Lucca Comics & Games 2013: il grande evento è arrivato!

Se la passione per i fumetti, le animazioni, i videogames e chi più ne ha, fossero una religione non ci sono dubbi su cosa sarebbe La Mecca per tutti noi italiani: Lucca Comics & Game. L’evento, dove bisogna presenziare almeno una volta nella vita, sennò in paradiso niente loli miei cari, è arrivato alla sua attesissima apertura quest’oggi, e lascerà spalancate le sue porte fino al 3 Novembre. Ma cosa vuol dire “essere al Lucca”? Il paragone religioso è avventato ma fino ad un certo punto; questo è sicuramente un periodo di crescita del fenomeno “nerd” (trovate voi una parola migliore per sintetizzare tutto quanto), la Sicilia in questi ultimi anni può finalmente vantare un’ottima fiera come l’Etna Comics, il Romics romano è in netta crescita (forse anche troppo, visti i problemi causati dall’emittente Italia 2), ma niente di tutto questo può spodestare dal suo trono suo maestà Lucca. 
Da tutta Italia, con ogni mezzo possibile, sono arrivati o arriveranno persone a popolare una fiera simile ad una bolgia, potete benissimo immaginare da voi certi cosplayers farsi complimenti a vicenda ma pensando malignità di ogni tipo, i ragazzini che vivono i loro sogni sperando di trovare ciò che nella loro vita quotidiana è assente: i manga che più amano, gli youtubers che sognano ogni giorno e ragazze con vestiti succinti o, in alcuni casi, ragazze e basta. 

Giulio De Vita

Questo è solo uno dei tanti volti di questa fiera, i fortunati che stanno presenziando all’evento, avranno modo di trovare divertimento di ogni tipo: tantissime, per iniziare, le mostre aperte al pubblico: l’autore Yoshiyasu Tamura sarà un ospite d’onore del Japan Palace, presenza arricchita con una mostra in suo onore; di grande prestigio anche la mostra del Maestro del Fumetto, il belga Hermann Huppen; doveroso spazio, riservato nel Palazzo Ducale, per il grandissimo autore italiano Giulio De Vita

Tantissime altre mostre da scoprire per tutti gli appassionati, una tappa obbligata per chiunque sa quanto sia fine quest’arte. 
Altro ancora e anche di più! Il Lucca Comics può rappresentare un importantissimo trampolino di lancio per disegnatori emergenti, grazie ai suoi importantissimi contest: il Lucca Mangaka Contest metterà in palio niente di meno che una borsa di studio per la Scuola Internazionale di Comics (e tantissimi fumetti); il Manga Junior Contest è un concorso esclusivamente pensato per gli alunni delle scuole elementari e medie; infine il Project Contest, concorso nazionale per progetto a fumetti nato per valorizzare i nuovi autori italiani.
Non solo fumetti, verrà premiato anche il Miglior gioco di ruolo dell’anno e “Unpublished Game” dell’anno, ovvero il gioco non pubblicato il cui prototipo è stato inviato a Lucca: colui che verrà premiato vedrà il suo lavoro pubblicato in alta qualità. 
Tra tutti i premi merita sicuramente una menzione d’onore il Gran Guinigi: l’ambitissimo premio riservato ai migliori autori e i migliori fumetti pubblicati quest’anno in Italia. Più di questo che volete? Per ulteriori informazioni vi invito a guardare il sito ufficiale.

Poteva mancare Cristina D’Avena? Poteva?? No.

Ovviamente non si possono trascurare gli ospiti, per alcuni il motivo principale per venire a Lucca, ma da dove si potrebbe mai iniziare? Anche in questo caso consiglio di guardare il sito, la lista è davvero molto lunga! Proviamo a fare qualche nome: l’autore di successo Inio Asano, gli amatissimi e irriverenti Gem Boy, I doppiatori dello Hobbit, la meravigliosa Mika Kobayashi famosa per aver cantato nelle colonne sonore di anime come Shingeki no Kyojin e Aoi no Exorcist, il maestro David Lloyd, co-creatore di V per Vendetta (per dirne uno), l’eroe generazionale Leo Ortolani (se non conoscete Rat Man siete nessuno), la famosissima doppiatrice Emanuela Pacotto, e tantissimi altri… Forse anche troppi quando leggi la presenza di Immanuel Casto, di certo però non sarà noiosa la sua apparizione, tutt’altro. 

