Attivisti di Greenpeace arrestati e accusati di pirateria dal governo di Mosca

Dopo essere stati arrestati in acque internazionali dalle autorità russe, adesso gli attivisti di Greenpeace rischiano grosso: i trenta militanti sono stati accusati dal governo di Mosca di pirateria, reato per il quale sono previsti fino a 15 anni di carcere. Ma la comunità internazionale non ci sta, e protesta affinché l’equipaggio dell’ “Artic Sunrise” venga liberato.
Greenpeace si batte da tempo contro lo sfruttamento petrolifero dell’Artico: secondo gli esperti dell’organizzazione, l’ecosistema polare sarebbe troppo fragile per sopportare le invasive tecniche d’estrazione delle compagnie petrolifere. La campagna di protesta era già iniziata nei mesi scorsi con alcuni gesti eclatanti, fra i quali il blitz avvenuto durante il Gran Premio del Belgio di Formula Uno (sponsorizzato dalla Shell) in agosto.

L’ultimo atto di protesta di Greenpeace è stato il tentativo di “arrembaggio” ad una piattaforma petrolifera della Gazprom che, entro fine anno, dovrebbe iniziare la trivellazione nell’Artico. I trenta attivisti (fra questi anche un italiano, il napoletano Cristian D’Alessandro), a bordo della rompighiacci “Artic Sunrise”, sono stati arrestati da una squadra speciale prima che potessero condurre qualsiasi azione di disturbo. Adesso le autorità li stanno trasferendo al vicino porto di Murmansk per accertamenti, ed il rischio che corrono è quello di una lunga detenzione.
Attraverso il suo sito ufficiale, Greenpeace ha difeso i suoi attivisti e ha sottolineato le numerose violazioni del diritto internazionale perpetrate dai Russi. “Il reato di pirateria, per definizione, può essere applicato soltanto ad atti violenti – non a proteste pacifiche”, si apprende dal comunicato dell’organizzazione, che aggiunge anche che il blitz russo è avvenuto in acque internazionali e non ha alcuna base legale. Negli ultimi giorni il web e le organizzazioni no-profit si sono mobilitate in massa, dando vita ad oltre 50 petizioni per la liberazione degli attivisti. Anche gli uffici diplomatici di molti governi si sono mossi a tutela dei loro cittadini e dei diritti dell’equipaggio di Greenpeace: in Italia Ermete Realacci, Presidente della Commissione Ambiente della Camera, ha chiesto al Ministero degli Esteri di “mettere in campo tutti gli strumenti di protezione diplomatica per il cittadino italiano e per tutti i membri dell’equipaggio della Sunrise”. Tuttavia il governo russo non cede di un millimetro.
La piattaforma petrolifera della Gazprom potrebbe essere soltanto la prima di una lunga serie di installazioni petrolifere nell’Artico: la regione contiene i più grandi giacimenti vergini di idrocarburi rimasti sulla Terra, e lo scioglimento dei ghiacci li sta rendendo man mano sempre più accessibili. Già da diversi anni il Consiglio Artico, composto dai ministri degli Esteri delle più grandi potenze della Terra (fra queste anche l’Italia), studia la situazione e i potenziali vantaggi economici derivanti dallo scioglimento dei ghiacci polari. Il rischio concreto è che la possibilità di nuovi introiti economici metta in secondo piano l’aspetto ambientale, offuscando l’immane disastro che deriverebbe dallo scioglimento dei ghiacci artici.

Giovanni Zagarella