10 canzoni per Nelson Mandela

Il 5 Dicembre 2013, Nelson Mandela, uno dei più grandi leader politici della nostra epoca, è venuto a mancare all’età di 95 anni.
Nel corso degli anni, molte sono state le canzoni a lui dedicate da parte di artisti famosi.
Ho deciso, per salutarlo un’ultima volta, di elencarne 10 tra le più note in questo articolo:

1. Free Nelson Mandela, The Specials

2. Long walk to Freedom, Bono, Joe Strummer and Dave Stewart

3. Give Me Hope JoannaEddy Grant
 

4. Ordinary Love, U2

5. Freedom now, Tracy Chapman

6. Mandela, Santana

7. Black President, Brenda Fassie

8. Asimbonanga, Johnny Clegg

9. Africa Unite, Mandel’Afreeque

10. Mandela Day, Simple Minds

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30 Fotografie di grande impatto che rappresentano l’umanità del nostro tempo

Un’immagine, si sa, vale più di mille parole: ma non tutte le immagini hanno lo stesso peso. Al giorno d’oggi, grazie ai social network o a siti come il nostro, siamo abituati a vederci passare davanti innumerevoli fotografie. Molte di queste foto sono belle, tecnicamente impeccabili, curate dal punto di vista compositivo, della luce o elaborate in modo accattivante; alcune sono divertenti ed originali, capaci di strapparci un sorriso anche nei momenti più grigi della nostra giornata, altre presentano paesaggi e soggetti capaci di lasciarci incantati.
Gli scatti che adesso andremo a visionare, invece, non corrispondono ad una di queste categorie: si tratta, piuttosto, di immagini dal forte impatto che, colpendo lo spettatore, comunicano a gran voce il loro messaggio sulla condizione umana e su alcuni dei momenti migliori o peggiori che essa ha vissuto al giorno d’oggi. Immagini che, una volta viste, faticherete a dimenticare.
Mettiamo le mani avanti! Proprio per le motivazioni di cui sopra alcune delle immagini che vedremo sono capaci di turbare l’osservatore, mentre altre sapranno farlo commuovere. È proprio questo l’effetto che desidera chi realizza opere di questo genere. Molte immagini di impatto che siamo abituati a vedere parlano del nostra storia passata, mentre queste, al contrario, parlano del nostro presente; che si tratti di vittorie o sconfitte, di odio o di compassione, di gioie o sofferenze, di stupidità od intelligenza.
Per la natura intrinseca di queste immagini ognuno di noi sarà influenzato maggiormente da una più che un’altra, ma speriamo che ognuna di esse possa farci tornare a rendere conto che nel nostro mondo cose come l’amore, la tolleranza, la compassione e la comprensione non sono mai troppe. 
1) Il bambino denutrito ed il missionario.
Immagine di: Mike Wells
2) Interno di una camera a gas di Auschwitz.
Immagine di: kligon5
3) Cardiochirurgo dopo un intervento (riuscito) di trapianto di cuore durato 23 ore; Il suo assistente sta dormendo nell’angolo.
Immagine di: James Stanfield
4) Padre e Figlio (1949 vs 2009)
Immagine di: Vojage-Vojage
5) Diego Frazão Torquato, bambino Brasiliano di 12 anni, suona il violino al funerale del suo insegnante. Il suo maestro lo ha aiutato ad uscire da un mondo di povertà e violenza attraverso la musica.
Immagine di: salvemasnossascriancas.blogspot.com
6) Un soldato russo suona un piano abbandonato in Cecenia nel 1994.
Immagine di: drugoi.livejournal.com
7) Un ragazzo ha appena scoperto che suo fratello è stato ucciso.
Immagine di: Nhat V. Meyer
8) I cristiani proteggono i musulmani durante la preghiera nel bel mezzo della rivolta del 2011 ad Il Cairo, Egitto.
Immagine di: Nevine Zaki
9) Un pompiere abbevera un koala durante il devastante incendio del sabato nero a Victoria, Australia, nel 2009.
Immagine di: abc.net.au
10) Terri Gurrola reincontra la figlia dopo aver partecipato ad una missione in Iraq per 7 mesi.
Immagine di: Louie Favorite
11) Senzatetto indiano in attesa di ricevere una razione di cibo distribuito all’esterno di una moschea alla festività di Id al-fitr a Nuova Delhi, India
Immagine di: Tsering Topgyal / AP
12) Il cane Zanjeer ha salvato migliaia di vite durante le esplosioni a Mumbai nel marzo del 1993, rilevando oltre 3,329 kg di esplosivo RDX, 600 detonatori, 249 bombe a mano e 6406 proiettili. È stato sepolto con tutti gli onori nel 2000.
Immagine di: STR News / Reuters
13) Uomo che cade dal World Trade Center durante l’11 settembre.
Immagine di: Richard Drew /AP
14) Padre alcolista con il figlio.
Immagine di: imgur.com
15) Coppia abbracciata nelle macerie di una fabbrica crollata.
Immagine di: Taslima Akhter
16) Tramonto su Marte.
Immagine di: nasa.gov
17) Zingaro di 5 anni al capodanno del 2006 nella comunità nomade di St. Jacques, Perpignan, Francia meridionale. È molto comune nella comunità di St. Jacques che i bambini fumino.
Immagine di: Jesco Denzel
18) Hhaing The Yu, 29 anni, stringe il viso nella propria mano mentre cade la pioggia sui resti crollati della sua casa a Yangon (Rangoon), capitale del Myanmar. Nel maggio del 2008 il ciclone Nargis colpì il Myanmar meridionale rendendo senzatetto milioni di persone e mietendo oltre 100.000 vittime.
Immagine di: Brian Sokol
19) Un cane chiamato “Leao” siede per il secondo giorno consecutivo sulla tomba della sua padrona, morta durante la disastrosa frana del 2011 vicino Rio de Janiero
Immagine di: Vanderlei Almeida / Getty Images
20) “Aspettami papà” di Claude P. Dettloff nel New Westminster, Canada, 1 ottobre 1940

