Arrivano i saldi autunnali di Steam!

Finalmente anche Steam festeggia il ringraziamento americano con una serie di saldi non poco appetibili, come Left for Dead 2, Skyrim, Rogue Legacy, Sleeping Dogs e tanti altri.

questo indirizzo trovate tutte le offerte che, ricordo, saranno attive fino al 3 dicembre.

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Post-riflessioni su Dark Souls – Recensione videogame

Cover della versione pc del gioco.

Esistono giochi che non verranno dimenticati facilmente. Gli stessi che ci hanno regalato le emozioni più varie, da soli o in compagnia, e che hanno in svariati modi contribuito a forgiare il nostro indomabile spirito di gamer.

Giochi impegnativi, ostici, per alcuni addirittura frustranti ma, in fin dei conti, estremamente soddisfacenti. E parlando di difficoltà è impossibile non menzionare l’esemplare Dark Souls.
È trascorso già qualche anno dall’uscita del suddetto titolo, ergo non mi cimenterò in una normale recensione ma mi limiterò ad esporre i principali motivi che lo rendono particolarmente degno di un sontuoso elogio.
Già il primo capitolo, Demon’s Souls, aveva ammaliato innumerevoli utenti PS3 che ricercavano il fascino schietto, nudo e crudo di un action rpg old school ma con in più l’aggiunta di diversi elementi profondamente innovativi e coinvolgenti. 
From Software, come ormai poche case produttrici, ha dimostrato di aver fatto tesoro dei feedback ricevuti e ha progettato la naturale evoluzione del suo brand maestro, dando alla luce il famigerato ma tanto atteso Dark Souls che riprende, pur senza stravolgere, le meccaniche del predecessore.
L’introduzione presenta sin da subito un mondo ferito, desolato e in preda al più totale caos generato dall’avvento dell’oscurità che ha divorato quasi ogni scintilla della prosperosa Era del Fuoco, tanto gloriosamente conquistata dalla vittoria delle nobili anime combattenti dei Lord nel secolare scontro con gli immortali draghi e adesso impietosamente affievolita e alla mercé delle forze maligne. Il protagonista, discendente da una nobile stirpe ma adesso relegato allo status di prigioniero non-morto, avrà il compito di riaccendere la suprema fiamma di un’era che sembra quanto mai lontana e inarrivabile, attraversando luoghi al limite dell’estremo e affrontando nemici di ogni taglia e insidie terrificanti.
La caratteristica di questo gioco che mi ha maggiormente colpito è, senza dubbio, un’atmosfera dark fantasy tra le meglio realizzate nella storia videoludica. Dalle prime alle ultime fasi ma specialmente verso la fine il contesto freddo e oppressivo, spesso pungente e ricchissimo di tensione, contribuisce in modo esponenziale all’immedesimazione del player nel suo nobile alter ego, mandando in estasi qualsiasi appassionato di leggende medievali e non solo. L’aria che si respira è pesante, tetra ma in apparenza quieta, in quanto mancheranno quasi totalmente gli NPC atti ad aiutare e rifornire il giocatore, lasciandolo libero di costruirsi il proprio solitario cammino come meglio crede.

La sensazione di smarrimento, dunque, pervade l’utente novizio che si addentra nella terra dei re, Lordran. Ogni nemico è una vera e propria sfida che, se mal gestita, conduce all’inesorabile morte, da vedere non proprio come una punizione gratuita ma come una spinta al miglioramento.

Ad esser sinceri ho perso il conto dei decessi accumulati durante i miei sette carissimi new game plus (ogni nuova partita ha una difficoltà crescente), eppure tutto ciò non mi ha impedito di dare il meglio e allenarmi duramente per superare gli imponenti -e dapprima invalicabili- ostacoli che mi separavano dalla meta. 
Uno dei tanti boss presenti nell’espansione Prepare to die edition, inclusa nella versione base per pc.
Come tanti altri ho sviluppato un rapporto particolare con Dark Souls, una sorta di odi et amo. Nonostante le numerose imprecazioni, i lampadari rotti, i segni di morsi sul controller e i ragequit, non ho mai provato la benché minima voglia di abbandonarlo. Ogniqualvolta un nemico riusciva nella non molto complessa impresa di sopraffarmi non pensavo neanche di dormire sonni tranquilli finché non lo avessi spazzato via e ciò ha sconvolto del tutto il mio concetto del giocare per divertirsi: era diventata una sfida con me stesso, una vera e propria esperienza di vita.
A corroborare questi argomenti è stato ben capace l’esame del multiplayer online, reso ancor più vivo e competitivo dagli infiniti scontri con lo spettro nero di turno che piombava in partita con l’unico scopo di vanificare i miei progressi e saccheggiare la mia scorta di anime, o le boss fight in cooperativa, esilaranti nella loro temibilità e magnificenza.

I boss, appunto, ispiratissimi come sempre e dannatamente duri a morire rendono la Soul Saga una vera e propria opera d’arte giocabile, offrendo scontri epici incorniciati da una soundtrack neoclassica a tratti eccezionale che accompagna il giocatore in un cameo di meraviglia e orrore, complici le ambientazioni aspre e ovattate che però non mancano di offrire scorci paradigmici dalle tinte acquerello, rilassanti e meditative.

La progressione del personaggio si tocca con mano ad ogni avanzamento di livello, sebbene non vi siano particolari strumenti che stravolgono l’abilità di base del player.
Si deve, infatti, contare esclusivamente sulle proprie abilità di organizzazione tattica e sui riflessi, fondamentali durante le lunghe sessioni di combattimento durante le quali la mera forza fisica è spesso sottomessa all’intelligenza strategica.
Trattasi di un gameplay ragionato e profondo, molto lontano dalla disarmante immediatezza di altri esponenti del genere che mirano a gratificare continuamente il giocatore fornendogli tutto il necessario e subito, svilendo di gran lunga le soddisfazioni ottenute grazie al completamento degli obiettivi, sempre fastidiosamente annotati su schermo.

Ma non a Lordran.
Qui nessuno applaude nessuno.
Qui non si parte semplicemente all’avventura.
Qui non si danno indicazioni e suggerimenti.
Qui non c’è posto per i sentimenti.
Qui non si combatte per la gloria ma per la vita.
Le ricompense sono rare e scarne così come le pause, rappresentate da sporadici falò in cui riposarsi e riordinare le idee; l’unico reale trofeo è dato dal senso di appagamento donato dalle feroci battaglie vinte.

Cos’è, dunque, Dark Souls?
In un panorama videoludico costellato da insipidi e sempre più frequenti sparatutto e una miriade di altri titoli puramente commerciali, banali e accessibili dai profani, l’opera magna di From Software si staglia come un luminescente ma terribile redentore di una classe quanto mai sfruttata e impoverita di quell’essenza ormai temuta, odiata e volutamente dimenticata che ci rende tutti un po’ eroi: il giusto livello di sfida.

Eru Pepsi