CyanogenMod aggiunge i messaggi criptati


CyanogenMod, una delle migliori ROM Android alternative, ha integrato l’applicazione “TextSecure” all’interno dell’ultima versione. Per chi non lo sapesse TextSecure è un app per Android in grado di criptare i messaggi (SMS) ed evitare che occhi indiscreti possano rintracciarli.
TextSecure è inoltre Open Source, quindi chiunque voglia verificarne la sicurezza, e ne abbia le capacità, può farlo. La maggior parte delle app di questo tipo, per funzionare, richiedono che entrambi gli interlocutori siano online durante lo scambio dei messaggi. Il motivo per cui TextSecure è stata integrata all’interno della CyanogenMod è che, a differenza delle altre, permette di inviare messaggi anche se uno degli interlocutori è offline.
Android è un sistema operativo estremamente versatile ma la sua “apertura” lo rende vulnerabile alle intrusioni. CyanogenMod rende l’uso di Android più sicuro rimpiazzando le rom di google, dei produttori di smartphone oppure dei gestori telefonici con la propria. Oltre alla sicurezza, la ROM CyanogenMod è anche più fluida rispetto alla maggior parte delle ROM pre-installate nei dispositivi, gli aggiornamenti alle nuove versioni di Android vengono sviluppati e rilasciati molto prima rispetto alle case madri, oltretutto ha molte funzioni non disponibili sulle normali versioni di Android ed infine elimina tutte le inutili app pre-installate
Da oggi in poi, quindi, avremo un “arma” in più a disposizione per provare a combattere l’ NSA.

USA, gettate la maschera! Barack Obama non può più difendere lo spionaggio orwelliano dell’NSA – L’ANALISI

Gli americani spiavano il cellulare di Angela Merkel: è questa la scioccante notizia riportata stamattina dai principali mezzi di informazione del mondo. Berlino ha il fortissimo sospetto (alcuni parlano addirittura di certezza) che l’NSA tenesse sotto controllo il telefono del cancelliere tedesco, registrando ogni sua conversazione: dalle chiamate di interesse nazionale a quelle private, dai giudizi sui leader alle discussioni sull’UE.
Gli USA, che a causa dello shutdown e del parziale insuccesso dell’Obamacare stanno vivendo un periodo nero, hanno cercato di dribblare le richieste di spiegazioni dei tedeschi. “Non spiamo e non spieremo mai Angela Merkel”: la frase non utilizza il passato, lasciando intendere che i dubbi di Berlino siano fondati. La difesa americana traballa, il bluff è ormai smascherato.
Le pesanti accuse tedesche rischiano di far crollare l’edificio di scusanti costruito dal presidente Obama a seguito dello scoppio del Datagate: la Casa Bianca si è sempre giustificata affermando che Prism, l’elaborato sistema d’intercettazioni gestito dall’NSA, servisse a sventare attacchi terroristici in tutto il mondo. “Abbiamo protetto anche il suolo tedesco”, aveva detto Barack Obama ad un’infastidita Merkel in giugno, pochi giorni dopo le scottanti rivelazioni di Snowden. Le scuse, adesso, non reggono più.
D’altro canto sarebbe ingenuo credere che gli Stati Uniti siano stati soli in questa “corsa allo spionaggio”: il gioco americano è stato certamente emulato dalle grandi potenze europee (Italia inclusa), il cui stupore post-datagate sembra quantomeno fuori luogo. Importanti, in questo senso, sono le dichiarazioni dell’ex capo del controspionaggio francese Bernard Squarcini, che ieri ha dichiarato che “i servizi sono ben consapevoli del fatto che tutti i paesi, anche se collaborano in materia di antiterrorismo, monitorano gli alleati”. Tuttavia il monitoraggio di cui parla Squarcini riguarda i piani industriali, il commercio e l’economia; di certo non la vita privata dei leader alleati.
La vera notizia sta tutta qui. Lo spionaggio americano non conosceva (e forse non conosce ancora) linee rosse invalicabili: i servizi segreti hanno raccolto informazioni di qualsiasi tipo, e hanno poi cercato di sfruttarle a fini politici e diplomatici. Non c’era nessun bene comune da proteggere, nessuno standard di sicurezza da perseguire: l’America ha agito senza alcuno scrupolo, sfruttando i dati sensibili a proprio vantaggio. Gettando al contempo alle ortiche i trattati internazionali e ogni forma di rispetto per i propri alleati.
Ancora più incredibile pare la disattenzione e la svogliatezza dei media americani nel trattare la questione Datagate. In questi giorni di caos e scandali i principali quotidiani stanno dedicando all’argomento piccoli spazi, preferendo concentrarsi sulle vicende casalinghe. Forse nel tentativo di proteggere la pace interna, gli americani si dimenticano ancora una volta di non essere soli al mondo, e di dover fare i conti con la furia dell’intera comunità internazionale.
Il prestigio dell’America obamiana si è ormai definitivamente sfaldato. La credibilità strategica è perduta, e negli alleati europei cresce una voglia di “vendetta” che certo non gioverà ai rapporti futuri. Ma il problema riguarda anche l’assetto interno, con i cittadini americani sul piede di guerra ed un numero sempre maggiore di “whistleblowers”, ovvero ex dipendenti dell’NSA che hanno deciso di rivelare le atrocità commesse dalla propria azienda.
Se Bruxelles vuole ottenere risultati concreti, il torto di Angela Merkel deve diventare il torto di tutti i leader dell’UE: la protesta del Vecchio Continente deve essere coesa e non ammettere rinvii. L’Europa stessa ha il dovere di fare chiarezza sui suoi metodi di spionaggio, e non cascare in nuove ipocrisie di sorta. Se l’assurda opera di raccolta indiscriminata di informazioni continuerà, la credibilità della classe politica mondiale scenderà ancora, provocando un’ulteriore e gravissima scollatura del popolo dalla classe dirigente. Le (disastrose) conseguenze sono facilmente immaginabili.
Giovanni Zagarella