Immagine di: Claud Detloff
21) Un carrista veterano russo della seconda guerra mondiale ritrova il suo vecchio carro armato che pilotò per tutta la durata della guerra, in un isolato villaggio della Russia, usato come monumento.
Immagine di: englishrussia.com
22) Potere ai fiori!
Immagine di: Bernie Boston
23) Una donna siede in mezzo alle macerie causate da un potente terremoto da cui conseguì uno tsunami nel marzo del 2011 a Natori, Giappone settentrionale
Immagine di: Asahi Shimbun, Toshiyuki Tsunenari /AP
24) Tombe di una donna cattolica e del marito protestante, Olanda 1888.
Immagine di: retronaut.com
25) Greg Cook abbraccia la sua cagna, Coco, dopo averla ritrovata dentro la sua dimora distrutta nel marzo 2012 dal Tornado che ha colpito l’Alabama.
Immagine di: Gary Cosby Jr. / AP
26) Dimostrazione dell’utilizzo dei profilattici nel mercato pubblico di Jayapura, capitale di Papua, 2009.
Immagine di: Adri Tambunan
27) Soldati russi si preparano per la battaglia di Kursk, luglio 1943 (La foto è una riproduzione del 2006 basata su foto originali dell’archivio storico).

Immagine di: Shirak Karapetyan-Milshtein
28) Durante l’estesa inondazione  del 2011 di Cuttack City, India, un eroico abitante del villaggio salvò numerosi gatti randagi trasportandoli in un cesto tenuto in equilibrio sopra la testa.
Immagine di: Biswaranjan Rout / AP
29) Un Afgano offre il tè ai soldati.
Immagine di: Rafiq Maqbool / AP
30) Dei genitori, ancora oggi come negli anni 70, continuano a cercare la loro figlia scomparsa
Immagine di: reddit.com
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Accorinti e le Forze Armate: era giusto pronunciare quel discorso?

