Si sgretola lo IOR: costretti a dimettersi due "Banchieri di Dio"

Mons. Scarano, ex membro di spicco dell’APSA, è stato arrestato il 28/06

Papa Francesco sarà pure umile, ma sullo IOR era stato preciso: “San Pietro non aveva una banca”. Detto fatto, la settimana scorsa ha nominato una commissione d’inchiesta con pieni poteri d’indagine sugli affari interni dello IOR nonché, in aggiunta, un suo uomo di fiducia, monsignor Ricca, alla seconda carica più importante dell’istituto stesso. Perchè c’é qualcosa di strano nelle banche vaticane, e a giudicare dagli avvenimenti degli ultimi giorni Bergoglio non sembra il solo ad essersene accorto. Un gioco di preti, spie, banchieri, di corruzione, riciclaggio e truffe sul quale le Procure di Roma e Salerno hanno deciso di vederci chiaro.

I fatti sono noti: il 28 Giugno monsignor Scarano, responsabile della contabilità analitica dell’APSA (l’ente che amministra il patrimonio immobiliare della Santa Sede) è stato arrestato insieme al broker Giovanni Carenzio e all’agente dei servizi segreti Giovanni Zito per aver cercato di importare 20 milioni di euro cash dalla Svizzera per conto della famiglia di armatori d’Amico. Ma Scarano, che già da un mese era stato rimosso dal suo ruolo, è sotto la lente degli inquirenti per molte altre operazioni poco chiare. Grossi prelievi in contanti, depositi bancari sospetti, probabile riciclaggio: “Monsignor 500”, come era soprannominato Scarano per la sua ben nota disponibilità di ingenti somme, sembra essere stato il mediatore di una sempre più evidente rete internazionale che, forte della segretezza dello IOR, avrebbe mosso liberamente capitali per finalità palesemente illecite, con l’aggravante di aver agito in piena consapevolezza e senza curarsi minimamente di prendere accorgimenti sufficienti a celare i misfatti. Segno che Scarano aveva le spalle ben coperte: e da chi, se non dallo IOR?

Si scopre infatti che il prete, con un passato da intermediatore finanziario (prima di prendere i voti nel 1985), era titolare di ben due conti alla Banca Vaticana: il primo a titolo personale e il secondo, ben più sospetto, genericamente intitolato “Donazioni”. Monitorando separatamente quest’ultimo conto le due procure sono giunte alle stesse conclusioni: troppo regolari i versamenti, sempre identici i benefattori; a ciò si aggiungono rilevanti intercettazioni tra Scarano e i suoi mediatori (“Mi servono 25/30 libri della Treccani”, questa l’espressione in codice) e la regolare corrispondenza tra lo stesso e due tra i più importanti esponenti dello IOR, Paolo Cipriani e Massimo Tulli, rispettivamente direttore e vicedirettore generale, costretti alle dimissioni questa mattina. Ma, ci scommettiamo, non saranno gli ultimi né i soli.

Sull’inchiesta IOR si stanno scatenando le più impensate ipotesi: quali affari si nascondono negli uffici dei “Banchieri di Dio”? Chi beneficiava dei trasferimenti di capitale? In quale misura possiamo ritenere la Santa Sede estranea alla vicenda? Che le dimissioni di Benedetto XVI siano state dettate da un possibile coinvolgimento nello scandalo?
Di certo, fino a nuovi aggiornamenti, possiamo solo concludere che si tratta dell’ennesimo caso di malaffare all’italiana, aggravato dalla “presunzione di santità” che grava su tutto ciò che orbita intorno alla sede di Pietro. Che il nuovo papa, a breve in visita a Lampedusa vicino ai suoi amati poveri, sappia porre un freno al dilagare della corruzione?

Roberto Saglimbeni