Ripulire l’aria dal CO2 e generare elettricità: adesso si può

Alcuni ricercatori hanno elaborato un procedimento economico che permette di catturare l’anidride carbonica emessa dalle centrali elettriche per poi immagazzinarla nel sotto-suolo. 
L’idea è di usare le riserve di anidride carbonica per alimentare delle centrali geo-termiche costruite sopra i siti di stoccaggio, che consentiranno di ricavare abbastanza denaro da rendere l’intera operazione proficua, oltre che ecologica.
Nelle centrali geotermiche tradizionali, l’acqua entra in contatto con le rocce incandescenti del sottosuolo e si trasforma in vapore che, risalendo ad alta velocità, viene usato per far ruotare delle turbine. Dopodiché l’acqua viene pompata nel sottosuolo e  il ciclo si ripete. 
Con la nuova tecnologia messa a punto dai ricercatori, l’acqua verrà rimpiazzata dall’ anidride carbonica (CO2). Questo approccio ha molti punti a proprio vantaggio. Infatti, eliminando il bisogno d’acqua, è possibile costruire le centrali geotermiche anche in zone aride. Inoltre le simulazioni mostrano che l’anidride carbonica, avendo una naturale tendenza molto forte nel risalire in superficie, è in grado di produrre il doppio dell’energia elettrica prodotta dal vapore. 
Grazie ai fattori appena elencati sarà possibile costruire delle centrali geotermiche anche in luoghi dove le rocce non sono abbastanza calde da garantire un flusso di vapore continuo. I lavori per la prima (piccola) centrale geotermica da 5 MW cominceranno nel 2014. Sarà situata nei pressi di alcuni pozzi petroliferi in Canada, dove il CO2 è già stato pompato nel sottosuolo per forzare la fuoriuscita del greggio. 
Considerando che l’anidride carbonica è uno dei principali agenti inquinanti responsabili del surriscaldamento globale, l’ipotesi di poterne ripulire l’aria sarebbe davvero un toccasana per il nostro pianeta. Intanto restiamo in attesa e speriamo in un mondo più green.
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Pokémon Origins: un salto nel passato prima di piombare nel futuro

Son poche le cose che possono realmente definire l’infanzia (e non solo) della generazione dei ventenni di oggi, cose che ad un primo, superficiale, impatto sembrerebbero altamente frivole ma che in realtà, per moltissimi ragazzi, son state scuole di vita, mezzi per imparare lezioni, per avere un primo contatto con ideali quali l’amicizia e il rispetto.

Possiamo citare, tra i prodotti che hanno avuto questo ruolo, un telefilm come Scrubs, una saga come quella di Harry Potter o un videogame (e molto altro) come Pokémon

Proprio di quest’ultimo parleremo oggi e di certo non a caso, mentre si aspetta a giorni, l’uscita ufficiale di Pokémon X e Y, in Giappone è uscito, dal 2 Ottobre, un anime di 4 episodi imperdibile per i fan della saga: Pokémon Origins

Ne è passato di tempo, eh?
Chi non ha mai visto l’anime con protagonista Ash Ketchum che va in onda dal 1997? Ammettiamo che, per quanto possa essere una meravigliosa parte della nostra infanzia, con gli anni ormai si è discostato parecchio dal concetto di story telling, diventando una sorta di pubblicità lunga una ventina di minuti dei nuovi prodotti del brand; il che andrebbe pure bene, è ottimo per conoscere i nuovi Pokémon, magari sentirli più vicini grazie al loro innesto in determinate, ma brevi, narrazioni ma ormai si è da tempo perso il concetto di trama, non c’è una crescita di alcun tipo di Ash, nonostante tutti pensassimo che sarebbe arrivata prima o poi… Per farla breve: si sentiva la necessità di un restyling
Pokémon Origins non è questo, mi dispiace. Si tratta di un anime suddiviso in 4 episodi che tributa i primi videogame di Pokémon: Pokémon Rosso e Blu. All’interno dell’anime troveremo infatti, il protagonista che tutti sognavano, Red e il suo rivale Green, ogni episodio tratta un tema specifico proveniente dal videogioco, probabilmente i più famosi della saga, come ad esempio il celeberrimo caso di Lavandonia, conosciuto ai più anche a causa della “sindrome di Lavandonia”, uno dei casi più delicati di tutta la storia dell’universo Pokémon. 

Red e Green con i loro Pokémon appena scelti
Rimarranno insoddisfatti coloro che pensavano si trattasse dell’inizio di una nuova saga ma, nonostante ciò, c’è ben poco di cui lamentarsi; andando oltre un primo disappunto, si può solamente gioire nel vedere Charmender contro Squirtle, come tutti abbiamo sognato di vederlo mentre giocavamo ai titoli di prima generazione, e ovviamente è immancabile l’elemento dell’amicizia, il legame indissolubile tra allenatore e Pokémon, ciò che davvero riesce a rendere imbattibile un allenatore, come tutti ben sappiamo da anni. Da sottolineare una stupenda colonna sonora che riprende, in chiave ovviamente diversa, le musiche del gioco originale. 
Locandina giapponese dello speciale

Questo speciale offre ben di più, difatti ci sarà anche una chicca (che probabilmente già tutti si saranno spoilerati, però la preservo) per l’ultimo episodio, che serve proprio a lanciare la grande innovazione della sesta generazione Pokémon, avrete già capito di che parlo, ma è meglio non andare oltre. 

L’anime si può trovare facilmente sottotitolato in inglese, in Italia sarà disponibile su Pokémon TV dal 15 Novembre, però a giorni probabilmente usciranno i sottotitoli italiani. Visione consigliata a tutti, soprattutto ai fan di vecchia data che compreranno anche l’ultimo titolo, l’importante è sapere cosa aspettarsi; c’è chi potrebbe lamentarsi dicendo che questo speciale sia solo una trovata pubblicitaria, ma credo sia giusto considerarlo un tributo al passato impreziosito dalle innovazioni del presente, come se fosse una sorta di continuum, dentro un universo spesso criticato ma, che riesce sempre, a strabiliare e a vendere in modo esorbitante. 
Spero che anche voi, durante la visione, vi sentirete di nuovo un po’ bambini, i sognatori non passano mai di moda.

Chi non si sentiva così, appena scelto il proprio starter?

Alex Ziro