Cosa ci sarebbe ancora da dire? Tanto, tantissimo ma basta così! Godetevi il Lucca o sognatelo come il sottoscritto. In ogni caso buon divertimento a tutti quanti!
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Vetrate a colori dal Gotico al Contemporaneo

Sin dal medioevo l’utilizzo del vetro, in particolar modo colorato, era stato in grado di conferire alle architetture un certo senso di leggerezza. Le cattedrali gotiche, particolarmente note per le elaborate finestre vetrate, catturano al loro interno un gioco di luci che conferisce all’apparato architettonico un senso intenso di avvicinamento al divino. 

Metz Cathédrale, France – ©Paolo Picciati in www.wikipedia.org
Saint Chapelle, France – ©upelepi in www.panoramio.com
Il carattere mistico che, nel contesto medievale, assume il vetro colorato si trasmette ai giorni nostri allo stesso modo in cui, probabilmente, venne concepito in prima istanza.

Gethsemane Lutheran Church, Washington – www.olsokungingarchitects.com
Troviamo oggi grandi progetti interamente rivestiti in vetro, dove il desiderio non è più solo quello di far irrompere la luce e creare un clima di spiritualità, ma la volontà è anche quella di illuminare ambienti di lavoro, istituti di formazione, musei e altro, in modo stupefacente.

Sports and Leisure Center, France – www.thecoolist.com
Palais des Congres, Canada – ©Maurice Haddah in www.panoramio.com
Palais des Congres, Canada – ©Giorgia Xeanakis in www.panoramio.com
Quando il riflesso dell’ambiente circostante non basta a esprimere il senso del progetto, ecco come l’idea del progettista si esprime attraverso l’uso creativo dei vetri colorati, serigrafati, selettivi, elettro-cromici.

Giorgia Novancia Business School, France – ©Georges Fessy in www.alpolic-usa.com
Quando la tecnica dell’Architetto/Ingegnere, poi, si mischia con la fantasia di un Artista il risultato è, per citare un esempio, quello dell’Institute of Sound and Vision, un involucro vetrato dove ogni pannello rappresenta una fase della storia della televisione olandese, visibile solo da una ben precisa angolazione.

Institute of Sound and Vision, Netherlands – www.nytimes.com
Institute of Sound and Vision (facede detail), Netherlands – ©Michiel van Raaij in www.theartobject.blogspot.com
Esistono molti altri esempi di come, grazie alle sue proprietà intrinseche ma anche agli effetti delle lavorazioni secondarie, il vetro riesca a produrre effetti straordinari se sostenuto da un certo ingegno e una buona dose di capacità espressiva. A valorizzare ulteriormente la capacità di questo materiale contribuiscono, in diversi casi, anche l’accostamento a una particolare scelta, più o meno discutibile, di design o l’inserimento in un contesto, in cui l’aspetto del progetto cambia in relazione alle luci naturali/artificiali esterne/interne. Ecco che la struttura rivestita in vetro, senza bisogno di esser colorato, assume toni sempre nuovi al variare delle ore del giorno o anche solo del tipo di illuminazione artificiale, dando alla sua struttura immobile un certo senso di movimento.

Harpa Reykjavìk Concert Hall and Conference Center, Iceland – www.adesignideas.blogspot.it
Harpa Reykjavìk Concert Hall and Conference Center, Iceland – ©XanderBW in www.panoramio.com
Harpa Reykjavìk Concert Hall and Conference Center, Iceland – ©annag@visir.is in www.panoramio.com

Il museo dell’innocenza di Orhan Pamuk – Recensione Libro

Tutti gli avvenimenti e le coincidenze che cambiarono la mia vita  ebbero inizio un mese prima, e cioè il 26 aprile 1975, quando Sibel e io notammo una borsa della famosa marca Jenny Colon nella vetrina di un negozio

Sono queste le parole con le quali il premio Nobel Orhan Pamuk inizia a raccontarci nel suo libro intitolato “Il museo dell’innocenza”, l’avvincente quanto tormentata storia d’amore del giovane Kemal Basmaci, che si svolgerà a più riprese in una decina d’anni sullo sfondo di una Istanbul che cambia sia civilmente sia architettonicamente fra gli anni Sessanta e Settanta e che si prepara ad incontrare la modernità. Kemal entrerà nel negozio per esaudire il desiderio della sua fidanzata e promessa sposa Sibel, ma si presenterà a lui la giovanissima, bellissima e affascinante commessa Fusun, che si scoprirà poi essere anche cugina alla lontana dell’uomo.

