La Corea del Nord non ruggisce più: che fine ha fatto la minaccia nucleare di Kim Jong-Un?

E la Corea del Nord? Dopo le settimane di altissima tensione che avevano visto contrapposti Kim Jong-Un ed il resto del mondo, adesso il piccolo Stato asiatico è scomparso dalle prime pagine dei giornali. L’allarme sembra essere rientrato, il regime tornato al suo posto e i missili disarmati. La sensazione, però, è quella di essersi persi qualcosa. 
Le minacce di “guerra finale” ad USA e Corea del Sud, con annesso conflitto termonucleare, sono svanite in una manciata di giorni. Un dietrofront rapido, avvenuto proprio quando la tensione era al culmine e tutto il mondo era ansioso di scoprire la prossima mossa coreana. I motivi di questa improvvisa ritirata sono molteplici e di varia natura: vediamo di ricapitolarli tutti. 
Fattori internazionali
Il Paese chiave delle relazioni internazionali coreane è da sempre uno solo: la Cina. La potenza cinese è sempre stata la principale alleata di Kim Jong-Un, a causa della vicinanza ideologica, geografica, economica e militare. L’atteggiamento spregiudicato dei coreani era in parte giustificabile dall’autorevole protezione garantita dal gigante cinese. Conscio di questa situazione, il segretario di Stato americano John Kerry si è recato in Cina a metà aprile, per negoziare la questione nordcoreana: Kerry ha offerto la riduzione del sistema antimissilistico statunitense presente nella regione asiatica, in cambio dell’abbandono del programma nucleare da parte della Corea del Nord. La Cina, che negli ultimi tempi si era dichiarata irritata dal comportamento coreano, ha ulteriormente assottigliato il suo supporto politico ed economico: gli scambi commerciali tra le due nazioni sono crollati, mettendo in ginocchio la già fragile economia nordcoreana. 
Gli Stati Uniti hanno inoltre interrotto il flusso di aiuti economici a Pyongyang, che facevano parte di una strategia (fallimentare) volta a conquistare la fiducia del regime. La Corea si è dunque ritrovata sola contro il mondo, senza la preziosissima protezione cinese. 

Fattori interni
Ci sono diverse dinamiche interne che potrebbero aver spinto la Corea ad esporsi così tanto, e molte di queste ruotano attorno al giovane leader del Paese. Kim Jong-Un è attorniato da molti gerarchi militari, che assieme detengono un potere appena inferiore a quello del dittatore. Questo manipolo potrebbe aver controllato o fortemente influenzato le azioni dell’inesperto Kim Jong-Un, di certo non dotato del carisma e della capacità di controllo sui sottoposti dell’amatissimo padre. Un’altra ipotesi è che sia stato lo stesso Kim ad aver agito di proposito in maniera imprudente, nel tentativo di guadagnarsi il rispetto dei sopracitati gerarchi, requisito essenziale per il mantenimento del potere.
Infine, non è da sottovalutare l’aspetto psicologico. Da alcuni mesi, molti sociologi si sono cimentati nello studio della personalità del leader, ricavandone un impressione unanime: Kim Jong-Un è un esibizionista. Non un pazzo, ma un uomo che ama stare al centro dell’attenzione sempre e comunque, disposto a qualsiasi cosa pur di avere i riflettori puntati su di lui. 
Il gioco di potere di Kim Jong Un e della classe dirigente coreana non poteva continuare all’infinito: vi avevamo già parlato della tremenda situazione economica del Paese asiatico (adesso aggravata dall’atteggiamento cinese) e dello scontento che serpeggiava tra i cittadini. Kim Jong-Un aveva dichiarato che il suo popolo avrebbe avuto “armi e burro”, riferendosi ad una presunta prosperità militare e commerciale. Inutile dire che questo binomio non è praticabile: la Corea occupa un territorio piccolo ed avaro di risorse naturali, e deve sostenere gli enormi costi di un esercito immenso (ci sono 40 soldati per ogni 1000 abitanti). La “guerra” con la Corea del Sud aveva persino causato la chiusura dell’impianto del Kaesong, uno dei pochi esperimenti economici riusciti del regime, che garantiva uno stipendio a circa 53mila dipendenti. Il braccio di ferro era sostenibile soltanto per un periodo limitato di tempo, e adesso quel tempo è finito: per Kim Jong-Un è tempo di tornare alla realtà, o prepararsi ad affrontare un popolo affamato e non più disposto a sopportare la sua eccentrica leadership.
Giovanni Zagarella

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