Arte, bellezza e armonia nei corpi danzanti della fotografa Lois Greenfield

Ho trascorso gli ultimi 25 anni della mia carriera fotografica ricercando nei movimenti del corpo tutto il potenziale espressivo. La mia ispirazione è sempre stata, grazie alla capacità della fotografia, quella di poter fermare il tempo e rivelare ciò che l’ occhio nudo non può vedere. Il mio interesse verso la fotografia non è quello di catturare in un fotogramma ciò che vedo, ma di esplorare le potenzialità di movimenti che posso solo immaginare.

Nata a New York City nel 1949, quando ha iniziato a scattare, verso la fine degli anni ’60, il suo sogno era quello di essere una fotoreporter per il National Geographic. Dopo la laurea presso la Brandeis University, nel 1970, ha iniziato a lavorare per raggiungere il suo obiettivo, collaborando come freelance per alcuni giornali culturali di Boston e fotografando qualunque cosa, dalle carceri di massima sicurezza ai concerti rock. Non avendo mai studiato fotografia, ha cercato di imparare tutto ciò che le fosse necessario, incontrando ostacoli e opportunità durante i suoi incarichi. Uno degli ostacoli consisteva nel dover cogliere gli imprevedibili movimenti dei danzatori, durante i concerti di danza a cui era stata assegnata.
Quando ritorna a New York, padroneggia perfettamente le tecniche di scatto con cui catturare movenze e luci. I movimenti dei corpi nelle sue fotografie si fondono e confondono lo spettatore. 

L’ oggetto delle fotografie potrebbe sembrare il movimento ma, ciò che la Greenfield trasferisce nei suoi scatti, è il Tempo, tradotto dai corpi dei danzatori, conferendogli sostanza, materialità e spazio. Una frazione di secondo diventa un’eternità, un momento effimero ma solido come una scultura. I danzatori sono liberati dai vincoli della coreografia e diventano strumenti creativi per la sua visione artistica, riuscendo a creare istanti improvvisati e spesso non ripetibili. 
Il rapporto dinamico tra il taglio quadrato dell’ immagine e il suo soggetto creano un’affascinante alchimia che intensifica l’energia dello scatto e lo sfondo bianco contribuisce a creare l’illusione di gravità all’interno di essi. Il risultato diventa un documento fotografico davvero unico, assegnando alle immagini mistero ed evocando il surreale per quella frazione di secondo che il nostro occhio e la nostra mente non sono capaci di percepire.

Cinzia Catanzaro