Renzi subito al lavoro: ecco i nomi della sua squadra

Matteo Renzi non perde tempo e a meno di 24 ore dal successo delle primarie presenta la sua squadra in una conferenza stampa nel quartier generale capitolino del Pd.
Alla riunione erano presenti anche Epifani e lo sfidante Gianni Cuperlo ma non Giuseppe Civati che commenta ironico: “Non ne sapevo niente, cominciamo bene”.
Cinque uomini e sette donne tutti under 40 in nome di un pronto “rinnovamento” con tanto di saluti alla vecchia classe dirigente che “ora deve andare a casa”.
Escluso e risparmiato il premier Letta,  perché “almeno per ora la fiducia al governo non è all’ordine del giorno” – spiega Renzi – ieri i cittadini hanno voluto dire che arrivato il momento di fare sul serio e noi dobbiamo cogliere questa occasione”.
Al nuovo segretario del Partito Democratico vanno i complimenti del presidente Giorgio Napolitano che ha detto “ Ora lo attende un impegno di grande responsabilità”.
Si è invece svolto stamattina il tradizionale incontro con l’uscente Epifani per il passaggio di consegne e la presa di possesso dell’ufficio.
Questi i nomi che compongono la nuova segreteria del Pd:
  • Luca Lotti (Responsabile dell’organizzazione)
  • Maria Elena Boschi  (Riforme)
  • Filippo Taddei (Economia)
  • Stefano Bonaccini (Enti locali)
  • Francesco Nicodemo (Comunicazione)
  • Davide Faraone (Welfare e Scuola)
  • Marianna Madia (Lavoro)
  • Federica Mogherini (Europa)
  • Deborah Serracchiani (Infrastrutture)
  • Chiara Braga (Ambiente)
  • Alessia Morani (Giustizia)
  • Pina Picierno (Legalità e Sud)
  • Lorenzo Guerini (Portavoce della Segreteria)
Antonio Saggese
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Matteo Renzi stravince le primarie: col 68% dei voti diventa il nuovo segretario del PD

Matteo Renzi è il nuovo segretario del Partito Democratico. Il sindaco di Firenze ha stravinto le primarie del PD, ottenendo il 68% dei voti a favore. Gianni Cuperlo, considerato lo sfidante principale di Renzi, ha deluso le attese assicurandosi soltanto il 18% dei voti; la “mina vagante” Pippo Civati si è fermato ad un modesto 14%. 
Lo stra-favorito Renzi ha praticamente dominato le votazioni, superando persino i più ottimistici sondaggi. L’enorme percentuale di voti ottenuti legittima ampiamente il candidato toscano, che da domani potrà mettere in pratica le proposte presentate durante la campagna elettorale delle scorse settimane. Fra queste, una delle più scottanti è la volontà di affidare al Parlamento il compito di redigere la nuova legge elettorale, tema sul quale si preannuncia uno scontro con l’esecutivo guidato da Enrico Letta. 
Renzi ha ottenuto le percentuali più consistenti nelle regioni del centro-nord: oltre alla Toscana, sua regione di provenienza, il Rottamatore ha conquistato le tradizionali “regioni rosse” ottenendo percentuali superiori al 70% in Emilia-Romagna, Umbria e Marche. Schiacciante la vittoria anche al centro-sud, seppur con percentuali leggermente inferiori. In tutto i votanti sono stati 3 milioni, una cifra molto alta che ha suscitato ottimismo tra i dirigenti del PD.

Tensioni nella capitale: disoccupati campani irrompono nella sede del Pd

Intorno alle 14 di questo pomeriggio una cinquantina di persone, tra disoccupati e cassaintegrati napoletani, sono entrate nel quartiere operativo del partito democratico al largo del Nazzareno, nel centro di Roma.
«L’obbiettivo era occupare la sede del Pd – hanno spiegato gli autori del gesto –  per far sentire la nostra voce. Questa situazione è inammissibile».

Alla base delle rivendicazioni dei manifestanti c’è la mancata risoluzione della vertenza che interessa circa 3mila persone, i cosiddetti disoccupati Bros (il progetto Bros prevedeva un sussidio di sostegno per quei soggetti che hanno difficoltà di reinserimento nel mondo del lavoro) che proprio nella giornata di oggi doveva essere discussa in un tavolo interistituzionale nella sede del Ministero del Lavoro.

