Nella "Trash art" di Zac Freeman resuscita la spazzatura

Zac Freeman cerca, trova, incolla e crea. L’idea dello statunitense scoppia nel 1999 quando scopre che assemblando oggetti, cianfrusaglie e rifiuti si possono creare dei fantastici ritratti.

Un miscuglio di oggetti riciclati e trovati per strada forgiano delle facce espressive. Queste opere, più contemporanee che mai, sfruttano la raccolta di tutto ciò che cestiniamo. Se le guardiamo da distanza ravvicinata non possiamo capirci molto: risulta un’ assemblaggio random di oggettistica, ma se allontaniamo lo sguardo capiamo la composizione. Un telecomando forma un sopracciglio che si congiunge a una sfilza di bottoni che delineano un viso.
Inoltre il ritratto assume tratti somatici definitissimi se è illuminato da apposite luci.
La vera idea che racchiude la ‘Trash art” ci ricorda per fare arte basta poco, anche un ammasso di rifiuti urbani. 

Raffaele Pinna.

“In one all movie” di Paolo Lipari in mostra il 13 dicembre al Mic di Milano

Paolo Lipari è fondatore e direttore di Dreamers, centro di formazione e di produzione audiovisiva, titolare della casa di produzione Anni Luce, regista di fiction, pubblicità e documentari.
Venerdì 13 dicembre, alle ore 18.00 inaugura, presso il MIC di Milano la sua mostra intitolata “In one all movie”. 

In un quadro un intero film, un progetto audace ma sentito fortemente dall’artista che unendo le sue due più grandi passioni, arte e cinema, si è lanciato coraggiosamente nel progetto che consiste per l’appunto nel comprimere un intero film in un unico quadro. Le undici opere esposte, contengono altrettanti film di culto stretti in una sola immagine. Da Psycho a Kill Bill, da Otto e mezzo ad Apocalypse now e ancora, I quattrocento colpi e il Favoloso mondo di Amelie, ogni film è omaggiato attraverso un esperimento estremo, mai tentato prima: la sovrapposizione di tutti i suoi fotogrammi. 

Il risultato è una sintesi visiva, dove le immagini del film si fondono tra loro racchiudendo in un attimo fugace un’intera pellicola. Chi ha amato uno dei film coinvolti in questo straordinario progetto, avrà ora la possibilità di possederlo: un quadro con dentro la trama del suo film preferito da tenere gelosamente custodito. 
Un esperimento innovativo e se vogliamo anche un po’ pretenzioso, ma sicuramente interessante e coinvolgente.
Consuelo Renzetti

L’amore ai raggi X: il "romantico" progetto di Ayako Kanda e Mayuka Hayashi

Ammettiamolo, oggigiorno siamo abituati a vedere scatti di coppie e coppiette teneramente abbracciate, intente a guardarsi negli occhi con passione o colte nell’atto di scambiarsi pegni d’amore, niente di strano. Strano o quantomeno insolito è invece, vedere coppie immortalate ai raggi X.
Le immagini a raggi X mostrano di solito la finitezza dei nostri corpi composti esclusivamente di materia, immagini che non suscitano nessuna emozione, monocromatiche, spente, a tratti inquietanti.
Per molti di noi questi scatti saranno di certo quanto di meno romantico ci possa essere al mondo. Vero.
Ma è innegabile che questi scatti rivelino invece qualcosa di estremamente intimo, quale è il sentimento.
Le quattro coppie sono letteralmente spogliate di orpelli materiali ed inutili, sono nude e vere, vestite solo del sentimento che le lega.
Questo è il fine del progetto delle artiste e fotografe Ayako Kanda e Mayuka Hayashi, mostrare l’intimità che lega due persone senza ostentare nulla.
Kanda ed Hayashi con questo coraggioso progetto si sono aggiudicate il Mitsubishi Chemical Junior Designer Award.

