani. Oltre a fare la fortuna di questi, era stato pensato per raggiungere anche quelle classi, come gli immigrati, che avevano più difficoltà a leggere la lingua. Ovviamente, molta strada è stata fatta: progressivamente sono migliorati nei colori, nelle immagini e sono cambiati i contenuti psicologici. Da sempre una delle funzioni del fumetto è quella di essere uno specchio della società, dei suoi stereotipi e delle regole di condotta che la stessa società alimenta. Naturalmente mi riferisco al genere “comic”, cioè ai fumetti che trattano tematiche sociali (genere ben diverso dalla fantascienza e dall’avventura , in cui tendenzialmente si rappresenta la realtà. Con una sorta di excursus storico dei fumetti si può gettare uno sguardo sui vari modelli generazionali di società e di famiglia.
Little Orphan Annie
Protagonisti per eccellenza inizialmente sono i bambini. I fumetti esordivano proprio nel 1896 con Yellow Kid creato due anni prima da Richard Felton Outcault. Yellow Kid è un bambino calvo e dalle orecchie grandi, vestito con un camicione giallo, orfano che vive per le strade di un ghetto malfamato dove gli accadeva di tutto. Erano infatti quelli i tempi in cui i bambini “miserabili” potevano vivere indisturbati per le strade nella totale assenza di intervento delle istituzioni… oggi non sarebbe più realistico un fumetto del genere! Il 5 Agosto 1924 sul New York Daily News fa la sua comparsa Little Orphan Annie, storia di un orfanella di 10 anni circa presa in simpatia da un capitalista; fumetto che ebbe molto successo fino a diventare anche film, diretto nel 1981 dal regista John Huston. Il suo creatore, Harold Gray, descriveva bene la morale conservatrice di quegli anni in cui l’uomo ricco è buono, mentre il cattivo fa sempre parte di uno status sociale più basso.
La figura del bambino, però, non può essere divisa dal nucleo familiare e dalle sue dinamiche. I bambini sono stati spesso considerati in relazione all’atteggiamento dei genitori verso i figli. Ne è un esempio il fumetto del 1917 “The Gumps” (“Gli sciocchi”), in cui il vero nucleo familiare era rappresentato dalla “coppia genitoriale”, mentre il bambino, alla stregua del cane e del gatto, era trattato come “accessorio familiare”. Fino agli anni Ottanta possiamo ritrovare nei fumetti due modelli di famiglia: nel primo modello il focus assoluto è sulla coppia di adulti, più come moglie e marito che come padre e madre.
The Flinstones
Ritroviamo questo modello in una creazione che ha avuto molto successo anche in Italia: “The Flinstones” nato nel 1959 da Hanna e Barbera dapprima come cartone animato televisivo e successivamente come fumetto. I Flinstones costituiscono una visione perfetta della società e del modello americano fra gli anni Sessanta e Ottanta in cui gli adulti si dividevano i ruoli in modo netto: la donna si occupava della casa, del rapporto con i vicini, delle faccende e allevava anche un bambino. Di contro, l’uomo aveva una qualche professione e si preoccupava di arricchirsi e di adeguarsi al normale modello sociale, possedendo auto ed elettrodomestici  simboli del benessere.
Bibì e Bibò
Il secondo modello di famiglia mette al centro della storia agli altri componenti precedentemente assenti: i bambini. Se state immaginando bambini buoni ed educati… beh, state sbagliando. Parlo di bambini terribili, che combinano marachelle e sono l’angoscia di genitori e di chi li incontra sulla loro strada. I primi e più famosi sono nati nel 1898 dalla mente di Rudolph Dirks conosciuti in Italia grazie al “Corrierino dei Piccoli” con i nomi di Bibì e Bibò. I discoli erano i protagonisti di una famiglia atipica con un tutore lupo di mare che puniva i bimbi alla fine di ogni storia con le classiche sculacciate sul sedere. 
Mentre le teorie evolutive sull’infanzia sembrano non aver influenzato i fumetti, la psicoanalisi di certo sì. Un chiaro esempio sono i famosissimi Peanuts nati dal genio di Charles Schulz: protagonisti assoluti i bambini che portano nelle loro storie il riflesso delle norme della famiglia e dimostrano di aver introiettato già le nevrosi adulte. Un caso particolare è quello del fumetto di “Calvin e Hobbes” creato nel 1985 da Bill Watterson. Finalmente il bambino non è più considerato un accessorio familiare ma piuttosto diventa il centro della famiglia: un padre e una madre a volte troppo sarcastici rappresentano una finestra autobiografica sulla vita di Watterson. Calvin è un bambino di sei anni che vive le sue storie in conformità con la sua età, accompagnato dal suo amico immaginario di peluche, Hobbes. I genitori, che non hanno un nome poiché riconoscibili come “la mamma” e “il papà” di Calvin, rappresentano una normale famiglia americana; la mamma si occupa della casa e della disciplina e il padre vuole stare tranquillo dopo una giornata di lavoro. Questo fumetto ha avuto un enorme successo e comprende anche delle raccolte.
Calvin e Hobbes
Concludendo, è sempre stato dato ampio spazio alla famiglia e a tematiche sociali. E ai giorni nostri?
Chissà in questo nuovo secolo cosa ci riserveranno i fumettisti: quali modelli verranno rappresentati? Staremo a vedere… o meglio a leggere!
Irene Prandi