I due cominciano a frequentarsi come amanti e la loro sarà una storia intrigante, torbida e misteriosa vissuta nella penombra e nell’oscurità delle stanze scelte come luoghi di incontro segreti per i loro appuntamenti amorosi. Dopo il fidanzamento ufficiale di Kemal alla presenza dei componenti di entrambe le famiglie dei promessi sposi, la ragazza decide di sparire senza lasciare traccia di sé.

Il giovane sprofonderà in un dolore lancinante per la perdita della donna amata, rinuncerà a Sibel, stravolgerà la sua vita e scombinerà i suoi progetti umani e lavorativi. Dopo otto anni, Kemal e Fusun si ritroveranno, ma anche in questa occasione la sorte giocherà loro alla fine uno scherzo tragico, che acuirà soltanto il dolore implacabile dell’uomo. Ma ciò che sconvolge il lettore e da una parte lo inquieta, riconoscendo di essere di fronte ad un uomo in preda alla sua stessa ossessione, è la decisione di Kemal di raccogliere tutti gli oggetti appartenuti alla donna misteriosamente dissoltasi per creare un museo dell’innocenza, da qui il titolo del romanzo, che possa renderle onore e impostare un vero e proprio percorso rammemorativo segnato da oggetti, articoli di giornale, fotografie, vestiti, gioielli e quant’altro.

Ecco come ci viene spiegata la sua psicosi: “L’unica cosa che rende questo dolore sopportabile è possedere un oggetto, retaggio di quell’attimo prezioso. gli oggetti che sopravvivono a quei momenti felici conservano i ricordi, i colori, l’odore e l’impressione di quegli attimi con maggiore fedeltà di quanto facciano le persone che ci procurano quella felicità.” L’avvenimento strabiliante risiede però nel fatto che questo museo dell’innocenza esiste davvero ed è stato inaugurato nel 2012 a Istanbul in Çukurcuma Caddesi, Dalgiç Çikmazi, 2, 34425, Beyoğlu, in quella che nel romanzo era indicata come la casa di Fusun. Con grande stupore del visitatore, ogni oggetto e brandello di memoria è esposta con cura e dovizia di particolari nelle varie teche seguendo una linearità cronologica e topografica nella mappatura del ritrovamento.

Nell’ultima sala si trova persino la ricostruzione della camera di Kemal, che Pamuk asserisce di aver davvero visitato e nella quale sostiene di aver ascoltato e preso nota della storia di quest’uomo, che a questo punto sembra essere esistito davvero. La sensazione di spaesamento e sperdimento è notevole: sto vivendo un sogno, l’autore mi sta prendendo in giro o davvero l’amore può raggiungere tali picchi di follia? Ai posteri l’ardua sentenza! 

Lucia Piemontesi

Uragano Sandy, un anno dopo: le foto in mostra al City Museum di New York


Esattamente un anno fa, l’ uragano Sandy si abbatteva furioso sulla città di New York, dopo aver attraversato sette Paesi del nord e sud America, provocando 286 morti e distruzione per miliardi di dollari.

A distanza di un anno, il City Museum di New York vuole dedicare un’ esposizione di immagini a quella che, almeno finora, è stata definita la tempesta del secolo.
La mostra, dal titolo “Rising Waters: Photographs of Sandy”, inaugurata martedì 29 ottobre e visitabile fino al 10 febbraio 2014, raccoglie oltre 200 immagini provenienti da fotografi professionisti e amatori che hanno avuto la possibilità di scattare spettacolari fotografie di quell’ evento, tanto catastrofico quanto eccezionale.

Molte delle immagini in mostra sono state riprese da smartphone e condivise istantaneamente. Tutto questo conduce a riflettere su quello che è il concetto di notizia flash e di immagine di impatto: vivere e condividere, in tempo reale, ciò a cui milioni di persone stanno assistendo nello stesso momento e dall’ altra parte del mondo.

Stupirsi della spettacolarità di un evento che, probabilmente, potrebbe non essere l’ unico di simili dimensioni del nostro secolo. La tecnologia, così, ci viene incontro con la stessa tempestività con cui questi disastri si ripetono periodicamente ovunque nel nostro pianeta.
Alcune di queste immagini mostrano la distruzione lasciata dall’ uragano dopo il suo passaggio.

© Lukas Jackson (Reuters/Contrasto)

Maratona Horror. Perché socializzare è mainstream – Piccola storia del Cinema dell’orrore

Per chi volesse utilizzare il ponte dei morti per una mega maratona horror/splatter ho preparato un piccolo vademecum che è anche una sorta di storia del genere. Perché uscire, travestirsi o addirittura rimorchiare quando puoi annotarti i titoli suggeriti in questo articolo e ricorrere al noleggio (o alle altre infinite vie del Signore) per procurarti la tua sana dose di sangue, mutilazioni, vampiri, serial killer e vergini bianche? Non riesco a trovare risposta, in effetti.

