I monumenti fantasma dell’ex Jugoslavia, "Spomenik" ll progetto fotografico di Jan Kempenaers

Durante il comunismo, l’ex presidente jugoslavo Josip Broz Tito, fece erigere numerosi monumenti dal sapore futurista per dare risalto all’epopea partigiana della seconda guerra mondiale e rinforzare così il mito della “fratellanza e dell’unità” che riuscì a mantenere in piedi la Jugoslavia per quasi cinquant’anni.
Questi monumenti vennero costruiti dove avevano avuto luogo i combattimenti e dove prima sorgevano i campi di concentramento; dopo la disgregazione della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, quelle mastodontiche e inquietanti strutture furono abbandonate a se stesse, ed ancora oggi sono lì imponenti, testimoni decadenti di un passato ormai scomparso.
Ecco le venticinque fotografie dei monumenti fantasma, le foto sono state realizzate da Jan Kempenaers per il suo progetto intitolato “Spomenik“.

Consuelo Renzetti

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La battaglia che cambiò la seconda guerra mondiale: Pearl Harbor – Recensione libro

L’aggettivo “proditorio”, da sempre associato all’attacco giapponese del 7 dicembre 1941 alla flotta statunitense del Pacifico ancorata a Pearl Harbor, basta da solo ad avvertire che la storia dell’apocalittica sconfitta americana è ancora pregna di emozioni e sentimenti e che finora non è stata possibile una universale scrittura obiettiva dell’evento. Un passo deciso in tal senso viene fatto da Roberto Iacopini, giornalista Rai, nel libro “La battaglia che cambiò la seconda guerra mondiale: Pearl Harbor”, appena uscito per Newton Compton. Un resoconto incalzante e avvincente dell’operazione bellica, cui l’autore arriva dopo una illuminante disamina dei sommovimenti geopolitici che sconvolsero l’Asia negli anni Trenta del secolo scorso.

Iacopini illustra con scioltezza narrativa, senza appesantire il lettore con pedanti resoconti, come nacque e come si affermò il “militarismo” nipponico, formula usata acriticamente nei testi di storia e qui resa viva e comprensibile. Senza mai indulgere in revisionismi, Iacopini ci porta a capire come l’attacco fosse non solo prevedibile, ma inevitabile, vista la piega che gli stessi americani avevano dato al negoziato con i rappresentanti del Sol Levante nelle settimane precedenti. Adeguato spazio viene impegnato per illustrare la tesi – mai provata – che vedeva nel presidente Roosevelt il regista occulto dell’azione giapponese, che spinse in guerra gli Stati Uniti, rovesciando il sentimento popolare e ribaltando le sorti di una guerra che in Europa e in Nord Africa vedeva le forze dell’Asse su posizioni di vantaggio. Iacopini, da autentico appassionato di storia bellica e in particolare di aviazione, arriva ad illustrare nei dettagli i mezzi impegnati nel micidiale attacco aereo, a partire dal prodigioso caccia “Zero” a lungo dominatore dei cieli d’Oriente. Per nulla trascurato il profilo psicologico dei personaggi, che ci porta a considerare con imparzialità l’operare dell’ammiraglio Yamamoto, stratega finissimo e riluttante, che per primo intuì come l’esito del conflitto fosse già segnato dall’inizio. 
Particolarmente interessante la digressione sull’ “etica bushido” che permeava i combattenti giapponesi, innestando nei loro cuori un coraggio e un’abnegazione che divennero successivamente leggendari. Dalle pagine emergono altre figure di protagonisti, spesso sorprendenti e spesso trascurate dalla storiografia che pure ebbero un ruolo determinante nella tragedia. Ma l’autentico messaggio del lavoro del giornalista, seppur non scritto, riguarda l’assurdità della carneficina consumatasi a partire dal 7 dicembre a Pearl Harbor e conclusasi praticamente il 10 agosto di 4 anni dopo a Nagasaki. 
Francesco Bitto

