Servizi Sociali, è caccia a… Berlusconi

Silvio Berlusconi ha tempo fino a Ottobre per decidere tra i domiciliari e i servizi sociali, ma nel caso in cui optasse per la seconda non gli mancherebbero di certo le alternative. Sono infatti tantissime le offerte che stanno giungendo in queste ore con ogni mezzo (e addirittura all’avvocato Ghedini) per assicurarsi le prestazioni dell’ex premier nell’anno di condanna non coperto da indulto. Ultimo in ordine di tempo Mario Capanna, ex leader del movimento ’68, che ha invitato il Cavaliere a lavorare alla Fondazione Diritti Genetici: “Tra condannati (per reati durante le lotte studentesche, ndr) ci intendiamo, e sarebbe meglio che passare un anno chiuso in una delle sue stupende ville. Non è una boutade, la mia è un’offerta seria.”

Ma Capanna non è l’unico ad aver fatto la “folle” offerta: non si contano infatti i vescovi e i prelati che spingono per avere Berlusconi: da Don Mazzi ai più polemici parroci di provincia, che propongono “un bel programmino di servizi sociali, per far vedere come vive una famiglia che non arriva a fine mese, un tossicodipendente, una prostituta”. E c’è anche chi punta sul Cavallo di Arcore per rilanciare il proprio comune: Abano Terme ha inoltrato una richiesta ufficiale per far sì che la figura del buon Silvio serva a rilanciare il complesso termale, in declino per colpa della crisi. E, come a dire che al comico non c’è mai fine, ci si mette pure un’associazione di Clown e una di dog sitter. Povero Berlusconi, verrebbe da dire… o forse no?
Roberto Saglimbeni
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PD e M5S di fronte ad un bivio: riformare assieme la legge elettorale, o mantenere in vita lo spettro di Berlusconi?

Alessandro Bianchi (Reuters/Contrasto)
La sentenza della Cassazione che condanna Silvio Berlusconi a 4 anni di reclusione (di cui solo uno effettivo) non eliminerà il Cavaliere dalla scena politica. Delegittimato sul piano legale ed istituzionale, Berlusconi può ancora contare su un vasto appoggio popolare e su un partito compattissimo alle sue spalle, che dispone ancora di un vasto potere decisionale in Parlamento. La richiesta della grazia e la minaccia del voto anticipato sottolineano come Berlusconi si stia giocando tutte le sue carte, gettando alle ortiche la facciata del politico interessato soltanto al bene del Paese. Il capo del PDL sa che votare adesso, con questa legge elettorale, sarebbe devastante per il Paese ed estremamente conveniente per lui ed il suo partito. Il Porcellum falsa il gioco elettorale, facendo sì che l’unica maggioranza stabile possibile sia quella di centro-destra: le regioni chiave, che assegnano più senatori, sono tutte roccaforti storiche della destra (Sicilia, Lombardia, Veneto). Inoltre il Porcellum consente al PDL di candidare i propri uomini “di fiducia” senza dover passare dal vaglio popolare, grazie al meccanismo della lista bloccata.
Tuttavia, la condanna rappresenta una grossa occasione di “redenzione” per le altre due grandi forze politiche in campo, il PD ed il M5S. Con i ministri ed i deputati PDL pronti a dimettersi e a far crollare il Governo delle larghe intese, si spalancano nuovamente le porte ad un patto di collaborazione temporanea tra il partito ed il movimento. La possibilità di mettere in piedi tale collaborazione è stata ventilata nelle ultime ore dal capogruppo M5S alla Camera Riccardo Nuti, e appoggiata da molti altri parlamentari a cinque stelle. Non solo le due forze politiche trarrebbero vantaggio a livello di immagine in vista del (comunque imminente) prossimo voto, ma potrebbero dare al Paese una solida legge elettorale che permetta lo svolgersi di elezioni più pulite e democratiche, oltre alla possibilità di testare una collaborazione più volte sfiorata nei primi mesi di governo, ma mai realizzata per colpa di entrambe le sponde politiche. 
Un estratto del documento inviato dal capogruppo Nuti ai parlamentari M5S
























Cosa guadagna il M5S:
– La critica di un’ampia fetta della base dopo la rinuncia all’alleanza col PD di Bersani ed il disastro alle recenti amministrative, rendono evidente la necessità per il Movimento di cambiare rotta, almeno parzialmente. Agire concretamente per cambiare il Paese darebbe un segnale forte agli elettori che, stando agli ultimi sondaggi, hanno in parte perso la fiducia in Grillo e compagni. 
– Redigere una nuova legge elettorale porterebbe vantaggi diretti anche al movimento di Grillo, dando la possibilità di ottenere risultati migliori alle prossime elezioni, e contemporaneamente di dover sottostare meno al potere di Berlusconi. 
 – La collaborazione col PD non intaccherebbe la “verginità politica” del M5S: non si tratta di un’effettiva alleanza ma di un patto a termine con uno scopo ben preciso, imprescindibile per non falsare la futura competizione elettorale. Un rifiuto del PD di riformare la legge elettorale costituirebbe un grande successo d’immagine per il Movimento, che potrebbe ribadire la sua distanza dai partiti tradizionali. 
Cosa guadagna il PD:
– Dopo il disastro di immagine del Governo delle larghe intese, il PD ha la possibilità di riprendersi e di salvare il salvabile. La riforma elettorale non porterebbe che vantaggi, e placherebbe i moltissimi elettori scontentati dalla mancata elezione di Stefano Rodotà a Presidente della repubblica e dalla deriva centrista del partito. 
– Un patto col M5S, seppur a termine, obbligherebbe il PD ad una svolta socialdemocratica, verso un tipo di politica più simile a quella di cui si faceva interprete Bersani: se la collaborazione dovesse continuare anche dopo la riforma elettorale, la coppia al governo potrebbe pensare ad attuare il reddito di cittadinanza e altre riforme simili, recuperando una fetta degli elettori di sinistra persa negli ultimi mesi. 
– Il patto potrebbe rappresentare un’occasione per chiarire la struttura interna del partito, ancora orrendamente diviso in una moltitudine di correnti e fazioni, che spesso hanno poco o nulla a che fare l’una con l’altra. L’annosa questione dei 101 che tradirono Romano Prodi è stata solo accantonata, e resta da capire quanti membri del PD siano da considerarsi fuori dal progetto iniziale. Venire a patti col Movimento potrebbe far scoppiare le divergenze finora sopite, obbligando il partito ad un confronto serio su tutta la sua struttura in vista del prossimo voto e, ancor prima, dell’elezione del segretario e del nuovo candidato premier.
Giovanni Zagarella