Alan Moore contro i supereroi e i loro fan

Alan Moore, vecchietto dei fumetti dall’aria un po’ scontrosa, non è certo uno che “te le manda a dire”. I suoi recenti commenti hanno scatenato il putiferio su Twitter, dove i fan hanno sollevato un rumoroso cinguettio intorno alle ultime affermazioni dello scrittore-creatore-mago di fumetti (V for Vendetta, Watchmen, The League Of Extraordinary Gentlemen, tra gli altri). Moore non si è mai mostrato timido o reticente nell’esternare la propria opinione (molto spesso un disappunto!). Ha detto e ribadito che la maggior parte dei suoi racconti sono stati progettati per essere “unfilmable” e, quando ne sono stati fatti degli adattamenti, ne ha sempre preso le distanze, addirittura chiedendo che il suo nome fosse tolto da eventuali crediti. Questa volta le sue parole hanno creato davvero un gran scompiglio ma, a onor del vero, hanno anche sollevato alcune (legittime) domande e perplessità, ponendo interessanti argomenti di dibattito.

Primissimo piano di Alan Moore
Senza freni e senza filtri, in un’intervista rilasciata al The guardian, parlando del suo ultimo fumetto Fashion Beast, ha esordito affermando: “Odio i supereroi. Penso che siano abomini“. Il dopo, un crescendo di critiche, giudizi e disapprovazione. Anche se non avete mai letto un fumetto o guardato un cartone animato nella vostra vita, negli ultimi cinque anni non vi sarà stato facile sfuggire all’invasione di supereroi che, dalla Trilogia del Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan ai film degli X-Men della 20th Century Fox, passando per gli altri successi della Sony Pictures o della Marvel, hanno affollato le sale cinematografiche e gli scaffali di mezzo mondo, declinati in forma di giocattoli, giochi, t-shirt e altri capi di vestiario e gadget di tutti i tipi. Negli anni ’80 Alan Moore ha scritto alcuni dei fumetti di supereroi più acclamati di tutti i tempi – The Killing Joke , Whatever Happened to the Man of Tomorrow e, naturalmente, Watchmen – , creando personaggi e storie più mature, soverchiando i canoni classici del genere e permettendo ad un pubblico anche di adulti di entusiasmarsi ad esso.

Supereroi Marvel
L’ultima uscita dello scrittore “spara a zero” proprio su quest’industria, quella che lui stesso ha contribuito a far crescere e a rendere un fiorente business – ed a cui Moore deve la sua popolarità e fama. La sua ragione? Beh, è una risposta un po’ complessa. Il concetto principale sembra essere il seguente: i fan dei supereroi sono ormai troppo vecchi. “Non ho letto fumetti di supereroi da quando ho finito Watchmen“, ha detto Moore al The Guardian e la cosa, francamente, suona come un paradosso, considerati i numerosi fumetti giunti dopo: Batman, The Killing Joke, Tom Strong,Promethea e molti molti altri. “Oggi il pubblico dei fumetti di supereroi non è certamente di ragazzi dai nove ai tredici anni, non ha niente a che fare con loro”. Il pubblico di oggi è fatto in gran parte di adulti, spesso uomini, e per lo più dai trenta ai sessant’anni. Sono loro i nuovi supereroi-addicted. “Qualcuno se ne uscì con il termine graphic novel. Questi lettori…erano semplicemente interessati a un modo che potesse convalidare il loro eterno amore per Green Lantern o Spider-Man senza apparire in qualche modo emotivamente subnormali“.
Watchmen, il film
Secondo Moore di fatto i fumetti hanno perso il loro significato più autentico e originale, quello per cui sono nati: aprire e stimolare la fantasia di ragazzini, di un pubblico fatto di 9-13enni! “Che era esattamente quello che dovevano fare e che si stava facendo in modo eccellente”. Quindi, a quanto pare, se siete amanti dei supereroi e non siete più bambini, siete “emotivamente subnormali”? Questo è quello che sembra essere il pensiero di Moore. Il genere è andato oltre il suo scopo presunto, ed i risultati cui sta giungendo sono davvero “allarmanti”? “Non credo che il supereroe sia sinonimo di qualcosa di buono”. “Penso che sia un segno piuttosto allarmante se abbiamo un pubblico di adulti che va a vedere i film dei Vendicatori” e si lascia coinvolgere ed appassionare da personaggi e storie “pensati ed elaborati per intrattenere i 12enni degli anni ‘50”. 
Whatever Happened to the Man of Tomorrow
Moore ha notoriamente costruito la sua carriera sovvertendo le aspettative di storie di supereroi, ma dalle sue parole emerge addirittura un disprezzo del genere. Beh, visto che questa intervista sta per lanciare scintille, vi chiediamo, cosa ne pensate? Moore ha ragione, o sta sputando nel piatto dove mangia? Ovviamente la questione potrebbe essere ulteriormente sviscerata e indagata. I fumetti di supereroi nascono per ragazzi ed a loro sono rivolti. Ora non è più così. O meglio, il pubblico di riferimento è più ampio e i fumetti non sono più “solo per ragazzi”. E’ questo il risultato di una evoluzione del genere (educativo-popolare) in una forma d’Arte trasversale? O, al contrario, lo si sta trasformando in una forma di mero intrattenimento, decretandone la morte? Gli adulti supereroi-addicted sono davvero da considerare “casi patologici”?
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Kamala, la prima eroina islamica dei fumetti Marvel

