40 fotografie del passato che non potete assolutamente perdervi

Come abbiamo già detto nell’articolo 30 Fotografie di grande impatto che rappresentano l’umanità del nostro tempo, “un’immagine vale più di mille parole”. Questa frase è stata coniata nel 1911 dall’editore di quotidiani americano Arthur Brisbane. Si tratta di una semplice nozione che si può applicare a moltissimi aspetti della nostra vita, ma specialmente alla fotografia storica.  In certi casi una semplice immagine può dire molto di più sulla storia passata di quanto non potrebbero fare interi capitoli di libri o magari lo studio di documentazioni dell’epoca.
Quante volte a scuola, sfogliando i nostri libri di storia, ci sono rimaste impresse quelle illustrazioni? Quelle foto che con poche righe di didascalia ci lasciavano ben impressi nella mente gli eventi che avremmo dovuto ripetere durante l’interrogazione? Potete quindi ben capire quale potente valenza narrativa e didattica possano assumere quelle fotografie.
Molte fotografie vengono considerate iconiche solo dopo molti anni da quando sono state scattate, solo e soltanto nel momento in cui prendiamo coscienza dell’importanza storica del momento da esse catturato.
Donna con la carrozzina antigas, Inghilterra, 1938

Il volto della Statua della Libertà, 1885


Elvis nell’esercito, 1958

Animali utilizzati come componente della terapia medica, 1956

Test dei nuovi giubbotti antiproiettile, 1923

Charlie Chaplin a 27 anni, 1916

Il Disastro di Hindenburg, 6 maggio, 1937

Ippopotamo del Circo che traina un carretto, 1924

Annette Kellerman promuove il diritto delle donne di indossare un costume da bagno intero aderente, 1907. Fu arrestata per atti di indecenza.

Annie Edson Taylor, la prima persona a sopravvivere alle cascate del Niagara in un barile, 1901

Vecchietta armena di 106 anni che fa la guardia alla casa, 1990

Gabbie per bambini utilizzate per assicurarsi che i bimbi che vivevano negli appartamenti potessero avere abbastanza luce solare ed aria fresca, ca. 1937

L’originale Ronald McDonald, 1963

Dipendenti di Disneyland in una caffetteria, 1961

Pubblicità della Atabrine, farmaco anti-malaria, a Papua, Nuova Guinea durante la Seconda Guerra Mondiale.

Un Soldato condivide una banana con una capra durante la battaglia di Saipan, ca. 1944.

Una bambina con la sua bambola siede sulle macerie della propria casa bombardata, Londra, 1940.

Costruzione del muro di Berlino, 1961

Milite ignoto nel Vietnam, 1965

Libreria di Londra rovinata da un attacco aereo, 1940.

Walter Yeo, uno dei primi a sottoporsi  chirurgia plastica ed a trapianto di pelle, 1917.

Distributore Automatico della Suntan, 1949.

Misurazione dei costumi da bagno – se troppo corti le donne sarebbero state multate, anni 20.

Martin Luther King con suo figlio rimuove una croce bruciata dal suo giardino, 1960.

Il padrone dell’hotel getta dell’acido in piscina mentre della gente di colore ci nuota dentro, ca. 1964.

Bagnino sulla costa, anni 20.

Gambe artificiali, UK, ca. 1890.

Madre e figlio guardano il fungo atomico dopo un test nucleare, Las Vegas, 1953.

Una madre nasconde il proprio volto per la vergogna dopo aver messo in vendita i suoi figli, Chicago, 1948.

Bambino Austriaco riceve delle scarpe nuove durante la seconda guerra mondiale.


Ufficiali e Cadetti di Hitler festeggiano il Natale, 1941.

Cena di Natale durante la grande depressione: Rape e Cavolo

Il vero Winnie the Pooh e Christopher Robin, ca. 1927.

Gli ultimi prigionieri di Alcatraz mentre vanno via, 1963.

