La semplicità spettacolare di Gravity – Recensione film

Gravity 

Nonostante alcuni momenti di difficoltà nella sceneggiatura, il film di Alfonso Cuaron è una meraviglia visiva. 

 “Un’esperienza fisica travolgente, una sfida per i sensi che coinvolge ogni tipo di terrore” 
(David Denby- New Yorker).

Arriva nelle nostre sale, Gravity, l’atteso ed esaltato film di Alfonso Cuarón, campione degli incassi al box office italiano, oltre che a quello americano. Uno spettacolo per gli occhi, visioni che creano un senso di profondità e leggerezza: pensiamo alle stupende immagini dello spazio, che il 3D è in grado di rendere ancora più reale, dell’universo misterioso, senza fine e del silenzio “assordante” che si riesce a percepire in sala. In poche parole si può riassumere la pellicola del regista messicano: l’astronauta veterano Matt Kowalski (George Clooney) e l’ingegnere medico Ryan Stone (Sandra Bullock), alla sua prima missione, durante una passeggiata all’esterno dello Shuttle per lavori di manutenzione sul telescopio Hubble, vengono colpiti da un’onda di detriti di un satellite russo esploso nello spazio.

I detriti distruggono la navetta spaziale e uccidono gli altri membri dell’equipaggio, lasciando i due da soli alla deriva nello spazio. Inizia da qui in poi un altro tipo di missione, quella per la sopravvivenza. 

Gravity, nato come thriller fantascientifico, che vede in “lotta” scienziati, fisici e Nasa per eventi non veritieri raccontati nel film (i capelli di Sandra Bullock non volano in orbita e i suoi pantaloncini fanno pensare che sia da tutt’altra parte), si trasforma in qualcosa di molto più grande e sublime: punta al centro delle nostre paure, sul principio di vita e di morte: l’isolamento, l’abbandono, l’indifferenza e il voler restare per un attimo in un luogo non terrestre, lontano da casa. 
Il film è definito da dialogo e musica, musica che prende il posto del rumore delle esplosioni, del suono che non esiste nello spazio, infatti, si creano dei movimenti musicali che prendono vita nella seconda parte del film, dove si riesce a intravedere una sorta di rinascita sottolineata proprio dalle musiche di Steven Price. Il gioco di ruolo tra i due protagonisti è fondamentale: amici in orbita, come nella vita, trovano il modo di superare questa tragedia soprattutto con l’ironia di lui e il cuore di lei, la scienza si dimentica e si considera il rapporto umano più forte di ogni altra cosa. L’ ottimismo di Clooney si contrappone alla paura e la stanchezza della Bullock, che riesce a riprendersi ed assumere il controllo di sé nelle battute finali del film, quasi come una conseguenza al suo pessimismo. Continua la ricerca di alternative, rinforzi per uscire dall’oblio, da un ambiente che si fa sempre più silenzioso, oscuro e meditabondo in una lotta contro se stessa.
Un film che più di gravità, parla di vita, o di una nuova vita che comincia: l’immagine sotto rappresenta proprio il momento artistico centrale di Gravity, l’anima del film. 

Una volta usciti dal cinema alzate gli occhi al cielo, e immaginate cosa ci sia dall’altra parte: qualcosa che scordiamo ogni giorno, ma che questo film è in grado di ricordare… (Voto 7/10).

Stefania Sammarro

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