Consuelo Renzetti

L’arte si fa furba, a Roma nasce SmART il nuovo polo per l’arte contemporanea

Il 15 ottobre è stato inaugurato a Roma un nuovo polo per l’arte contemporanea: SmART.
L’associazione (senza scopo di lucro, è bene ricordarlo), propone un modo nuovo ed intelligente per promuovere l’arte e la cultura, dando spazio a tutte le sue molteplici sfumature attraverso iniziative espositive, didattiche e culturali. La sua missione è quella di fare da tramite tra artisti e pubblico di modo da creare un legame forte ed interattivo, perché l’arte, non va osservata, ma va vissuta.
La sfida di SmART è quella di rendere l’arte fruibile e libera ma soprattutto interattiva, nel polo non vi saranno solo mostre ma anche laboratori didattici ed incontri culturali e per rendere l’esperienza artistica più viva e partecipata, mette a disposizione uno spazio di lavoro personale in cui sviluppare la propria ricerca artistica.
Ad aprire le danze è stata la personale di Giacomo Costa dal titolo “Visioni apocrife” ,la mostra comprende una decina di opere di grandi dimensioni rappresentanti paesaggi urbani e naturali dagli equilibri ambientali alterati e distorti, scene apocalittiche e ironici autoritratti, una mostra al confine tra fotografia, architettura e fantascienza.
SmART è un progetto ammirevole e coraggioso, che va sostenuto, perché come disse il saggio ma al contempo folle Vladimir Majakovskij “L’arte non è uno specchio per riflettere il mondo, ma un martello per forgiarlo.

Consuelo Renzetti

Banksy invade la città di New York: un graffito al giorno per un mese

Un graffito al giorno per un mese, è questa la sfida che Banksy lancia alla città di New york, che dal primo Ottobre è diventata la sua personale galleria d’arte a cielo aperto. Ma, a quanto pare, qualcuno sta cercando di sabotarlo. I graffiti fino ad ora realizzati sono stati deturpati nel giro di poche ore dalla loro realizzazione.
Il primo è stato avvistato in una via di Manhattan: l’artista di Bristol ha notato un cartello recante la scritta “disegnare graffiti è un crimine” ed ha preso la palla al balzo raffigurando un ragazzino sopra le spalle del suo complice che allunga la mano per “rubare “ la bomboletta raffigurata nel cartello.

 Il secondo è stato realizzato sulla Westside, stavolta Banksy ha scelto una saracinesca abbassata, e con graffiante ironia vi ha scritto sopra: «This is my New York accent,normally i write like this» (questo è il mio accento newyorkese, ma di solito scrivo così). La terza opera è comparsa il 3 ottobre a Midtown, e raffigura un cane che fa la pipì sopra un idrante, sotto al graffito la scritta provocatoria “completami”.

Come ho anticipato prima i graffiti realizzati da Banksy sono già stati rovinati da qualcuno le cui idee evidentemente collidono con quelle dell’artista. C’è chi esordisce con “hanno solo imbrattato le sue imbrattature”. Punti di vista, per me invece questa è l’ennesima dimostrazione che molte persone con l’arte hanno poco da spartire.

Consuelo Renzetti

Bad painting: quando l’arte oltrepassa i limiti

Qual è il confine tra la libertà d’espressione e l’esibizionismo? Dove finisce la provocazione e dove inizia il grottesco? Il significato della parola “arte” nel corso dei secoli è stato ampiamente rivalutato e rielaborato, oggi l’arte è qualsiasi cosa, prodotta dalle sapienti (e non) mani dell’uomo, susciti emozione; non ha nessuna importanza quale, se stupore, ammirazione, ribrezzo, inquietudine, non ha nessuna importanza. Oggi ciò che conta è che l’arte susciti reazioni. Molte sono le correnti artistiche contemporanee volte a stupire il pubblico e pronte a tutto pur di far parlare si sé; prima tra tutte la Bad Painting, corrente nata nei tumultuosi e frivoli anni ’70, ma ancora oggi vivida più che mai. Provocatoria, feroce, ironica e talvolta ai limiti del volgare. Probabilmente prende spunto dalle discusse ed indimenticabili opere di Marcel Duchamp, che già nel 1917 aveva scandalizzato il mondo dell’arte con due delle sue opere più controverse: L’orinatoio e qualche anno più tardi la “Monna Lisa con baffi e pizzetto”.