Statue sciolte e danneggiate dopo un incendio al Museo delle Cere di Madam Tussaud a Londra, 1930.

Uno Scimpanzé Astronauta posa per le fotocamere dopo una missione di successo nello spazio, 1961.

Alcolici Illegali riversati in strada durante il proibizionismo, Detroit, 1929.

Studenti di Princeton dopo uno scontro a palle di neve tra matricole e studenti del secondo anno, 1893.

Un leggiadro suicidio – la ventitreenne Evelyn McHale saltò dall’83esimo piano dell’Empire State Building atterrando sopra una limousine delle Nazioni Unite, 1947.

Prima mattinata dopo che in Svezia venne invertito il senso di guida da sinistra a destra, 1967.


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30 Fotografie di grande impatto che rappresentano l’umanità del nostro tempo

Un’immagine, si sa, vale più di mille parole: ma non tutte le immagini hanno lo stesso peso. Al giorno d’oggi, grazie ai social network o a siti come il nostro, siamo abituati a vederci passare davanti innumerevoli fotografie. Molte di queste foto sono belle, tecnicamente impeccabili, curate dal punto di vista compositivo, della luce o elaborate in modo accattivante; alcune sono divertenti ed originali, capaci di strapparci un sorriso anche nei momenti più grigi della nostra giornata, altre presentano paesaggi e soggetti capaci di lasciarci incantati.
Gli scatti che adesso andremo a visionare, invece, non corrispondono ad una di queste categorie: si tratta, piuttosto, di immagini dal forte impatto che, colpendo lo spettatore, comunicano a gran voce il loro messaggio sulla condizione umana e su alcuni dei momenti migliori o peggiori che essa ha vissuto al giorno d’oggi. Immagini che, una volta viste, faticherete a dimenticare.
Mettiamo le mani avanti! Proprio per le motivazioni di cui sopra alcune delle immagini che vedremo sono capaci di turbare l’osservatore, mentre altre sapranno farlo commuovere. È proprio questo l’effetto che desidera chi realizza opere di questo genere. Molte immagini di impatto che siamo abituati a vedere parlano del nostra storia passata, mentre queste, al contrario, parlano del nostro presente; che si tratti di vittorie o sconfitte, di odio o di compassione, di gioie o sofferenze, di stupidità od intelligenza.
Per la natura intrinseca di queste immagini ognuno di noi sarà influenzato maggiormente da una più che un’altra, ma speriamo che ognuna di esse possa farci tornare a rendere conto che nel nostro mondo cose come l’amore, la tolleranza, la compassione e la comprensione non sono mai troppe. 
1) Il bambino denutrito ed il missionario.
Immagine di: Mike Wells
2) Interno di una camera a gas di Auschwitz.
Immagine di: kligon5
3) Cardiochirurgo dopo un intervento (riuscito) di trapianto di cuore durato 23 ore; Il suo assistente sta dormendo nell’angolo.
Immagine di: James Stanfield
4) Padre e Figlio (1949 vs 2009)
Immagine di: Vojage-Vojage
5) Diego Frazão Torquato, bambino Brasiliano di 12 anni, suona il violino al funerale del suo insegnante. Il suo maestro lo ha aiutato ad uscire da un mondo di povertà e violenza attraverso la musica.
Immagine di: salvemasnossascriancas.blogspot.com
6) Un soldato russo suona un piano abbandonato in Cecenia nel 1994.
Immagine di: drugoi.livejournal.com
7) Un ragazzo ha appena scoperto che suo fratello è stato ucciso.
Immagine di: Nhat V. Meyer
8) I cristiani proteggono i musulmani durante la preghiera nel bel mezzo della rivolta del 2011 ad Il Cairo, Egitto.
Immagine di: Nevine Zaki
9) Un pompiere abbevera un koala durante il devastante incendio del sabato nero a Victoria, Australia, nel 2009.
Immagine di: abc.net.au
10) Terri Gurrola reincontra la figlia dopo aver partecipato ad una missione in Iraq per 7 mesi.
Immagine di: Louie Favorite
11) Senzatetto indiano in attesa di ricevere una razione di cibo distribuito all’esterno di una moschea alla festività di Id al-fitr a Nuova Delhi, India
Immagine di: Tsering Topgyal / AP
12) Il cane Zanjeer ha salvato migliaia di vite durante le esplosioni a Mumbai nel marzo del 1993, rilevando oltre 3,329 kg di esplosivo RDX, 600 detonatori, 249 bombe a mano e 6406 proiettili. È stato sepolto con tutti gli onori nel 2000.
Immagine di: STR News / Reuters
13) Uomo che cade dal World Trade Center durante l’11 settembre.
Immagine di: Richard Drew /AP
14) Padre alcolista con il figlio.
Immagine di: imgur.com
15) Coppia abbracciata nelle macerie di una fabbrica crollata.
Immagine di: Taslima Akhter
16) Tramonto su Marte.
Immagine di: nasa.gov
17) Zingaro di 5 anni al capodanno del 2006 nella comunità nomade di St. Jacques, Perpignan, Francia meridionale. È molto comune nella comunità di St. Jacques che i bambini fumino.
Immagine di: Jesco Denzel
18) Hhaing The Yu, 29 anni, stringe il viso nella propria mano mentre cade la pioggia sui resti crollati della sua casa a Yangon (Rangoon), capitale del Myanmar. Nel maggio del 2008 il ciclone Nargis colpì il Myanmar meridionale rendendo senzatetto milioni di persone e mietendo oltre 100.000 vittime.
Immagine di: Brian Sokol
19) Un cane chiamato “Leao” siede per il secondo giorno consecutivo sulla tomba della sua padrona, morta durante la disastrosa frana del 2011 vicino Rio de Janiero
Immagine di: Vanderlei Almeida / Getty Images
20) “Aspettami papà” di Claude P. Dettloff nel New Westminster, Canada, 1 ottobre 1940