Roger Waters ringrazia un veterano: ha ritrovato la tomba del padre

Anche per i più grandi protagonisti dello show business arriva un momento in cui fare i conti con se stessi e coi propri fantasmi, e Roger Waters non ha fatto eccezione. Il bassista e polistrumentista dei Pink Floyd, infatti, è riuscito finalmente a realizzare l’obbiettivo che l’aveva tormentato per larga parte della sua vita e della sua carriera: ritrovare la tomba di suo padre, morto durante la battaglia di Anzio, su suolo italiano, nel gennaio 1944.   
La scoperta del luogo di sepoltura del tenente Eric Waters, padre di Roger, che all’epoca del decesso del genitore aveva solo 5 mesi, è stata possibile grazie al paziente lavoro di Harry Schindler, ex membro dell’Intelligence britannica che da più di 30 anni si occupa di individuare le tombe dei caduti della Seconda Guerra Mondiale e che è riuscito a risalire alla preziosa scoperta con un lavoro incrociato sulle mappe. Schindler, cui Waters ha dedicato una poesia, ha così dichiarato:”Sono commosso, ha scritto parole stupende e credo sia davvero contento. Faccio questo lavoro con piacere, ritengo serva a far sì che nessuno dimentichi gli orrori accaduti sui quei campi di battaglia”.
Lo scorso 28 luglio, come i fan ricorderanno, Waters, in concerto a Roma, aveva colto l’occasione per recarsi al cimitero di Cassino, nella speranza che il padre fosse lì sepolto:”Questo viaggio rappresenta il mio passato e il mio futuro”, aveva detto ai giornalisti. Ora, dopo la scoperta, sembra che il musicista abbia programmato un nuovo viaggio in Italia, questa volta a colpo sicuro, per il prossimo 18 febbraio.
Qui di seguito la canzone When the Tigers broke free, dal celeberrimo The Wall, dedicata da Waters alla memoria del padre:

Guerra e fotografia: gli scatti più suggestivi dei conflitti moderni

Un soldato repubblicano viene colpito durante la guerra civile spagnola

Niente come la guerra amplifica e rivela le caratteristiche dell’animo umano. Così, se da un lato il campo di battaglia offre l’opportunità di compiere grandi atti di coraggio e eroismo, dall’altro è spesso il teatro di atrocità e nefandezze. Nel bene e nel male la guerra è un concentrato di umanità, una terrificante pulsione che attraversa tutta la storia, un filo conduttore che unisce lo spazio e il tempo dell’uomo, e niente come la fotografia, con la sua schietta puntualità narrativa, sottostante al caso e all’aleatorietà che accompagnano quest’arte, è in grado di descrivere gli eventi bellici.

Strumento di propaganda, utilizzato ora per spronare la popolazione ora per scioccarla, la fotografia non si è solo limitata a raccontare la storia, ma è arrivata spesso a determinarla. È il caso della famosissima foto della bandiera americana alzata a Iwo Jima, che causò nella popolazione americana il risveglio del sentimento patriottico, o della famosissima foto del soldato repubblicano caduto nella guerra civile spagnola contro il nazismo, che contribuì successivamente a coagulare le forze del mondo libero contro il nazi-fascismo:

Un soldato dell’armata rossa erge la bandiera dell’URSS sul Reichstag a seguito della definitiva vittoria della battaglia di Berlino

Un gruppeto di soldati americani erge la bandiera a Iwo Jima. Questa foto ebbe un fortissimo
effetto sull’opinione pubblica, che si riversò in massa a comperare le obbligazioni di guerra

Gli effetti del Napalm sulla popolazione civile in Vietnam

L’assedio di Sarajevo. La guerra in Serbia scrive una delle pagine più nere dell’epoca moderna
Durante la guerra del Golfo, Saddam incendia i pozzi petroliferi del Kuwait causando
un disastro ecologico senza precedenti

Francesco Bitto

‘Si alza il vento’: l’ultima fatica di Hayao Miyazaki accolta tra le polemiche


Il 20 luglio è uscito in Giappone Kaze tachinu (Si alza il vento), film di animazione firmato dal regista Hayao Miyazaki, cinque anni dopo Ponyo sulla scogliera. Il film concorrerà al leone d’oro al festival del cinema di Venezia, che comincia il 28 agosto.
“Si alza il vento” parlerà della storia di Jiro Horikoshi, l’ingegnere che progettò il caccia giapponese Mitsubishi A6M Zero, un aereo leggendario (forse il miglior caccia della seconda guerra mondiale), temutissimo dall’aviazione degli Stati uniti d’America. Inoltre lo Zero contribuì in modo decisivo all’ingresso degli Stati Uniti in guerra, visto che fu usato dai piloti giapponesi nell’attacco a sorpresa a Pearl Harbor il 7 dicembre del 1941.

Subito si sono scatenate forti polemiche, in quanto Miyazaki, pacifista convinto, ha realizzato un film che sembra mitizzare un costruttore di armi. Il cineasta giapponese ha risposto: “Era sbagliato andare in guerra. Ma è inutile incolpare Jiro per questo”.

Francesco Bitto