Pensate di essere ad una mostra, camminate, osservate con cura tutte le opere, poi, lo sguardo si posa su di un quadro eseguito in maniera grottesca, magari con ritagli di giornali pornografici, o eseguito con materiali insoliti come lo sterco di elefante: chiudete gli occhi per un attimo e cercate davvero di immedesimarvi nella situazione. A cosa state pensando? Probabilmente tutte le vostre convinzioni (indipendentemente da quali esse siano) saranno scombussolate, la mente si affollerà di pensieri, “questa è arte”, “no, non può essere questa non è arte”, “aberrante”, “meraviglioso”, “geniale”. Poco male, sono reazioni.
Quando si parla della Bad painting ci si chiede se tutta questa brutalità sia fine a se stessa o se sia davvero frutto di un’espressione dell’autore che, per quanto possa essere controversa, rientra comunque nelle tante sfumature dell’arte. Ci si chiede anche se quella della Bad painting sia una battaglia contro il conformismo e la rigidità dei canoni classici o se sia semplicemente puro e arrogante esibizionismo.

Sono domande essenziali? L’arte è tutto ed è niente, l’arte è oggettiva, soggettiva, l’arte è regolata da rigidi schemi, ma può essere anche libera e provocatoria, tutto sta nel modo di porsi davanti ad essa.  Quando si osserva un’opera d’arte bisogna tener conto di tutte le possibili variabili, immedesimarsi nell’autore, immedesimarsi nell’opera stessa.

Come uscire quindi da questo dilemma Amletico, tutti posso fare arte allora? Io credo che l’unico modo per uscirne sia distinguere l’espressione artistica dall’arte, ma soprattutto essere consapevoli che non può essere fine a se stessa, l’arte non è egoismo. Nel modo più assoluto.

Consuelo Renzetti

Il cinema e le arti: la pittura

L’arte ha innumerevoli linguaggi, infinite declinazioni. Ogni espressione della creatività umana veicola un messaggio più o meno impegnato, e per farlo si avvale di forme e canoni estetici differenti a seconda dell’epoca e della civiltà coinvolta nel processo creativo.
Nel corso dei secoli ci sono stati molti tentativi di classificare le varie forme artistiche e di costituire una “gerarchia delle arti”, in cui il criterio per stabilire la maggiore o minore “nobiltà” di un linguaggio artistico si fondava sul rapporto tra parola e immagine, tra astratto e concreto.
Le prime discussioni sul primato delle arti si fanno risalire agli antichi greci, con il culto delle Muse, e, in epoca tardo-antica, a Boezio e Cassiodoro, con il sistema delle sette Arti Liberali, che ebbe grande fortuna fino al Rinascimento.
Queste classificazioni escludevano ancora ogni forma di arte figurativa, come la pittura, la scultura e l’architettura, ancora considerate delle raffinate forme di artigianato, nonostante la grande e gloriosa tradizione greco-romana del classicismo, che ha prodotto i capolavori di Fidia, Prassitele, Lisippo e molti altri. Dunque per l’antichità e il medioevo l’immagine non possedeva la nobiltà intrinseca della parola – e su queste posizioni ripiegarono alcuni teorici e artisti post-strutturalisti come Gilles Deleuze o Carmelo Bene.
Pertanto più un’arte rientrava nel dominio dell’astratto e della parola più era “divina” e alta.
Solo nel Rinascimento, grazie al contributo di personalità come Leon Battista Alberti, Michelangelo e Leonardo, le arti figurative ebbero riconosciuta la loro piena dignità.
Tanto che nel Cinquecento si aprì tra molti artisti e studiosi una querelle per stabilire se fosse superiore la pittura o la scultura, una controversia che produsse opere interessanti, come questa tela del Bronzino, che ritrae il nano Morgante da due diversi punti di vista, quasi a voler superare il limite di bidimensionalità del supporto pittorico.
Doppio ritratto del nano Morgante (verso/recto) (1552) [dopo il restauro] di Agnolo Bronzino
Alla fine dell’Ottocento Wagner era alla ricerca di un’arte totale, che raccogliesse e sintetizzasse tutte le forme estetiche, e, come sappiamo, l’amico Nietzsche vedeva nel dionisiaco l’origine e la potenza dominatrice delle pulsioni creatrici dell’uomo.
Dal Novecento in poi, complice anche l’invenzione cinematografica, l’intreccio e la sinergia tra le varie arti sono stati promossi e sperimentati sempre più, fino a creare un ideale di interartisticità, di “unità dinamica dell’arte”, che ha molto influenzato le poetiche e gli atteggiamenti, dalle avanguardie storiche a oggi.
Il cinema, si può dire, rappresenta la fase evolutiva più compiuta di questo processo, tanto da essere considerata criticamente da molti studiosi una non-arte, un prodotto ibrido derivato dalla decadenza di diversi linguaggi artistici.
È più condivisibile l’opinione secondo cui il cinema, proprio per il suo carattere “spurio”, proprio perché si trova al crocevia tra diverse forme artistiche e può usufruire dei linguaggi e dei mezzi di ognuna, sia potenzialmente l’arte più completa e più sfaccettata.
Questa considerazione spinse forse nel 1919 il critico cinematografico Ricciotto Canudo a coniare l’appellativo di “settima arte”, elevando l’appena ventenne cinematografo al livello della “divina” architettura e delle altre cinque arti allora ufficialmente riconosciute (pittura, scultura, musica, poesia e danza).
E in effetti il linguaggio cinematografico coniuga parola e immagine, suono e figura, musica e coreografia, ma ricombina questi ingredienti con tecniche nuove, in continua trasformazione, e ambiziosamente tese ad avvicinarsi sempre più al realismo, pur mantenendo una “finzione di base” che costituisce il patto narrativo con lo spettatore.
Il cinema dialoga incessantemente con le altre discipline artistiche, spesso appropriandosi di stilemi e temi propri di ognuna.
In particolare, un punto di riferimento fondamentale per molti registi–intellettuali è da sempre costituito dalla pittura, come dimostra la presenza di tableaux vivants in alcuni film di ispirazione biblica o mitologica, ad esempio ne “La ricotta” di Pasolini, un episodio del film collettivo “Ro.Go.Pa.G.”, in cui compaiono ricostruzioni viventi della Deposizione di Volterra di Rosso Fiorentino e della Deposizione di Santa Felicita di Jacopo Pontormo.
Tableau vivant ne La ricotta (1963) di P.P. Pasolini / Deposizione di Volterra (1521) di Rosso Fiorentino
Anche nel cinema più recente sono state recepite alcune suggestioni dell’arte moderna, ad esempio nel cinema di genere fantasy, come dimostrano questi esempi:
Inverno (1563) di Giuseppe Arcimboldo / Barbalbero ne Le Due Torri (2002) di Peter Jackson –
Acqua (1568) di G. Arcimboldo / Davy Jones ne I Pirati dei Caraibi di Gore Verbinski
Non è certo se i disegnatori di Peter Jackson e Gore Verbinski abbiano davvero tratto ispirazione dalla pittura di Arcimboldo, ma indubbiamente siamo di fronte ad una “riaccentuazione” (Iris Zavala) significativa di elementi dell’immaginario collettivo, formatosi in secoli di produzione artistica e letteraria.