Immagine di: Claud Detloff
21) Un carrista veterano russo della seconda guerra mondiale ritrova il suo vecchio carro armato che pilotò per tutta la durata della guerra, in un isolato villaggio della Russia, usato come monumento.
Immagine di: englishrussia.com
22) Potere ai fiori!
Immagine di: Bernie Boston
23) Una donna siede in mezzo alle macerie causate da un potente terremoto da cui conseguì uno tsunami nel marzo del 2011 a Natori, Giappone settentrionale
Immagine di: Asahi Shimbun, Toshiyuki Tsunenari /AP
24) Tombe di una donna cattolica e del marito protestante, Olanda 1888.
Immagine di: retronaut.com
25) Greg Cook abbraccia la sua cagna, Coco, dopo averla ritrovata dentro la sua dimora distrutta nel marzo 2012 dal Tornado che ha colpito l’Alabama.
Immagine di: Gary Cosby Jr. / AP
26) Dimostrazione dell’utilizzo dei profilattici nel mercato pubblico di Jayapura, capitale di Papua, 2009.
Immagine di: Adri Tambunan
27) Soldati russi si preparano per la battaglia di Kursk, luglio 1943 (La foto è una riproduzione del 2006 basata su foto originali dell’archivio storico).

Immagine di: Shirak Karapetyan-Milshtein
28) Durante l’estesa inondazione  del 2011 di Cuttack City, India, un eroico abitante del villaggio salvò numerosi gatti randagi trasportandoli in un cesto tenuto in equilibrio sopra la testa.
Immagine di: Biswaranjan Rout / AP
29) Un Afgano offre il tè ai soldati.
Immagine di: Rafiq Maqbool / AP
30) Dei genitori, ancora oggi come negli anni 70, continuano a cercare la loro figlia scomparsa
Immagine di: reddit.com
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Eugene Richards: dietro al dolore

