Addio a Mandela, eroe della pace

Nessun tributo, nessun onore, nessun lutto potranno rendere giustizia al vuoto incolmabile che Nelson Mandela, scomparso pochi minuti fa, lascia al mondo intero. Leader del Sudafrica multietnico uscito dalla melma dell’apartheid, simbolo della lotta per la libertà e la giustizia, la stella più luminosa del Continente Nero se n’é andata umilmente, come visse e operò, lasciando però dietro di sé un immortale scia di grandezza che solo poche altre figure della Storia possono osservare senza impallidire. Prese la sua nazione nel momento peggiore, marcì in prigione, fu saggio capo e fedele compagno di ogni sudafricano, consegnò il paese alla modernità, donò a tutti noi la speranza nel mutamento, la fiducia in un genere umano che, al di là delle atrocità, ha in sé il germe del migliorarsi, giorno per giorno.  
L’annuncio della morte del grande leader è stato dato pochi minuti fa da uno dei suoi successori, l’attuale presidente sudafricano Zuma, con quel fare commosso e solenne che si riserva solo gli addii a un uomo unico. Era malato da tempo, aveva già più volte rischiato di morire, ma per uno come lui, anche a 95 anni, tutto questo era poco più che ordinaria amministrazione: chissà quante volte ci era stato vicino nei 26 anni a Robben Island. Ma stasera, per l’ultima volta, il suo cuore ha danzato sul sottile filo tra la vita e la morte, cadendo, infine, al di là della staccionata, dove neanche i più fedeli hanno potuto seguirlo. Come nel mito, l’uomo che muore oggi diventa simbolo, leggenda, imperituro monumento alla libertà dei popoli: perché nessuno potrà mai scordare quello che Nelson Mandela ha fatto in Sudafrica e quello che ha dimostrato al mondo intero. Un altro eroe  del ‘900 compie il grande passo: addio Madiba, ci mancherai. 
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