Milioni di americani vittime di intercettazioni telefoniche: l’NSA sotto accusa, scoppia lo scandalo

Lucas Jackson, Reuters/Contrasto
“La National Security Agency sta raccogliendo le registrazioni telefoniche di milioni di clienti di Verizon, uno dei più grandi provider telefonici americani, in seguito ad un’ordinanza top secret della Corte emessa in aprile”. Questa la notizia bomba lanciata dal quotidiano inglese The Guardian stamattina, che ha scatenato un’ondata di discussioni e di polemiche. Polemiche cresciute dopo le dichiarazioni di un alto funzionario della Casa Bianca, che ha ammesso la veridicità della notizia e difeso i metodi della NSA, definendoli essenziali per fermare la “minaccia terroristica”.
Il Guardian afferma che ad essere registrati non sono i contenuti delle conversazioni telefoniche, ma gli orari delle chiamate, la loro durata, i numeri in entrata e in uscita e i dati sulla localizzazione geografica. Le intercettazioni sono state raccolte “indiscriminatamente ed in massa”, interessando milioni di persone non sospettate di alcun reato. È la prima volta che viene dimostrato che l’amministrazione Obama usa questo tipo di misure, le stesse utilizzate da George Bush durante il suo mandato. 
Lo “spionaggio di massa” è reso possibile dal Patriot Act, provvedimento preso da Bush all’indomani dell’attentato alle Torri Gemelle, che rinforza i poteri delle agenzie dei servizi segreti (tra cui l’NSA), permettendogli di richiedere dati sensibili a provider internet e telefonici senza bisogno di un mandato. L’ordine della Corte che ha permesso all’NSA la raccolta dei dati telefonici è basato proprio sul Patriot Act.
L’allarme sulla sicurezza della privacy dei cittadini americani era stato lanciato tempo fa da due senatori democratici, Ron Wyden e Mark Udall, le cui lettere di “avvertimento” al popolo sono state oggi riproposte dal New York Times. Le allusioni dei due sembrano ora acquistare senso, ed il sospetto è che lo scoop di oggi abbia rivelato una minima parte di un sistema ben più ampio; in questo senso è preoccupante come la sentenza scoperta dal Guardian sia un rinnovo di routine di un ordine emesso dalla stessa Corte nel 2006. 
La NSA non è nuova a questo genere di scandali: le controversie riguardanti il braccio “informatico” dell’intelligence americana non si contano più, e le sue attività sono state da sempre circondate da un alone di mistero. Nata assieme alla CIA, l’NSA ha sempre cercato di mantenere basso il clamore mediatico attorno a lei (fu ironicamente soprannominata No Such Agency, “l’agenzia che non esiste”), ma negli ultimi anni il dibattito pubblico riguardante i suoi metodi e le loro implicazioni etiche è cresciuto parecchio. Le tecniche crittografiche utilizzate dall’NSA sono state per lungo tempo classificate dal governo come munizioni controllabili, al pari delle armi convenzionali; l’agenzia è anche ritenuta una delle principali responsabili del funzionamento della rete ECHELON, un “sistema mondiale d’intercettazione delle comunicazioni pubbliche e private” (Wikipedia). 
Non sappiamo che strascichi lascerà questo scandalo, né se la Casa Bianca cambierà il suo modo di “combattere il terrorismo”. Quel che è certo è che quello della privacy è destinato a restare uno dei temi più scottanti dei prossimi anni, specialmente in America; non è il primo né sarà l’ultimo scandalo di questo tipo negli USA, un Paese che ha sempre preferito anteporre i “diritti” dello Stato a quelli dei cittadini, specie nei momenti di crisi, veri o presunti che siano.
Giovanni Zagarella