Eugene Richards, Child and Mother with aids, Safo, Niger, 1997
“È pretenzioso per un fotografo credere che i suoi scatti possano cambiare qualcosa. Se lo facessero non vorremmo esser tormentati dalla guerra, dal genocidio, dall’odio. Un contributo realistico lo possono dare facendo vedere le cose dal punto di vista di chi le vede accadere, creano un ricordo storico, queste fotografie ci danno modo di riflettere”. 
Nato nel 1944 nel Massachusetts Eugene Richards è uno dei migliori fotografi documentaristi di sempre. Laureato in letteratura e giornalismo, studiò fotografia con Minor White. Partecipò al movimento di protesta contro la guerra in Vietnam e nel 1968 prese parte al programma AmeriCorps VISTA (Volunteers in Service to America) e, assegnato alla zona est dell’Arkansas, fondò un’organizzazione per i servizi sociali e un quotidiano che dona una voce alla popolazione afroamericana, denunciando le attività del Ku Klux Klan. 
Dotato di una grande personalità ha saputo cogliere e raccontare le storie delle diverse classi sociali, dei sobborghi, delle guerre, delle malattie, ed ha riversato tutto questo in una serie di libri. Primo di questi, “Few Comforts or Surprises” del 1973, in cui descrive la povertà rurale dell’Arkansas. Segue un ancor più sentito secondo libro auto-pubblicato: “Dorchester Days” del 1978, il quale rappresenta un “ritorno a casa”, nella sua teca del Massachusetts (e forse per questo un documento molto più attento), in cui rigetta tutta la sua rabbia, sia politica che personale. “Exploding into life” del 1986 racconta la lotta al cancro della sua prima moglie, “Cocaine True, Cocaine Blue”, del 1994 è un’indagine sulla droga nelle città americane e “Fat Baby” è una collezione di quindici reportage fotografici e testuali. “The Blue Room” racconta a colori le case abbandonate d’America e “A Procession of Them” affronta il dramma degli istituti psichiatrici. 
“Turbato dalla crescente indifferenza del pubblico nei confronti della tragedia in Iraq e critico verso la mia stessa inazione, ho intrapreso un viaggio lungo alcuni anni per documentare le vite di quegli americani che la guerra aveva profondamente cambiato”. 
“War is personal” è il suo lavoro sulla guerra in Iraq che allora era al quarto anno. Tomas Young quando prese il fucile non poté certamente pensare di poter diventare un vecchio veterano paralizzato e pieno di rancore, proprio come Michael Harmon che tornato dal campo di battaglia non sente più d’appartenere alla propria casa. Non passa giorno senza che Carlos Arrdondo s’incolpi per suo figlio, marine, che credeva nella sua patria è che morì in guerra: non come Kimberly Riviera, che decise fatalmente di disertare e di fuggire in Canada piuttosto che tornare in Iraq; e non fortunati quanto Nelida Bagley, madre di un figlio leso al cervello, convinta che un giorno possa guarire. È una rivelazione sconvolgente, sono le vite celate dietro i media, quando leggiamo o sentiamo della morte di un soldato non possiamo certamente immaginare tutto il dramma che una morte possa generare. Cronache ed esperienze profonde, non sul campo di battaglia ma sulla reazione a catena di sofferenza che si trascina pesantemente alle spalle come la rete di un pescatore. 
Sono molti i riconoscimenti ottenuti, tra cui il Guggenheim Fellowship, il National Endowment for the Arts, il W. Eugene Smith Memorial Award, il National Geographic Magazine Grant for Photography, il Getty Images Grants for Editorial Photography, e l’Amnesty International Media Awards. Nel suo documentario “But, the day came” racconta l’ingresso di un anziano contadino del Nebraska in un ospizio, e con questo reportage ha ricevuto il premio come miglior cortometraggio al Full Frame Documentary Film Festival.

Andrea Silva

W. H. Auden e le dieci facce dei sentimenti: ‘La verità, vi prego, sull’amore’

He was my North, my South, my East and West, 
My working week and my Sunday rest, 
My noon, my midnight, my talk, my song; 
I thought that love would last for ever: I was wrong.