Ventiquattr’ore dopo il controverso discorso del sindaco Renato Accorinti in occasione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, Messina stenta a tornare alla normale vita di tutti i giorni. L’opinione pubblica, spaccata tra irriducibili Accorintiani ed inferociti detrattori del sindaco, si sta ancora dando battaglia a suon di articoli ed opinioni, sia sui giornali locali che sui social network. E la polemica non accenna minimamente a calmarsi. 
In aperta polemica con le Forze Militari e con la cerimonia stessa, Accorinti ha pronunciato un appassionato discorso in favore della pace e dello smantellamento degli eserciti, e ha poi posato davanti ai fotografi con in mano una bandiera della Pace adornata con l’articolo 11 della Costituzione. Un gesto dal fortissimo contenuto polemico, che ha spinto il Generale Ugo Zottin ad abbandonare anzitempo la cerimonia e che ha scatenato l’astio di una parte del pubblico. Gli animi si sono scaldati così tanto da obbligare la DIGOS ad intervenire per fermare alcuni “riottosi”, particolarmente innervositi dall’atteggiamento del sindaco.

Nell’analizzare meriti e colpe di Renato Accorinti e del suo discorso va innanzitutto sottolineata la coerenza del Primo Cittadino, che ha agito in piena sintonia con la propria storia personale ed il proprio carattere. Lo “show” messo in piedi ieri era ampiamente pronosticabile già in campagna elettorale: sono stati proprio l’atteggiamento rivoluzionario e la discontinuità dalla vecchia élite politica messinese a permettere ad Accorinti di vincere le elezioni. Il gesto di ieri, che va di pari passo con le altre “particolarità” della sua amministrazione, è un gesto di coerenza con ciò che i cittadini hanno votato. 
La coerenza accorintiana si nota anche nel contenuto del discorso pronunciato. Pace, smantellamento degli arsenali, abbattimento delle frontiere: tutte cose dette, ridette, e che già si conoscevano del pensiero del Primo Cittadino messinese. Se ieri Accorinti avesse lodato le Forze Armate ed il loro ruolo nella società contemporanea, come ci si aspettava che facesse, i media locali ed i suoi avversari avrebbero ugualmente gridato allo scandalo.

Il fatto che Accorinti sia stato coerente non implica, però, che le sue gesta vadano apprezzate in toto. La giornata di ieri serviva anche a ricordare il sacrificio dei tanti soldati italiani morti durante le due guerre mondiali: tempi in cui la leva obbligatoria e la follia delle nazioni mandarono al macello decine di milioni di uomini, molti dei quali italiani e siciliani. Nonostante un omaggio iniziale ai “morti per la libertà”, le successive parole e gesta di Accorinti hanno completamente oscurato il messaggio che la commemorazione voleva lanciare. A dimostrazione di come la sede ed il momento non fossero quelli adatti per pronunciare un discorso di tale fattura.
Pur comunicando un messaggio giusto, estremamente positivo e coerente con la propria storia personale, il sindaco ha sbagliato nelle modalità e nei metodi di comunicazione dello stesso, trasformando un rito puramente formale in uno scontro tra opinioni ed idee differenti. Allo stesso modo appaiono assurde e fuori luogo le critiche di Giampiero D’Alia, che ha addirittura parlato di “provocazione demenziale e inopportuna”, tradendo il suo eccessivo coinvolgimento nelle ultime elezioni comunali, che hanno visto il suo schieramento sconfitto proprio da quello di Renato Accorinti. Non bisogna tuttavia sorprendersi: quello visto ieri nient’altro è che Renato Accorinti, coi suoi pregi ed i suoi difetti mai nascosti, ma anzi esposti e resi ben visibili ai cittadini che lo hanno votato. E che lo hanno voluto a Palazzo Zanca.


Giovanni Zagarella

Mille volte grazie all’Hip Hop

Un grazie all’Hip Hop per aver insegnato il significato della parola “meritocrazia” al paese della raccomandazione, perchè in questa cultura chi merita va avanti e chi è raccomandato, prima o poi… si scioglie.
Un grazie all’Hip Hop per aver colmato una voragine culturale gigantesca, per averci fatto uscire da un medioevo intellettuale che negli ultimi 20 anni ha erto a modelli gli emblemi della nullafacenza e della sterile apparenza, confondendo e guastando le aspirazioni dei giovani, mortificandone l’intelligenza e il talento.