Da gennaio esordirà un nuovo personaggio come ospite negli albi di Capitan Marvel, mentre dal mese successivo rivestirà un ruolo tutto proprio vestendo i panni di Ms. Marvel. Il suo nome sarà Kamala Khan, originaria del New Jersey e, questo l’aspetto più interessante della new entry, è un’adolescente musulmana ben integrata nel tessuto sociale e civile statunitense ma rispettosa delle regole imposto dal Corano. Il suo superpotere sarà quello di ridimensionare e mutare la forma del suo corpo a proprio piacimento e il suo innato senso del bene le permetterà di diventare ben presto un membro degli Avengers, un tempo denominati Vendicatori, gruppo di supereroi che ha fornito anche la trama all’omonimo film del 2012. Autrice e disegnatore del fumetto sono G. Willow Wilson e Adrian Alphona.
<>, ha dichiarato Alex Alonso, Editor in Chief di Marvel Comics.
Kamala quindi porterà con sé tutti i dissidi, le contraddizioni e lo spirito ribelle tipici dell’età adolescenziale che la ragazza sta attraversando, ai quali  si andranno ad aggiungere le convenzioni religiose e culturali che una famiglia profondamente credente come la sua tenterà di trasmetterle fino ad un pieno convincimento e non tutte troveranno la giovane d’accordo, che cercherà di levare comunque la sua voce di dissenso, pur nel pieno rispetto e spirito di sacrificio.  
La scelta del colosso americano dei fumetti è sicuramente indice di una maggiore e mutata attenzione nei confronti della diversità e degli spaccati sociali finora meno indagati e rappresentati, quale appunto quello dei giovani americani immigrati di seconda generazione cui la giovane eroina appartiene. 
Pare quindi che a 8 anni di distanza dagli episodi di violenza scatenati dalle vignette satiriche e caricaturali di Maometto pubblicate dal giornale danese Jyllands-Posten l’atteggiamento dell’Occidente sia profondamente maturato nei confronti di coloro che molto spesso si trovano a vivere e lavorare al nostro fianco e con i quali è sicuramente più produttivo instaurare rapporti di convivenza e piena integrazione.
Lucia Piemontesi

Kurt Cobain, l’alieno a fumetti

When I was an alien cultures weren’t opinions” gridava l’inizio di Territorial Pissings in Nevermind. Questo in parte spiega il titolo di “Kurt Cobain – Quando ero un alieno“, la graphic novel che ha preso vita dall’idea di Danilo Deninotti e Toni Bruno e che ci propone un’immagine insolita del frontman dei Nirvana, nelle librerie dal 14 novembre.

Al posto del capellone spettinato con la camicia a quadri c’è un bambino biondo pieno di fantasia che, come suggerisce il titolo, crede di essere un alieno e che, prima o poi, volerà in luoghi lontani con un’astronave.
In una serie di immagini sui toni del grigio, quella che sembrava essere la pura fantasia di un bambino si rivela sempre più reale. L’adolescenza, l’avvicinarsi alla musica, l’incontro con i futuri compagni di avventura Dave Grohl e Krist Novoselic, oltre a quello con storici gruppi come Melvins e Sonic Youth che segneranno per sempre la sua creatività: questo è il percorso di Kurt che intanto inizia a perdersi, a diventare, appunto, l’alieno che noi conosciamo.
La storia ripercorre la vita di Kurt Cobain, quindi, prima del successo, prima di diventare un idolo per qualcuno, o semplicemente l’ennesimo rocker depresso e drogato per qualcun altro.