Un incontro tra Comune, Provincia, Regione e ministero in cui si sarebbero pianificate delle strategie di reinserimento per i migliaia di ex corsisti Bros, che dal 2011, da quando è diventato presidente della regione Campania Stefano Caldoro. Poi il nulla di fatto del ministero e la rabbia dei disoccupati,circa ottocento, che in pullman hanno raggiunto Roma per urlare la propria disperazione.
La situazione, dopo qualche colluttazione tra i manifestanti e chi in quel momento occupava la sede del Pd è tornata alla normalità, ma il bilancio della giornata racconta di manifestanti feriti, tra cui anche molte donne, due agenti contusi e 46 finiti in commissariato per accertamenti.

Antonio Saggese

Renzi avverte il Pd: "non perda l’occasione di governare"

«O ora o mai più. Il Pd non si lasci scappare l’opportunità di governare». Matteo Renzi suona la carica, nel corso della trasmissione Piazza Pulita andata in onda ieri sera su La7, e avverte i suoi: «Se Grillo e Berlusconi vedono un governo instabile ci portano via di peso». Le primarie dell’otto dicembre sono alle porte e nel caso in cui Renzi dovesse spuntarla, già il giorno successivo, dopo che verranno resi noti i nomi che comporranno l’esecutivo, alla riunione dei gruppi parlamentari si discuterà il programma che dovrà seguire il governo Letta. «Io voglio che il Pd faccia le cose sul serio – ha dichiarato Renzi -. Se il partito non sfrutta questo momento, sarà spazzato via». Una nuova fiducia? La risposta alle questioni sollevate da Renzi non tarderà ad arrivare. L’undici dicembre infatti il Governo, con la maggioranza profondamente mutata con l’uscita del Pdl, dovrà nuovamente chiedere la fiducia alle due camere. Il “rottamatore” avverte il vice premier, Angelino Alfano: «Le cose da fare le decide il Pd che ha 660 deputati contro i trenta del nuovo centro-destra».

Niente scacco al Re. Renzi coglie l’occasione della diretta televisiva per rispondere alle allusioni di Alfano che nei giorni scorsi aveva dichiarato: «Se Renzi vuole la poltrona di Letta lo dica chiaramente». «Se vinco le primarie farò due passi indietro – ha risposto quindi il sindaco di Firenze – e andremo avanti con Letta fino al 2015». Sulla questione della legge elettorale invece non ci sono dubbi per i renziani: «La camera ha fallito, siamo di fronte all’ennesimo rinvio. Ora la decisione deve passare subito alla Camera. Non c’è tempo da perdere». Napoleonico Renzi, non manca di lanciare il suo slogan: «È di sinistra chi abbassa le tasse, non chi le aumenta». Ma la voce di Giuseppe Civitati, altro candidato alla segreteria del Partito Democratico, nella dichiarazione rilasciata a Rainews, graffia renziani e cuperliani. «La proposta di Cuperlo ha alle spalle ancora tutto il gruppo dirigente storico – osserva – mentre Renzi ha una proposta diversa, ma ha sbagliato: il suo è un carro pesantissimo, ormai. È ormai un lungo tir con davanti e dietro due staffette: franceschiniani e lettiani. Non è un Renzi libero come lo avete conosciuto. ma un Renzi appesantito». Non ci resta che aspettare l’otto dicembre per capire quale sarà la fine del governo delle larghe intese, tanto auspicato per risolvere la crisi quanto lacerato internamente da posizioni politiche inconciliabili.

Antonio Saggese

Alfano si smarca da Forza Italia: ‘Non aderiremo’. Pronto il nuovo gruppo

E alla fine Angelino fece il gran rifiuto. E non “per viltade”, come il Celestino V di dantesca memoria, ma per la voglia, finalmente manifesta, di liberarsi dell’ingombrante e decadente presenza di Silvio Berlusconi. Senza timore di essere smentiti dalla storia, possiamo di certo affermare che ques’oggi, con l’annunciata composizione di un nuovo gruppo di centrodestra, l’epopea del berlusconismo si è avviata verso la rapida conclusione di un declino lungo ormai 5 anni. Forza Italia, PDL, poi di nuovo Forza Italia, nomi vecchi e nuovi per esprimere lo stesso concetto, la fiducia cieca in un leader che presto non sarà più senatore. E, al di là delle frasi di facciata (“Siamo e saremo sempre amici di Berlusconi”), il “tradimento” di Alfano assume contorni ben più gravi di quello, ormai storico, di Gianfranco Fini. Il delfino infatti, stanco di attese e gaffe, ha deciso di lasciare la nave che affonda: intorno al Cavaliere, ora, solo un esercito di teatranti che annuiscono.