Un grazie all’Hip Hop, specialmente a quello italiano, per aver avuto la forza di rialzarsi , ad un passo dalla definitiva estinzione, amplificando il suo messaggio, portandolo a vette mai toccate prima di oggi, sempre di più, sempre a più gente sempre più forte. Grazie quindi all’underground, che tiene vivo il vero spirito e i veri valori di questa cultura, e un grazie anche al mainstream, che consente a una gran quantità di gente di potersi avvicinare a qualcosa che altrimenti non avrebbe conosciuto.
Un grazie all’Hip Hop perchè è democratico e perchè permette a tutti di potersi esprimere: a chi non ha un foglio di poter scrivere poesie, a chi non ha studiato pianoforte di poter fare musica , a chi non ha una tela di poter fare arte e a chi non ha studiato danza classica di poter ballare.

Un grazie all’Hip Hop perchè ci rende indipendenti dagli strumenti e persino dalla consolle. Un grazie a tutti coloro che fanno Beat Box, perchè ci consentono di poter rappare anche senza corrente.

Un grazie all’Hip Hop per averci liberato dalle camicie, dai mocassini e dai pinocchietti. Perché sei ciò che pensi e ciò che sai fare, non ciò che vesti!
Un grazie a tutti i writer, che nei quartieri degradati, orfani di una deindustrializzazione traditrice, rischiano in prima persona pur di fare arte, avendo poi il coraggio di guardarla svanire, giorno dopo giorno, pioggia dopo pioggia.

Un grazie a tutti i rapper, perché hanno liberato la musica da un’ipocrisia asfissiante, perché non parlano solo d’amore ma anche del mondo che ci circonda, con le sue storture e i suoi drammi, di tutte quelle emozioni negative di cui la narcolettica musica italiana sembra essersi dimenticata.
Un grazie ai B-Boy perchè ci han fatto capire quanto sia ridicolo restare ingessati nei club, muovetevi ragazzi!
Grazie a tutti i produttori e a tutti i Dj, che nonostante i continui insulti da parte di chi afferma che la loro non sia musica, continuano a sudare per farci contenti. Signori, la musica si evolve ed oggi si può fare anche al PC e alla consolle, fatevene una ragione!

Un grazie a tutti i freestyler e alle loro battle, perché ci consentono di risolvere pacificamente screzi che, fino a 30 anni fa in America, si risolvevano sparando nei ghetti. L’Hip Hop ha portato pace in terra di guerra e parole al posto del sangue, peace!
Un grazie all’ Hip Hop perché è la cultura che mi rappresenta, perché mi completa, mi sazia, mi consente di esprimere ciò che ho da dire a 360 gradi, in qualsiasi campo, in ogni parte del mondo, in ogni momento. Perché mi ha insegnato il valore del talento e del rispetto, perché mi ha dato, e ci ha dato, una chance.


Francesco Bitto

E tu? Dì il tuo grazie all’ Hip Hop qui sotto! 

‘Si alza il vento’: l’ultima fatica di Hayao Miyazaki accolta tra le polemiche


Il 20 luglio è uscito in Giappone Kaze tachinu (Si alza il vento), film di animazione firmato dal regista Hayao Miyazaki, cinque anni dopo Ponyo sulla scogliera. Il film concorrerà al leone d’oro al festival del cinema di Venezia, che comincia il 28 agosto.
“Si alza il vento” parlerà della storia di Jiro Horikoshi, l’ingegnere che progettò il caccia giapponese Mitsubishi A6M Zero, un aereo leggendario (forse il miglior caccia della seconda guerra mondiale), temutissimo dall’aviazione degli Stati uniti d’America. Inoltre lo Zero contribuì in modo decisivo all’ingresso degli Stati Uniti in guerra, visto che fu usato dai piloti giapponesi nell’attacco a sorpresa a Pearl Harbor il 7 dicembre del 1941.

Subito si sono scatenate forti polemiche, in quanto Miyazaki, pacifista convinto, ha realizzato un film che sembra mitizzare un costruttore di armi. Il cineasta giapponese ha risposto: “Era sbagliato andare in guerra. Ma è inutile incolpare Jiro per questo”.

Francesco Bitto