La verità, vi prego, sull’amore” è una raccolta di poesie di Wystan Hugh Auden. Si tratta di un piccolo libro – poco più di sessanta pagine – che raccoglie dieci delle migliori poesie d’amore dell’autore britannico, con testo inglese a fronte.

Auden nasce nel 1907 a York e si appassiona fin da ragazzo alla letteratura, alla filosofia e alla psicologia, interessandosi in particolare a Freud e Marx e conoscendo alcune delle maggiori personalità letterarie del Novecento, come T. S. Eliot. Lo scrittore si occupa non solo di poesia, ma anche di pezzi teatrali, libretti d’opera e scritti socialmente e politicamente impegnati, portando avanti generalmente ideali di sinistra. Nel 1937 partecipa alla Guerra Civile Spagnola, seppur soltanto come autista, e ne rimane traumatizzato a vita: resta infatti così segnato che decide di convertirsi al cristianesimo nonostante fosse inizialmente diffidente nei confronti della religione.

Dichiaratamente omosessuale, Auden sposa negli anni Trenta Erika Mann, figlia dello scrittore Thomas Mann, solo per garantire alla donna l’espatrio dalla Germania nazista, senza portare mai avanti con lei un’effettiva relazione. I più grandi amori dell’autore sono infatti due uomini: Christopher Isherwood e Chester Kallman. Il primo è uno scrittore inglese – inizialmente suo mentore – con cui, oltre a portare avanti una storia d’amore nata nel 1925, collabora anche per varie opere letterarie e teatrali. Insieme al compagno Auden parte, una volta tornato dalla guerra, per gli Stati Uniti. Proprio nel continente americano, negli anni Quaranta, incontra il secondo grande amore della sua vita: Chester Kallman, un giovane studente e poeta col quale collabora nel 1951 per la stesura di “The Rake’s progress”, ovvero “La carriera di un libertino”, messo poi in musica dal compositore russo Igor Stravinskij.

E’ proprio l’amore, così come indica il titolo dell’opera, il tema principale di questa raccolta di poesie: l’amore appena iniziato, finito, eterno, l’amore come emozione misteriosa e indefinibile, ma al tempo stesso semplice e ‘quotidiana’. Proprio nel primo componimento infatti – “O Tell Me the Truth about Love”, da cui la raccolta prende il nome – il poeta cerca di definire questo sentimento con una serie di semplici domande a cui non troverà mai risposta. Tra le altre, “As I Walked Out One Evening” racconta del rapporto tra amore e tempo, “Jhonny” tratta il tema dell’abbandono, mentre “Funeral Blues”, riguardante la morte della persona amata, è sicuramente la poesia più conosciuta, soprattutto grazie al successo del film “Quattro matrimoni e un funerale”, in cui viene recitata.

“Anche nei suoi momenti più bui Auden vi illumina e vi scalda il cuore. Per quanto il libro sia smilzo, nel chiuderlo sentirete e vi direte non quanto è grande questo poeta, ma quanto umani siete voi”, dice Brodskij nell’introduzione all’opera. Sono proprio l’umanità, l’intimità e la semplicità del linguaggio a rendere queste poesie ‘speciali’. Vi è poi, grazie alle rime e alle allitterazioni, una forte musicalità – apprezzabile purtroppo soltanto nella versione originale, quella inglese – che lega questi componimenti alle ballate e alle filastrocche, rendendole quindi apprezzabili non soltanto per il contenuto, ma anche per la forma e il ritmo coinvolgente.

Some say love’s a little boy, 
And some say it’s a bird, 
Some say it makes the world go around, 
Some say that’s absurd, 
And when I asked the man next-door, 
Who looked as if he knew, 
His wife got very cross indeed, 
And said it wouldn’t do. 