Potrebbe sembrare riduttivo leggere nella fretta di qualche tavola l’esistenza di un personaggio di così grande importanza per la storia del rock: lungi dall’accostamento con le più impegnative biografie che tentano di ricostruire la storia del mito, in questo libro si ritrova la più sensibile vita di un ragazzo difficile, alieno e alienato, che fa a botte con il mondo, come ogni adolescente. Un Kurt molto più vicino al nostro pianeta di quanto non pensasse egli stesso.

‘Dodici’ di Zerocalcare: largo agli zombi! – Recensione Libro/Fumetto

È uscito il 17 ottobre Dodici, il nuovo libro di Zerocalcare, il fenomeno romano nel campo dei fumetti. Dopo La profezia dell’armadillo (2011), Un polpo alla gola (2012) e Ogni maledetto lunedì su due (2013), Zerocalcare, protagonista di tutti i suoi libri, si ritrova tra gli zombi. Tocca ai suoi amici Secco e Katja salvarlo. 

Chi ha letto i libri precedenti sa bene che, oltre che di dinosauri, Zerocalcare è un grande appassionato di zombi e finalmente anche lui fa parte di quel mondo che da tempo sognava di poter rappresentare. Anzi, sono loro a entrare nel mondo dell’artista, invadendo Rebibbia che anche qui fa da scenario.
Zerocalcare sembra, quindi, raccontare una storia diversa da quelle a cui ci aveva abituati; abbandona – ma non del tutto – le scene di vita quotidiana e sviluppa un copione ben più vicino a ciò che il lettore ha già assorbito attraverso una tradizione di cinema e letteratura ormai consolidata. Ma Zero resta sempre Zero e lo fa con le sue modalità. Sempre presenti, oltre al già citato Secco, il “giudizioso” Armadillo e l’amico cinghiale. Loro e i personaggi della cultura popolare che diventano la metafora di persone o, molto spesso, della sua coscienza, sono fondamentali per contestualizzare la vicenda. È vero che si parla della sfera dei non vivi, ma lo sfondo è sempre quello: la Rebibbia lenta, del carcere, dell’attesa. In una pagina intensa ce lo spiega in modo breve ma allo stesso tempo esaustivo, come solo chi ci vive sa spiegare.
Ovviamente gli zombi non stanno lì solo per inserire la trama nel campo dell’horror. Romero (eh, sembra proprio che non si possa fare a meno di nominarlo) li aveva usati decenni fa come allegoria dei suoi tempi. Si può dare lo stesso valore a quelli presenti in Dodici. Zerocalcare è consapevole della durezza della vita in questo momento storico che non può non trasparire dalle sue pagine: non può fare a meno di vederci come non morti.
A parte le interpretazioni, tutte e 95 le pagine, con un intreccio non lineare, portano l’inconfondibile ironia espressa in sovrapposizioni di registri linguistici, nell’improbabile attribuzione di parole a personaggi altrettanto improbabili, risultando come sempre spassose, creative ma al contempo semplici ed estremamente vicine alla realtà. 
Per chi è di Roma leggere Zerocalcare è sfogliare un libro sulla propria città, è ritrovare per iscritto espressioni gergali e colloquiali che regolarmente si pronunciano e che sulla pagina stampata fanno sorridere.

Chi non è di Roma, comunque, non disperi: l’accusa che egli stesso lamenta sul suo blog dello scrivere la solita storia generazionale non è affatto una nota negativa, e chi più o meno ha l’età di Michele (questo è il suo vero nome) sente di capire e sentirsi capito. Non è questo forse, il rendere partecipe il lettore, uno dei più grandi successi che un libro possa raggiungere?
Ora basta però. Tocca a voi leggere Dodici e catturare al meglio il talento di Zerocalcare.

Non sarà un libro perfetto ma riderete di cuore, anche soltanto leggendo la copertina.
Martina Sperduti

Lucca Comics & Games 2013: il grande evento è arrivato!

