La stravagante passione canora di Nerone

Sono in molti a non conoscere il lato canterino e lirico dell’imperatore romano a detta di molti più discusso e stravagante: Nerone. Il testo di riferimento è come sempre il caro vecchio Svetonio, inesauribile fonte di aneddoti divertenti e stranezze che è un piacere leggere. Ma andiamo alle origini del fenomeno: 
(Nerone) per migliorare la voce arrivò perfino a sopportare sul suo petto lastre di piombo, standosene supino, a liberarsi lo stomaco con purganti e vomitivi, a non mangiare frutta e cibi che potessero recargli danno, finché, allettato dai progressi, anche se la sua voce era sottile e rauca, gli venne l’ambizione di esibirsi sulla scena. Debuttò a Napoli e, quantunque un terremoto improvviso avesse diroccato il teatro, non smise di cantare se non dopo aver terminato il suo pezzo.”

Credete che questo sia assurdo? Le notizie pervenuteci sulla scalata al successo del giovane imperatore non finiscono qua:

In realtà non solo diede ordine di raggruppare in un solo anno quei concorsi che avevano luogo in date differenti, facendone perfino ripetere alcuni, ma, contrariamente alla consuetudine, ne organizzò uno di musica anche ad Olimpia. E per non essere disturbato o distratto da qualcosa nel bel mezzo di queste occupazioni, quando fu avvertito dal suo liberto Elio che gli affari di Roma esigevano la sua presenza, gli rispose in questi termini: «Sebbene tu sia dell’avviso ed esprima il desiderio che io mi affretti a tornare, tuttavia avresti dovuto consigliarmi ed esortarmi a ritornare degno di Nerone.» Quando cantava non era permesso uscire dal teatro, nemmeno per necessità. E così, stando a quanto si dice, alcune donne partorirono durante lo spettacolo, e molti, stanchi di ascoltare e di applaudire, sapendo che le porte erano sbarrate, saltarono furtivamente oltre il muro o si fecero portar fuori fingendosi morti.

Per fingersi morti pur di non ascoltare lo spettacolo possiamo immaginare la bravura del povero Nerone, che, sotto il punto di vista agonistico, credeva di essere come uno dei tanti contendenti di una gara canora:

D’altra parte è appena immaginabile con quanta ansia e con quanta emozione gareggiasse, quale gelosia provasse per gli avversari, quale timore mostrasse per i giudici. Si comportava nei confronti dei suoi avversari come se fossero stati in tutto e per tutto suoi pari, li spiava, tendeva loro agguati, segretamente li screditava, qualche volta li ricopriva di ingiurie se li incontrava, e, se erano molto bravi, cercava perfino di corromperli. Durante il concorso era così ossequiente al regolamento, che non osò mai sputare e nemmeno detergersi con il braccio il sudore della fronte. Per di più, poiché, nel corso di una scena tragica, si era affrettato a raccogliere il bastone che gli era sfuggito di mano, fu colto da paura e temette che quello sbaglio lo facesse escludere dal concorso, e si riprese soltanto quando un mimo lo assicurò che, tra l’entusiasmo e le acclamazioni del popolo, la cosa era passata inosservata. Era lui stesso che si proclamava vincitore; per questo, dappertutto, gareggiò, anche come banditore. E perché non restasse da nessuna parte il ricordo o la traccia dei vincitori dei giochi sacri, ordinò di abbattere, trascinare con un uncino e gettare nelle latrine tutte le loro statue e i loro ritratti.”

Sappiamo che Svetonio non fu una fonte affidabile e che si affidava ai pettegolezzi uditi qua e là: il suo metodo di indagine storica avrebbe fatto svenire Tucidide. Ma è innegabile che questi particolari, anche se gonfiati ed esasperati, facciano sorridere e ci delineino le personalità degli uomini più importanti esistiti a quel tempo. Per riportare tutte le curiosità su Nerone non basterebbero forse dieci articoli: in questo mi sono limitata a uno degli aspetti più divertenti del bizzarro imperatore. A voi consiglio vivamente di leggere tutte le Vite dei Cesari, un po’ per acculturarsi, un po’ per ridere.

Giulia Bitto

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