Il sodalizio tra pittura e cinema ha prodotto anche forme d’arte completamente nuove, come la videoarte, che conta tra i suoi esponenti più apprezzati personaggi eclettici come Nam June Paik e Bill Viola.

Quest’ultimo, soprattutto, ha esplorato l’arte di Pontormo (cfr. The Greeting) di Masolino (cfr. Emergence) e di altri artisti quattro–cinquecenteschi rilevanti, rileggendo alla luce della sua personale interpretazione il senso di movimento e le pathosformeln (Aby Warburg) che l’arte moderna è riuscita a codificare e a trasmettere alla posterità.

Visitazione di Carmignano di Jacopo Pontormo

Altro interessante esito ottenuto dalla fusione di arte e cinema è indubbiamente il recente film “I colori della passione” (2011) (titolo originale: “The Mill & the Cross”) di Lech Majewski. Oltre a essere un immenso tributo all’arte di Pieter Bruegel, la pellicola di Majewski è un vero e proprio film-quadro, che ripercorre, intrecciandole, la storia interna e la storia esterna dell’opera, rendendola viva e trasformando la pittura in una vicenda compiuta e coerente.
A mio parere esperimenti come questo costituiscono l’ultima frontiera del cinema, e possono fornire spunti utili e strade da percorrere per chiunque voglia addentrarsi nel suo mondo.
Solo sviluppando una continua intesa tra le varie forme d’arte e valorizzando i punti di contatto e le interrelazioni tra di esse, evitando di compiere sterili graduatorie, si potrà rendere omaggio e testimonianza della grandezza e del merito di chi ci ha preceduto, e forse un giorno si arriverà all’ “arte totale” tanto celebrata da Wagner e Nietzsche.
Giorgio Todesco