James Nachtwey, l’anima del reportage

Survivor of a Hutu death camp, © 1994 by James Nachtwey

“Per me, la forza della fotografia sta nella propria capacità di evocare un senso di umanità. Se la guerra è un tentativo di negare l’umanità, allora la fotografia può essere concepita come l’opposto della guerra, e se usata bene può essere un ingrediente potente nell’antidoto alla guerra”. 
James Nachtwey
È nel reportage che il vero fotografo si riconosce, in questa ricerca della conoscenza, della profondità e della varietà dell’animo umano, nella voglia d’avventura. In questo James Nachtwey si riconosce come artista d’elitè in una società in cui i valori di questo lavoro sono messi da parte a favore di un virtuosismo tecnico e plastico. Il suo non è solamente un impiego, ma un vero e proprio impegno personale che lo porta a conoscenze di realtà politiche estreme in cui l’uomo è solamente un oggetto e come tale viene trattato; punto forte del suo lavoro che riesce magistralmente a far emergere dai suoi scatti arditi e fieri.
“Sono stato un testimone e queste immagini sono la mia testimonianza. Gli eventi che ho registrato non dovrebbero essere dimenticati e non devono essere ripetuti”. 
James Nachtwey
Da uomo diviene memoria universale, attraverso il suo obbiettivo si fissa come immagine indelebile il suo sguardo che nuovamente porta a noi gli orrori riflessi negli occhi da lui immortalati.
Si avvicina alla ricerca fotografica grazie alla guerra nel Vietnam ed al movimento per i diritti civili. Lavora per la rivista Time ed è stato membro della Magnum Photos, nonché membro fondatore dell’Agenzia VII. Guatemala, Libano, Cisgiordania, Gaza, Israele, Indonesia, Thailandia, India, Sri Lanka, Afghanistan, Filippine, Corea del Sud, Somalia, Sudan, Rwanda, sono solo alcuni dei campi di battaglia in cui è stato. Tra i suoi premi spiccano il Robert Capa Gold Medal vinto ben cinque volte ed il World Press Photo Award di cui ha vinto due edizioni. Nel 2001 Christian Frei gira un film basato sulla sua vita intitolato “War Photographer“. È senza dubbio il miglior fotografo reportagista contemporaneo, capace di regalarci emozioni che non credevamo esistessero ancora nella nostra società.
James Nacthwey
“Anche nell’era della televisione, la fotografia mantiene una capacità unica di cogliere un attimo fuori dal caos della storia per conservarlo e tenererlo sotto i riflettori. Mette un volto umano su eventi che potrebbero altrimenti offuscarsi in astrazioni politiche e statistiche. Si dà voce a persone che altrimenti non ne avrebbero una. Se il giornalismo è la prima bozza della storia, allora la fotografia è ancora più difficile, perché per catturare un attimo non si dispone di una seconda possibilità”.  

Andrea Silva

‘Si alza il vento’: l’ultima fatica di Hayao Miyazaki accolta tra le polemiche


Il 20 luglio è uscito in Giappone Kaze tachinu (Si alza il vento), film di animazione firmato dal regista Hayao Miyazaki, cinque anni dopo Ponyo sulla scogliera. Il film concorrerà al leone d’oro al festival del cinema di Venezia, che comincia il 28 agosto.
“Si alza il vento” parlerà della storia di Jiro Horikoshi, l’ingegnere che progettò il caccia giapponese Mitsubishi A6M Zero, un aereo leggendario (forse il miglior caccia della seconda guerra mondiale), temutissimo dall’aviazione degli Stati uniti d’America. Inoltre lo Zero contribuì in modo decisivo all’ingresso degli Stati Uniti in guerra, visto che fu usato dai piloti giapponesi nell’attacco a sorpresa a Pearl Harbor il 7 dicembre del 1941.

Subito si sono scatenate forti polemiche, in quanto Miyazaki, pacifista convinto, ha realizzato un film che sembra mitizzare un costruttore di armi. Il cineasta giapponese ha risposto: “Era sbagliato andare in guerra. Ma è inutile incolpare Jiro per questo”.

Francesco Bitto