La giornata si preannunciava tesa: lo scontro tra falchi e colombe era ormai inevitabile. L’ultimo tentativo di mediazione è saltato verso le 6. I lealisti hanno accusato gli “alfaniani” di voler vendere, con l’attesa e il silenzio, la pelle di Berlusconi al governo in cambio della stabilità: due ore dopo la scelta di formare un gruppo diverso, denominato provvisoriamente “Nuovo Centrodestra”. Formigoni azzarda i numeri:”Siamo 37 alla Camera e 23 al Senato, non c’è stata scissione perché il partito non c’è più”. Di certo Alfano, che può contare su Schifani e Lupi, conta di ingrossare le sue fila nei prossimi giorni, magari dopo il Congresso Nazionale di domani. Perché, a sentire i rumors, sarebbero molti i dubbiosi sulle scelte politiche dettate dal gruppo “fittiano” che ha preso il sopravvento nel partito. Si registra intanto la dura reazione di Bossi, che condanna Alfano come “10 volte traditore!”. Il ministro dell’Interno contrattacca:”Noi sempre rispettosi verso Berlusconi, ma non ci stiamo a un ritorno a Forza Italia”. Se sia il primo passo per una riforma della destra o per la formazione di un nuovo, grande centro si saprà nei prossimi giorni, a partire dalle reazioni del PD lettino alla vicenda, che segna uno spartiacque nelle vicende del paese.

D’Alema contro Renzi: ‘Come Virna Lisi, con quella bocca…’

Renzi accostato a Virna Lisi

“Renzi è povero di contenuti, quello che dice è già ampiamente nel patrimonio del PD. Non mi sembra che al suo successo mediatico corrisponda una pari capacità politica”. Duro e tagliente come non mai, Massimo D’Alema si scaglia contro Matteo Renzi. Facendo propria l’ironia alla Crozza il capo “oscuro” del PD sceglie la via dello scontro e bacchetta il lanciatissimo sindaco di Firenze. “Mi ricorda Virna Lisi, con quella bocca può dire ciò che vuole” ha detto D’Alema, citando la nota star degli anni ’60. 

“Il PD andrà alle elezioni in una grande coalizione” ha continuato l’ex premier “e non è detto che non sorga una candidatura alternativa, come è stata la sua nei confronti di Bersani: la sua premiership non è affatto scontata”. Pronta la replica del sindaco di Firenze: “Ho mandato dei fiori a Virna Lisi per scusarmi, mi dispiace per D’Alema, ho apprezzato anche i suoi sms dopo Fiorentina-Juventus… l’unica persona in Italia che somiglia a D’Alema è… D’Alema!”.
La faida a colpi di facile ironia tra due tra i maggiori esponenti di quello che dovrebbe essere il maggior partito italiano continua a dire molto sul futuro del PD. Che sia un altro indizio di un’imminente scissione?


Roberto Saglimbeni

Maradona, polemica col fisco. Fassina: ‘Gesto dell’ombrello a Equitalia? Da miserabile’


La sfida tra Diego Armando Maradona e il fisco si arricchisce di una nuova puntata: nella sua tre giorni italiana (ha visto il suo Napoli perdere all’Olimpico di Roma) il Pibe de Oro, ospite a “Che tempo che fa”, ha colto l’occasione per attaccare Equitalia: “Mi hanno notificato una messa in mora per 39 milioni in hotel. Durante la mia carriera ho solo giocato a pallone per fare felice la gente, non ho mai firmato personalmente i contratti e non sono un evasore. Bisognerebbe pensare a risolvere i problemi degli italiani che soffrono“.
Ma ciò che ha scatenato la polemica é stato un eloquente gesto dell’ombrello rivolto dal campione alle autorità fiscali italiane. Un gesto forte, che esprime il peso di quasi 25 anni di quella che Maradona ritiene una vera e propria persecuzione: nel corso di questi anni lo Stato, nonostante non vi fosse una sentenza di condanna, ha cercato di recuperare il presunto credito arrivando a pignorare orecchini e orologi del Pibe. Di certo, nonostante i metodi di Equitalia, il gesto di un campione ancora oggi amato e rispettato come lui rischia di tradursi in un “invito a evadere” per le fasce più povere e più sensibili al fascino del mito, tanto che Fassina del PD ha condannato il comportamento di Diego definendolo “da miserabile“. Unica scappatoia, al momento, da una situazione complicata sembra essere la proposta degli sponsor del campione, disposti a pagare a riprova della sua immutata notorietà.

Roberto Saglimbeni