I mestieri del libro. Scrivere sui libri: un laboratorio di scrittura editoriale al Bookcity Milano

Si è svolto dalle ore 15.30 alle ore 17 di venerdì 22 novembre presso le Sale Panoramiche del Castello Sforzesco di Milano, all’interno della manifestazione Bookcity Milano 2013, l’incontro I mestieri del libro. Scrivere sui libri, laboratorio di scrittura editoriale: bandelle, comunicati stampa, schede

Sono intervenute Ginevra Bompiani, figlia del noto editore Valentino Bompiani e a sua volta nel 2002 fondatrice insieme a Roberta Einaudi (nipote di Giulio Einaudi) della casa editrice di Roma nottetempo, Emilia Lodigiani, fondatrice nel 1987 della casa editrice Iperborea specializzata nella narrativa nord-europea ed infine Martina Testa, attuale direttrice editoriale della casa editrice romana minimum fax. Moderatore degli interventi è stato Leonardo Merlini, giornalista di Telecom Media News. 
I temi trattati e discussi che sono stati al centro del dibattito pomeridiano sono stati la funzione dell’editore e il ruolo culturale, sociale e commerciale che lo stesso ricopre, nel suo statuto di <>, come è stato più volte definito, fra passione e prudenza, fra servizio e dedizione nonché l’interrogarsi su chi sia l’altro al quale di norma chi esercita questa professione deve rivolgersi per rispondere nel migliore dei modi possibili alle sue richieste e alle sue domande. Soprattutto bisogna chiedersi come la <>, quale è l’oggetto-libro, vada presa e gestita: <> che ci viene incontro, ha ricordato Merlini. Le biblioteche, prosegue sempre il giornalista, sono come <>.

Ma che cosa deve saper fare, concretamente, un editore? <<Deve saper leggere e scrivere>>, anticipa Ginevra Bompiani, deve esercitarsi nel <>. Allo stesso tempo, aggiunge l’editrice, deve sapere <<convincere, colpire l’immaginazione, tirare una freccia>>, citando un ricordo del padre che si premurava nella stesura dei risvolti di copertina di gettare <>.

Bisogna insomma provare a capire chi stia al di là del muro, come ha provato a fare la casa editrice Iperborea, e cercare di creare una breccia, nonostante l’esperienza professionale e personale di Martina Testa abbia messo in luce come oggi più che mai si tratti, nel caso della scrittura per i libri, di una <<scrittura di servizio>>, molto più simile ai meccanismi e agli espedienti pubblicitari volti a catturare l’attenzione di un pubblico sempre più inerte ed assopito, che non alla bellissima descrizione del primo romanzo di Andrea De Carlo, Treno di panna, scritta da Italo Calvino e letta dalla fondatrice di nottetempo, assolutamente non più spendibile in un panorama letterario attuale che mira sempre più all’omologazione, alla banalizzazione, alla semplificazione ed all’abbassamento dei contenuti.

Le voci registrate che recitavano  in sottofondo passi e stralci di libri facendoli risuonare nelle varie ali esterne del castello e i mille giochi di luci sulla facciate in un tramonto delicato che gettava le sue ultime luci sulle alte merlate hanno sicuramente donato quella magia e quello stupore che sempre e dovunque la parola, la letteratura ed i libri dovrebbero portare e che ciascuno dovrebbe imparare ad ascoltare.
Lucia Piemontesi