Il Sudafrica del dopo-Mandela: un Paese in crisi e politicamente a rischio

Jacob Zuma

“Tata, come facciamo a dirti addio?” Queste e molte altre sono state le parole urlate ieri sera dalla grande folla radunatasi attorno alla casa di Nelson Mandela, dopo l’annuncio della sua morte. Uomini, donne e bambini hanno omaggiato a lungo il leader sudafricano cantando e vegliando, chiedendosi come faranno ad andare avanti senza di lui. La morte di Mandela lascia infatti un vuoto spaventoso nella politica del Paese: non solo leader, ma fondatore, eroe e Padre del Paese, semplicemente restando in vita Mandela permetteva al Sudafrica di mantenersi politicamente unito. E adesso? 
Adesso la situazione rischia di precipitare. L’African National Congress,  reso potente da Mandela e oggi diretto dal Presidente del Paese, Jacob Zuma, è in difficoltà. Nonostante quasi 20 anni di dominio sul Sudafrica, i politici dell’ANC non sono riusciti ad imprimere una svolta positiva alle condizioni di vita dei cittadini. Gli analisti esteri non vedono di buon occhio Zuma, reputato ormai da anni incapace di trovare una soluzione ai problemi cronici della Nazione Arcobaleno. 
Il ritratto che il Human Rights Watch fa del Paese è tutt’altro che lusinghiero: i diritti dei lavoratori non sono adeguatamente tutelati, così come quelli delle donne e degli omosessuali; la mortalità infantile è decuplicata dal 1997 al 2007, a causa della vastissima diffusione dell’AIDS; la corruzione è dilagante e investe tutti i settori della società, tanto da essere reputata dai sudafricani stessi uno dei problemi principali del Paese.
A questa complicata situazione socio-economica va aggiunta la presenza di un movimento in crescita che si oppone all’ANC, formato in prevalenza da neri e convinto che il partito di Mandela non abbia fatto abbastanza per permettere l’integrazione tra le varie etnie. Tale movimento denuncia il mancato miglioramento delle condizioni di vita dei neri sudafricani, accusando Madiba di “essersi seduto sugli allori” dopo la fine dell’apartheid, e di aver usato molti soldi pubblici per suoi fini personali. Un’accusa, quella di corruzione, lanciata oggi tra le righe persino dal New York Times, a firma di Zakes Mda. 
Anche in campo estero il Paese stenta ad imporsi, a causa del comportamento contraddittorio del Presidente Zuma. Il Sudafrica è stato spesso chiamato a mediare nelle controversie di altri Stati africani, come quella tra Morgan Tsvangirai e Robert Mugabe, in Zimbabwe; ma si è troppo spesso tirato indietro, negando così al Sudafrica quel ruolo di mediatore africano che tanto avrebbe giovato alla sua reputazione internazionale. 
È impossibile predire con certezza cosa accadrà adesso alla Nazione Arcobaleno. La morte di Mandela sottrae inevitabilmente prestigio all’African National Congress, che alle prossime elezioni potrebbe dover cedere il potere. D’altra parte il nuovo movimento nero, giovane e anti-Mandela potrebbe acquistare consenso presso le fasce poverissime della popolazione, che nell’ultimo ventennio non hanno conosciuto miglioramenti di sorta nella loro qualità della vita. Il Paese potrebbe dunque trovarsi davanti ad una svolta importantissima, impossibile dire se negativa o positiva: l’ANC si è dimostrato incapace ed inadatto a guidare il Paese, ma anche sui suoi avversari gravano ombre e dubbi non trascurabili. Non resta che aspettare, col destino del Sudafrica appeso ad un filo.
Giovanni Zagarella
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