Se la passione per i fumetti, le animazioni, i videogames e chi più ne ha, fossero una religione non ci sono dubbi su cosa sarebbe La Mecca per tutti noi italiani: Lucca Comics & Game. L’evento, dove bisogna presenziare almeno una volta nella vita, sennò in paradiso niente loli miei cari, è arrivato alla sua attesissima apertura quest’oggi, e lascerà spalancate le sue porte fino al 3 Novembre. Ma cosa vuol dire “essere al Lucca”? Il paragone religioso è avventato ma fino ad un certo punto; questo è sicuramente un periodo di crescita del fenomeno “nerd” (trovate voi una parola migliore per sintetizzare tutto quanto), la Sicilia in questi ultimi anni può finalmente vantare un’ottima fiera come l’Etna Comics, il Romics romano è in netta crescita (forse anche troppo, visti i problemi causati dall’emittente Italia 2), ma niente di tutto questo può spodestare dal suo trono suo maestà Lucca. 
Da tutta Italia, con ogni mezzo possibile, sono arrivati o arriveranno persone a popolare una fiera simile ad una bolgia, potete benissimo immaginare da voi certi cosplayers farsi complimenti a vicenda ma pensando malignità di ogni tipo, i ragazzini che vivono i loro sogni sperando di trovare ciò che nella loro vita quotidiana è assente: i manga che più amano, gli youtubers che sognano ogni giorno e ragazze con vestiti succinti o, in alcuni casi, ragazze e basta. 

Giulio De Vita

Questo è solo uno dei tanti volti di questa fiera, i fortunati che stanno presenziando all’evento, avranno modo di trovare divertimento di ogni tipo: tantissime, per iniziare, le mostre aperte al pubblico: l’autore Yoshiyasu Tamura sarà un ospite d’onore del Japan Palace, presenza arricchita con una mostra in suo onore; di grande prestigio anche la mostra del Maestro del Fumetto, il belga Hermann Huppen; doveroso spazio, riservato nel Palazzo Ducale, per il grandissimo autore italiano Giulio De Vita

Tantissime altre mostre da scoprire per tutti gli appassionati, una tappa obbligata per chiunque sa quanto sia fine quest’arte. 
Altro ancora e anche di più! Il Lucca Comics può rappresentare un importantissimo trampolino di lancio per disegnatori emergenti, grazie ai suoi importantissimi contest: il Lucca Mangaka Contest metterà in palio niente di meno che una borsa di studio per la Scuola Internazionale di Comics (e tantissimi fumetti); il Manga Junior Contest è un concorso esclusivamente pensato per gli alunni delle scuole elementari e medie; infine il Project Contest, concorso nazionale per progetto a fumetti nato per valorizzare i nuovi autori italiani.
Non solo fumetti, verrà premiato anche il Miglior gioco di ruolo dell’anno e “Unpublished Game” dell’anno, ovvero il gioco non pubblicato il cui prototipo è stato inviato a Lucca: colui che verrà premiato vedrà il suo lavoro pubblicato in alta qualità. 
Tra tutti i premi merita sicuramente una menzione d’onore il Gran Guinigi: l’ambitissimo premio riservato ai migliori autori e i migliori fumetti pubblicati quest’anno in Italia. Più di questo che volete? Per ulteriori informazioni vi invito a guardare il sito ufficiale.

Poteva mancare Cristina D’Avena? Poteva?? No.

Ovviamente non si possono trascurare gli ospiti, per alcuni il motivo principale per venire a Lucca, ma da dove si potrebbe mai iniziare? Anche in questo caso consiglio di guardare il sito, la lista è davvero molto lunga! Proviamo a fare qualche nome: l’autore di successo Inio Asano, gli amatissimi e irriverenti Gem Boy, I doppiatori dello Hobbit, la meravigliosa Mika Kobayashi famosa per aver cantato nelle colonne sonore di anime come Shingeki no Kyojin e Aoi no Exorcist, il maestro David Lloyd, co-creatore di V per Vendetta (per dirne uno), l’eroe generazionale Leo Ortolani (se non conoscete Rat Man siete nessuno), la famosissima doppiatrice Emanuela Pacotto, e tantissimi altri… Forse anche troppi quando leggi la presenza di Immanuel Casto, di certo però non sarà noiosa la sua apparizione, tutt’altro. 

