Spagna: il governo reintroduce le lame al confine col Marocco

Il confine spagnolo col Marocco consiste nella città di Melilla, un porto franco di poco più di 70mila abitanti situato nella costa mediterranea del paese maghrebino. Questa città, similarmente a Lampedusa, rappresenta l’accesso all’Europa per i migranti africani e del Medioriente. Proprio per questo motivo il governo conservatore di Rajoy ha deciso di reintrodurre le lame lungo i nove chilometri di recinzione con lo scopo di impedire, a chi vuole oltrepassare la barriera, di infilare le dita nella rete per arrampicarsi. Questa decisione fa parte di un complesso di provvedimenti tesi a limitare l’immigrazione, che saranno realizzati entro un mese e prevedono uno stanziamento di circa 2,5 milioni di euro. Il risultato sarà la vera e propria fortificazione di Melilla, il che va contro tutti i principi di accoglienza e integrazione che l’Unione europea ha rilanciato ultimamente. 
Il progetto prevede la collocazione di un’alta maglia metallica impossibile da scalvare, sia per la sua altezza che per la sua pericolosità. La Guardia Civile disporrà di due elicotteri: il primo è stato equipaggiato con una camera termica ed un potente faretto che serve per illuminare di notte il territorio antistante la barriera, mentre il secondo verrà utilizzato solo in casi di emergenza. L’istituto armato di Melilla può contare inoltre su due Moduli di Intervento Rapido che si adopereranno per respingere gli assalti. Questi provvedimenti repressivi sono conseguenti all’aumento della pressione migratoria sul confine spagnolo negli ultimi mesi. L’innalzamento della barriera e l’inserimento delle lame è però da riportarsi al 2005, quando, su pressione del Ministero dell’Interno, José Luís Rodríguez Zapatero introdusse questo sistema di prevenzione dell’immigrazione. L’opinione pubblica spagnola, contraria a questa scelta, convinse il proprio presidente a togliere le stesse lame nel 2007 quando si dimostrò che esse erano fortemente pericolose per i migranti. 
Solamente nel 2013 sono state più di tremila le persone che hanno cercato di arrivare in Europa passando da Melilla e superando il ferreo controllo della polizia marocchina che non esita a sparare a chi tenta di avvicinarsi al confine. L’ultimo caso risale a pochi giorni fa, quando circa 200 persone hanno provato a superare la rete. Quelli che sono riusciti a passare, più o meno la metà, ora si trovano in un centro di identificazione. Tra gli altri, un ragazzo maghrebino è morto cadendo da sei metri d’altezza, quattro sono rimasti feriti e 40 sono stati arrestati. Solitamente i migranti si appostano sul monte Gurugù, l’ultimo ostacolo prima di arrivare nella città e affrontare la recinzione con le lame. È proprio in questo altopiano che, come denunciano diverse organizzazioni di diritti umani, la stessa polizia marocchina dà fuoco al bosco nel tentativo di stanare chi vi si nasconde. 
È chiaro come il governo di Rajoy, in collaborazione con le autorità marocchine, stia cercando di limitare i flussi migratori, ma le tragedie dei disperati che cercano di arrivare in Europa stanno aumentando. La recente strage di Lampedusa ne è un esempio, ma anche le vicende di Melilla, seppur meno clamorose, sono un problema irrisolto a cui la chiusura delle frontiere non danno soluzione. 

Emanuele Pinna

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Treno si schianta a folle velocità in Spagna: 77 morti accertati, si sospetta l’errore umano

Oscar Corral (Reuters/Contrasto)
La Spagna piomba nell’incubo: nei pressi di Santiago de Compostela un treno ad alta velocità è deragliato, causando il più grande incidente ferroviario spagnolo degli ultimi 40 anni ed il primo riguardante un treno ad alta velocità. I morti accertati sono 77 e i feriti 140, su un totale di 222 passeggeri. 
A quanto risulta dalle prime indagini, sembra che l’incidente sia stato frutto di un errore umano: il treno stava viaggiando al doppio della velocità consentita in quel particolare tratto di ferrovia, toccando quasi i 200 km/h orari (a fronte di un limite di 90 km/h). Il tratto ferroviario era stato inaugurato 2 anni fa, e già allora erano emersi alcuni dubbi sulla sua sicurezza. Sei dei dieci vagoni del treno sono usciti dai binari in curva, la prima dopo 80 km di rettilineo, e tre di questi hanno preso fuoco. 
L’ipotesi dell’errore umano ha acquistato credibilità anche grazie alle testimonianze dei superstiti del viaggio, che hanno dichiarato che il treno “andava molto veloce e alla curva ha cominciato a girarsi, mentre i vagoni sono finiti una sopra l’altro”. Altri dichiarano di aver avvertito il treno che curvava e di essersi ritrovati, pochi secondi dopo, circondati dai corpi degli altri passeggeri. 
Nonostante molti testimoni e superstiti abbiano dichiarato di aver sentito un’esplosione subito prima dell’incidente, l’ipotesi dell’attentato non è stata presa in considerazione dagli inquirenti: bisognerà comunque aspettare che il conducente del treno si riprenda dallo shock per poter capire meglio le cause di quella folle velocità, e accertare la natura umana del tremendo incidente di Santiago de Compostela. 

Giovanni Zagarella