I cancri dell’Italia – La corruzione (parte 4)

Parte 3: La giustizia

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La società moderna si rivolge ai giovani attraverso potenti mezzi di influenza, primi fra tutti il web e la televisione. Attraverso questi mezzi sono ripetutamente rappresentate personalità che vantano il loro successo, vengono acclamate per la loro fama, sono invidiate per il loro guadagno. Sono queste le personalità che la società ci mostra come esempi da seguire? Il successo, si sa, è sempre stato per l’uomo un obiettivo, perché solo grazie all’evoluzione progressiva e alle aspirazioni sempre più avanzate possiamo vantare l’odierna civiltà sviluppata. Ammettendo dunque, che quella fama e quell’ostentato successo siano quantomeno leciti obbiettivi, è necessario capire come ci si è arrivati, attraverso quali mezzi, quali meriti. È appunto l’affannarsi collettivo alla ricerca del guadagno che fa sorgere modalità sporche, scorciatoie ignobili, favoritismi clientelari.

Tutti e tre questi metodi appena citati possono essere riassunti in una sola parola, ben conosciuta dagli italiani: la corruzione. Questo tipo di reato non è solamente dannoso per il corrotto e per il corruttore ma risulta fortemente penalizzante per tutto il sistema economico-sociale. Oltre al danno d’immagine per l’Italia, vi sono problemi molto più importanti: basti pensare che la Corte dei Conti, nel 2011, ha quantificato in 60 miliardi di euro l’anno i danni provocati direttamente dalla corruzione. La Banca Mondiale sostiene che esiste una relazione indirettamente proporzionale tra diffusione della corruzione e della crescita economica. Questa questione legittima la tesi di chi pensa che la crisi, di cui ogni giorno sentiamo gli effetti, non stia tanto nei problemi strettamente economico-finanziari, ma nella cultura della società moderna.

La classifica di Transparency International sulla corruzione

A testimonianza di ciò è necessario conoscere alcuni dati. Il primo fra tutti riguarda la classifica mondiale elaborata annualmente da Transparency International, che analizza ogni Stato in base al livello di corruzione percepita. L’Italia continua a scendere in questa classifica del disonore, e nel 2012 si è attestata al 72° posto. Fra i settori in cui viene percepita maggiormente c’è la politica, seguita dal settore privato e da ultima la pubblica amministrazione. L’arricchimento e il possesso del potere sono considerati dagli italiani come i principali segni di distinzione e di superiorità sociale, e ciò, fra i privati, porta ad un aumento degli illeciti legati alla corruzione, che non sono puniti dal codice penale italiano, e che dilagano soprattutto negli affari aziendali, in cui le tangenti si moltiplicano. La corruzione, nel nostro paese, è anche fonte di condanna per le imprese che si comportano onestamente, si stima infatti che le aziende di media dimensione sono capaci di perdere almeno il 25% del loro tasso di crescita, che sale al 40% per quelle più piccole.
Come reagisce la popolazione a questo fenomeno? Dai dati risulta che sfiducia e pessimismo sul controllo e sulla repressione efficace del fenomeno si riflettono sui casi effettivamente denunciati seguiti da una condanna, dopo il “picco” del 1995 (tre anni dopo “Tangentopoli”), che ha segnato 2.000 delitti, e delle oltre 3.000 persone denunciate si arriva alle 1.226 denunce del 2010. Proprio nel momento in cui si è smesso di parlare di corruzione, dopo la conclusione del processo di “Mani Pulite”, questo fenomeno è tornato nell’ombra, nell’abitudine malata del sistema italiano per cui molte persone non combattono più cancri come questo, credendoli invincibili o indistruttibili.
Pronta a puntare il dito contro la classe politica rappresentata mediaticamente come una banda di cleptomani, la società italiana si è dimenticata che essa non è altro che il vero specchio di coloro i quali l’hanno eletta in Parlamento, e non viceversa. Sicuramente risulterebbe inutile generalizzare il problema, invece probabili soluzioni vanno ricercate, oltre che nell’inasprimento delle pene, tanto per i corrotti quanto per i corruttori, nell’affrontare il problema culturale che sta al fondo di questo fenomeno ed è il vero germe della nascita della corruzione. Ognuno di noi deve agire in prima persona e quotidianamente rifiutare questo sistema di favoritismi e di tangenti che regna da tempi sconosciuti in Italia, ed è inoltre necessario disconoscere questa brama di potere e ossessione verso il successo che da sempre, ma soprattutto negli ultimi anni, ha portato solo a rappresentazioni distorte della realtà e a fenomeni criminali come la corruzione. Non si tratta di un opera di risanamento delle abitudini italiane, ma piuttosto di un’azione condotta personalmente al fine di delegittimare coloro i quali ancora accettano l’attuale sistema corrotto.

Parte 5: L’ambiente

Emanuele Pinna