Cosa ci sarebbe ancora da dire? Tanto, tantissimo ma basta così! Godetevi il Lucca o sognatelo come il sottoscritto. In ogni caso buon divertimento a tutti quanti!

Claymore: La storia delle guerriere dagli occhi d’argento

Vengono chiamate “le streghe dagli occhi d’argento”: vivono per servire gli umani, per salvarli dall’estinzione, ma vengono trattate come demoni, emarginate, viste con terrore.
La vita di una Claymore non è semplice, la vita in un mondo distrutto dall’esistenza degli Yoma, esseri mostruosi di cui si sa ben poco, è un’agonia.
In un mondo del genere, con vari richiami al medioevo, le bambine rimaste senza famiglia, vengono prese dall’Organizzazione, che tramite esperimenti, di cui c’è dato sapere ben poco, mischiano la loro natura con quella degli Yoma, ai fini di creare 47 guerriere per ogni generazione; loro non hanno un nome, ma la gente comune le chiama Claymore, ovvero come la spada che si portano appresso, enorme rispetto al minuto corpo di chi le possiede ma loro sanno padroneggiare lo yoki, ovvero la forza demoniaca che le permette di mostrare un potere smisurato (ed è anche il motivo per il quale i loro occhi sembrano d’argento).
La loro vita è misera e solitaria, di solito quei pochi rapporti di amicizia che riescono a creare, finiscono nel peggiore dei modi, le Claymore non sono nate per avere rapporti umani. Questa vita spesso le porta alla pazzia, a perdere ogni contatto con la realtà, loro vivono come delle armi, come degli esperimenti, come pedine di un gioco che nemmeno conoscono, in un mondo che ha ben poco di umano, in un mondo di cui in realtà non sanno niente.

Claymore è un manga scritto ed illustrato da Norihiro Yagi, nello specifico tratta della vita di Claire, una Claymore ben diversa dalla maggior parte delle proprie compagne, entrata nell’Organizzazione di sua spontanea volontà per cercare una determinata Risvegliata, ovvero una vecchia guerriera il quale yoki ha superato il limite che la sua mente poteva sopportare, diventando un vero e proprio demone senza più nulla di umano. I Risvegliati sono anche il motivo per il quale le Claymore sono solo ragazze, dato che gli uomini provavano qualcosa di simile ad un piacere sessuale nel superare il limite, quindi i casi di Risvegliati uomini era diventato decisamente eccessivo.
Il viaggio di Claire ci da il modo di parlare di uno shonen differente, dove la sua ricerca di vendetta va ben oltre il semplice percorso costellato di sangue, durante il suo cammino avrà modo di specchiarsi col suo passato, soprattutto tramite l’incontro con Raki, un ragazzino che deve la vita a Claire, che senza un posto dove andare deciderà di seguirla; loro sono uniti dal passato di Claire, hanno vissuto esperienze estramamente simili, in Raki lei vedrà ciò che era, così da poter ripercorrere le orme della donna che la salvò.
La delicatezza dei sentimenti di Claire, è quel che rende la narrazione di questa opera realmente superlativa, per quanto i disegni siano lontani dall’essere definiti perfetti (di certo non pessimi), mostrando la completa crescita emotiva e fisica di una donna, che vive solo per il suo obiettivo ma che non trascura le proprie emozioni, dettaglio che la rende molto più debole delle altre Claymore, gelide e calcolatrici, ma che le darà più modi per migliorarsi, capire i suoi errori e farli diventare i suoi punti di forza, ma non senza gli aiuti, essenziali, di altre compagne di viaggio.

Lei è una donna forte, è una donna determinata, che da bambina ha vissuto l’inferno (i volumi riguardanti il suo passato e la spiegazione della sua sete di vendetta, sono probabilmente i migliori) ma che ha lasciato che le sue ferite venissero guarite da una donna a cui deve tutto.
Uno stile delicato ma allo stesso tempo molto maturo, che non si fa problemi a mostrare alcun tipo di violenza e che non risulta assolutamente mai noioso.
Non voglio fare alcun tipo di anticipazione, è un manga da leggere tutto e con grande passione. Al momento sono 23 volumi, l’ultimo è stato la fine dell’arco narrativo ma Yagi ha promesso un seguito, quindi non si può considerare concluso. Durante la storia saranno essenziali, come è facile evincere, anche le altre guerriere: odierete con tutto il cuore Ophelia, amerete alla follia Teresa e guarderete con ammirazione Milia e Galatea.
La trama presenterà vari colpi di scena, che vi faranno sentire in mondi sempre nuovi, impossibile non sentirsi trascinati nella ricerca della verità, perché solo un grande scrittore riuscirebbe ad intrecciare tanti nuovi temi con questa grande coerenza.