Il film horror ha seguito una sua evoluzione del genere. Nasce insieme al cinema stesso, con i primi cortometraggi di Meliès. Quello che la critica definisce il primo film horror è “Le manoir du diable”. Il film di orrore nasce come stupore, come elemento di sorpresa. L’esotico, il terrore. Si capirà come i primi film horror degli anni ’20 siano i meravigliosi “Dracula” di Bram Stocker, “Nosferatu il vampiro” di Murnau, “Il gabinetto del dottor Caligari” di Wiene e “Il Fantasma dell’ opera“. Dopo i tedeschi negli anni 30′ e 40′ arrivano le produzioni statunitensi con Frankestein, La mummia, l’Uomo invisibile, Freaks. L’horror era contraddistinto dalla fantascienza e da atmosfere tipicamente gotiche. La regia era molto elegante, fatta di ombre sui muri e neri marcati, movimenti di camera lenti. Negli anni ’50 la tecnologia si evolvette notevolmente, e questo segnò un profondo cambiamento. I mostri divennero più credibili e non furono più necessari gli escamotage fino ad allora utilizzati per inquadrarli e creare stupore nello spettatore; ma quello che cambiò fu soprattutto il modo di guardare allo sviluppo tecnologico, il timore e la paura per l’ignoto della scienza e dei suoi potenziali sviluppi e risvolti. Ricordiamo “L’invasione degli ultracorpi” di Siegel che introduce la figura dell’alieno e dello scienziato pazzo con l’esperimento del dottor K.
Negli anni ’70 l’attrazione per l’occulto aumenta e si spinge l’acceleratore su scene di nudo e di sesso, unendo l’erotico al macabro. Ma ci fu qualcosa di molto più violento nella vita reale che influenzò il cinema horror di quegli anni: la guerra del Vietnam. Sono gli anni di “Rosmary’s baby” di Polansky, “il Demone sotto la pelle” di Cronenberg, “Carrie” di De Palma e “Omen” di Donner. Un oggetto aveva trasformato la visione della violenza: la televisione. L’aveva resa cruda, dirompente, priva di miticizzazione, in una parola: reale. L’horror divenne sanguinolento, truce, fatto di effetti speciali e con un gusto splatter tutto nuovo.
Questa tendenza dell’horror splatter e trash andò accentuandosi negli anni ’90, per nostra gioia e diletto, sempre muovendosi nei proliferi sottoboschi dei B-movies come “Splatters – Gli Schizzacervelli” di Peter Jackson e il raffinato “Il silenzio degli Innocenti” di Demme. Vera rivoluzione del genere fu compiuta da The Cube di Vincenzo Natali. Nel film del regista canadese si vede un horror psicologico, profondo, che tocca diversi temi sociali, si fonda sulle fobie della nuova società e indaga l’inconscio. Si tratta di una svolta epocale. In questo periodo troviamo anche Dracula di Bram Stoker ripreso da Francis Ford Coppola, dal gusto certamente più romantico, The blair Witch Project e Il sesto senso. Il paranormale ha preso piede, così come l’horror docu-film grazie alla sete crescente di “vero” e alla gara tra telecronaca e cinema. Negli anni duemila anche il cinema orientale dice la sua con immensa forza con il capostipite Kurosawa e il  J-horror, più ben noto perché si inserisce nel genere gore come il più recente Takashi Miike (Audition).
Nel frattempo dall’altra parte dell’oceano Romero compie la sua scalata dal regno dei non morti. Non è solo horror: è satira sociale. Aspra, dura. Gi zombie siamo noi, l’infezione è la massificazione. L’horror è forte e profondo, affonda a piene mani in una critica del consumismo e della massificazione, della spersonalizzazione del nostro mondo riconducendosi a quel modo iniziale di fare cinema dell’orrore, con la critica, l’ammirazione e la paura verso la scienza e il desiderio di onnipotenza dell’uomo che finisce per esserne soffocato.

Ultimamente il cinema horror langue, riverso nella sua spettacolarità nel 3D e nei budget milionari, quando il suo habitat naturale è sempre stato quello dei B-movie e di piccoli budget (con le sue eccezioni). Cosa ci sarà di affascinante nell’horror 3D? Nessuno sventramento tridimensionale potrà mai superare il momento in cui ci si affaccia nel recinto per inquadrare quel che resta della bellissima Cleopatra di Freaks e ci ritroviamo tutti a trattenere il fiato, morbosamente curiosi..

