L’America in Shutdown: le conseguenze sull’economia mondiale

Da ieri notte gli U.S.A. hanno chiuso i battenti. No, non è uno scherzo, ma solo la conseguenza del mancato accordo tra Repubblicani e Democratici, che ha portato alla mancata approvazione del bilancio provvisorio e all’automatico stop di tutti quei servizi federali ritenuti “non necessari”. Chiusi a tempo indeterminato parchi, musei, alcuni sportelli ministeriali; possibili riduzioni al personale civile e militare; in sintesi, più di 800 mila statali a stelle e strisce si ritrovano, da ieri notte, senza stipendio.

Lo shutdown, che non si verificava dai tempi di Clinton (1996), è, in situazioni normali, un impedimento di scarsa rilevanza, generalmente superato nel giro di tre/quattro giorni: nel caso specifico, però, la situazione sembra molto più grave e potrebbe portare a pesanti conseguenze sul piano globale. Com’è noto, infatti, il partito repubblicano si è fieramente opposto alla c.d. Obamacare, la riforma sanitaria voluta dai democratici, e il secco “no” della Camera (in cui “l’Elefante” gode della maggioranza) è dunque da leggere come feroce vendetta politica, benché consumata sulle spalle dei cittadini.

Dopo aver, invano, tentato di richiamare il Congresso alle sue responsabilità, Obama ha rivolto un duro attacco agli avversari sotto forma di messaggio alle truppe: “Voi e le vostre famiglie meritate di meglio rispetto alle disfunzioni del Congresso. L’effetto di questo shutdown può essere peggiore di quello della Seconda Guerra Mondiale, ci attendono giorni di incertezza”- ha affermato il Presidente.

Gli effetti di uno shutdown di breve periodo, all’incirca 2 settimane (data la situazione politica), corrispondono a una diminuzione netta di circa -0,3% del PIL U.S.A.; uno stop di circa un mese porterebbe invece a una perdita dell’1,4%, con ovvie ripercussioni catastrofiche sull’economia mondiale. Non mancheranno, è vero, i “servizi minimi per la persona e in difesa della proprietà” (carceri, scuole, ospedali), ma ad essere paralizzata è l’intera struttura sulla quale si regge la macchina federale, e con essa il motore stesso della prima potenza al mondo. Se a ciò aggiungiamo la crisi di uno dei più potenti alleati degli USA, ovvero l’Italia, costretta ad aumentare l’IVA per sfuggire al default, si capisce bene come i giorni che si preparano siano più duri di quelli già vissuti.

Roberto  Saglimbeni

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