La critica principale mossa alla storia è una somiglianza con, il grandissimo capolavoro, Berserk (che però non naviga in buone acque da tempo), ma per quanto i richiami ci siano palesemente, non vanno ad intaccare con lo stile di un’opera totalmente differente e che segue una sua coerenza narrativa ben distante da quella dell’opera di Miura, quindi state certi che andando oltre certi punti in comune dopo un po’ non ci farete minimamente caso, parliamo di due storie raccontate in modo ben differente.
Di Claymore è stato prodotto anche un anime di 26 puntate, che si trova pure doppiato in italiano, fedelissimo al manga fino all’inizio della Guerra del Nord, capitolo essenziale nel manga ma che nell’anime viene totalmente stravolto, quindi sappiate che nel caso voleste seguire l’anime vi converrebbe tenere in mente di leggere il manga, comunque potete pure godervi l’anime senza problemi, l’importante è capire che la sua fine è ben distante dal manga.
Questo piccolo corpo che tremava dal terrore… si aggrappava al mio corpo ferito come il suo… perché questo era ciò che aspettava da tempo.

Questa bambina alta la metà di me mi ha insegnato a versare lacrime dai miei occhi d’argento

Qualcuno potrebbe pure definirlo capolavoro.

Shingeki no kyojin: Fine prevista attorno al volume 20

Shingeki no kyojin (Attack on Titan), l’opera geniale di Hajime Isayama, con grande probabilità vedrà la fine attorno al volume 20 (il manga ad oggi è arrivato al volume 12).
Il mangaka ha annunciato la sua scelta, che lascerà l’amaro in bocca ai tantissimi fan della serie, nel programma Zip! di Nihon TV; l’annuncio viene fatto, tra l’altro, proprio pochi giorni  prima dell’ultima puntata della prima serie dell’anime, mentre i fan sono in trepidante attesa del videogame per Nintendo 3DS, atteso per il 5 Dicembre 2013 in Giappone.

Che dire, una scelta che arriva in un periodo dove SNK è riuscito ad affermarsi come l’anime più popolare dell’anno, un anime che si fa forza di disegni pregiati e di una narrazione di altissimo livello.

Il mangaka non si è fermato al mero annuncio ma, in un’ottima intervista di cui ora verranno proposti i punti salienti, ha spiegato parti del processo che han visto la nascita della sua amata opera.

Il libro “per le espressioni facciali”

Interessante la rivelazione secondo cui, Isayama, avrebbe usato un libro di riferimenti anatomici  per rendere al meglio le espressioni facciali dei titani; invece la creazione dei mastodontici e crudeli titani è dovuta ad una casualità: un giorno, durante il suo turno di lavoro in un internet cafè, vide un cliente ubriaco aggirarsi nei dintorni, la figura di quell’uomo, che sembrava avesse ben poco da spartire con una persona normale, gli fece venire in mente che l’animale più pericoloso è l’essere umano.

Il paesino rurale citato da Isayama

Un altro dei concetti principali, ovvero la voglia di libertà e di esplorare il mondo, di Eren e Armin, è una sensazione, rivela sempre l’autore, molto familiare per lui, difatti avendo vissuto in un piccolo paesino rurale certi pensieri per lui vennero automaticamente, così come fu consequenziale a questa sua esperienza, l’idea di creare nel manga una città protetta da mura altissime, vero fulcro della storia dell’anime.
Per quanto riguarda le sue passioni ha confidato di essere un gran fan delle Momoiro Clover Z, aggiungendo che la loro musica da un aiuto essenziale al suo lavoro, soprattutto quando deve prepararsi a disegnare scene piuttosto “delicate”.
Shingeki no Kyojin, quindi, si prepara alla sua fine, un anime e manga che è entrato nel cuore di tantissime persone e che deve essere un “must” per tutti i fan del genere, dotato di una maturazione e logica narrativa non affine a tutti. In seguito su queste pagine si parlerà in modo più completo di quest’opera, per ora posso
solo consigliarvi di non perderla.