Argonautiche: Il dardo di Eros fa innamorare Medea

La complessa vicenda delle Argonautiche del poeta alessandrino Apollonio Rodio vede come protagonista femminile Medea, donna già comparsa nell’omonima tragedia di Euripide (vedi Psicologia femminile nella Medea). L’innamoramento di Medea avviene per i soliti capricci divini: Era e Atena convincono Afrodite a inviare suo figlio Eros sulla terra per fare innamorare la donna dell’eroe Giasone, affinché ella lo aiuti ad ottenere il vello d’oro. 

Ma la descrizione di Apollonio non si limita alla semplice esposizione dei fatti: riprendendo il modello di Saffo (vedi Fenomenologia d’amore in Saffo) egli delinea in modo nuovo e particolareggiato lo sconvolgimento interiore della donna, che, colpita dal dardo del dio, è arsa da un fuoco interiore e paralizzata. Come la fiamma di un tizzone, alimentato da una vecchia filatrice, brucia e fa brillare la casa, così Medea ha il cuore avvampato, gli occhi che brillano, le guance rosse. Le nefaste conseguenze di questo amore si svilupperanno nei capitoli successivi, per condurre al tragico epilogo che tutti conosciamo. 

Ciò che ci appare del tutto nuova e gradevole è anche la caratterizzazione di Eros, bambino petulante e viziato, che compie la missione posta da Afrodite con “sguardo ammiccante“, e, divertito, gongolando di gioia scappa dalla sala. A questa allegria si contrappone la sofferenza/amore di Medea, vittima dei capricci divini, che “consuma il suo animo nel dolore dolcissimo“. Eros dolce-amaro diceva Saffo: mai ossimoro fu più azzeccato.

Intanto giunse Eros per l’aria chiara, invisibile, violento, come si scaglia sulle giovani vacche l’assillo che i mandriani usano chiamare tafano. Rapidamente nel vestibolo, accanto allo stipite, tese il suo arco e prese una freccia intatta, apportatrice di pene. Poi, senza farsi vedere, varcò la soglia con passo veloce e ammiccando, e facendosi piccolo scivolò ai piedi di Giasone; adattò la cocca in mezzo alla corda, tese l’arco con ambo le braccia, e scagliò il dardo contro Medea: un muto stupore le prese l’anima. Lui corse fuori, ridendo, dall’altissima sala, ma la freccia ardeva profonda nel cuore della fanciulla come una fiamma; e lei sempre gettava il lampo degli occhi in fronte al figlio di Esone, e il cuore, pur saggio, le usciva per l’affanno dal petto; non ricordava nient’altro e consumava il suo animo nel dolore dolcissimo. Come una filatrice, che vive lavorando la lana, getta fuscelli sopra il tizzone ardente, e nella notte brilla la luce sotto il suo tetto – si è alzata prestissimo – la fiamma si leva immensa dal piccolo legno, e riduce in cenere tutti i fuscelli; così a questo modo terribile Eros, insinuatosi dentro il cuore, ardeva in segreto; e, smarrita la mente, le morbide guance diventavano pallide e rosse.

Giulia Bitto

CD Projekt Red annuncia: niente DRM per The Witcher 3

Buone notizie per i pc gamer di tutto il mondo.
Marcin Iwinski, capo sviluppatore di CD Projekt Red, ha recentemente annunciato sul blog ufficiale del team che The Witcher 3 non avrà alcun tipo di DRM sin dal giorno dell’uscita.
Per chi non lo sapesse, i DRM sono delle protezioni anti-pirateria e anti-usato che le aziende del settore videoludico utilizzano molto spesso e senza riguardo, soprattutto di recente.
Iwinski ha poi aggiunto che tutte le versioni del gioco (GOG, Steam o retail) saranno soggette alla suddetta politica, rimarcando l’assoluta libertà e sovranità dell’utente nei confronti dei propri acquisti che al giorno d’oggi non è più scontata come in precedenza.
Con questo annuncio i CD Projekt lanciano un chiaro messaggio ai publisher di tutto il mondo, oggi più che mai tristemente avvezzi ad imporre inutili e fastidiose limitazioni, season pass e online check che infastidiscono e incattiviscono sempre di più la notoriamente bistrattata community pc.
Detto ciò non resta che attendere con impazienza l’uscita del promettente The Witcher 3, prevista per il 2014 e non ancora ufficializzata.