15 Caverne tra le più spettacolari al mondo

Non è un mistero che poche foto possano suscitare una intensa sensazione di meraviglia quanto quelle di un paesaggio maestoso e surreale. Che si tratti di torreggianti vette, di sconfinati arcipelaghi o di foreste lussureggianti; eppure un’altra categoria di luoghi riesce inaspettatamente  stupire l’osservatore che, senza pregiudizi, presti ad essa il proprio occhio: le caverne.
Di esse abbiamo già auto alcuni esempi, alcuni dei quali rivedremo, nei nostri articoli: I 33 luoghi abbandonati più belli al mondo e 40 posti da vedere prima di morire – Parte 1/3  | Parte 2/3 | Parte 3/3
Queste fantasmagoriche caverne non sono tratte da una favola, né sono state realizzate per un film horror, fantasy e neppure di Indiana Jones; infatti tutto ciò che vedrete nelle prossime immagini è parte del mondo in cui viviamo. Questi spettacolari luoghi si trovano nei punti più remoti e nascosti dell’Asia, del Nord America e dell’Europa.
Alcune di queste caverne si formano grazie a fenomeni di tipo carsico, per cui l’acqua, scorrendo o filtrando attraverso delle fenditure formatesi all’interno di rocce calcaree, dissolve i minerali carbonatici trasportandoli in soluzione e creando spaccature ed aperture. Nel corso di milioni di anni, il susseguirsi di questi fenomeni, porta alla formazione di queste maestose strutture grazie all’opera distruttiva sul calcare preesistente ed a quella costruttiva, derivata dal continuo deposito del carbonato di calcio di cui le acque si erano arricchite.
Altre caverne, invece, si sono formate attraverso un insieme di fenomeni erosivi che hanno colpito le rocce da cui sono composte, ad opera di agenti meccanici come il moto ondoso del mare o lo scorrere dei fiumi.
Attenzione però! Se voleste andare a visitarle dovrete tenere presente che solo alcune di loro, come quella di Phraya Nakhon in Thailandia, sono aperte al pubblico. La maggioranza sono appannaggio di pochi avventurieri estremi che sono riusciti a guadagnarsi un pass per poterle esplorare. Inoltre, come potrete dedurre dalle foto che vedrete, le persone a cui viene data la possibilità di esplorare queste bellezze naturali sono equipaggiate di tutto punto con attrezzatura non convenzionale.

È quindi una grande fortuna per noi che tali spedizioni annoverino spesso nei loro team dei fotografi professionisti. I loro preziosi scatti sono ciò che ci permette di apprendere di più su quel misterioso luogo chiamato Terra e su quei luoghi, ancora incontaminati dal genere umano, che ne fanno parte.

1) Caverna di Son Doong, Vietnam
Crediti: National Geographic
Crediti: National Geographic
Crediti: National Geographic
La caverna di Son Doong in Vietnam è la più grande caverna a livello mondiale attualmente conosciuta. È un luogo ricco di innumerevoli meraviglie, incluse un ecosistema isolato, un microclima e delle formazioni geologiche.
2) Caverna di ghiaccio vicino al vulcano Mutnovsky, Russia
Crediti: Denis Budko
Crediti: Florian Wizorek
Crediti: Florian Wizorek
Caverne di ghiaccio come questa circondano il vulcano Mutnovsky in Russia. Alcune di esse vengono generate dagli sfiati, detti fumarole, che rilasciano il calore vulcanico e gas.
3) Miniera di Naica, Messico
Crediti: nicole_denise
Crediti: nicole_denise
Le caverne della Miniera di Naica in Messico ospitano alcuni dei più grandi cristalli mai visti. La Caverna di Cristallo, dove queste meraviglie sono racchiuse, è chiusa al pubblico a causa della sua profondità, del calore e varie problematiche. Ad ogni modo moltissime immagini sono state scattate per documentare questa monumentale caverna.
4) Caverna nel Ghiacciaio di Vatnajokull, Islanda
Crediti: orvaratli
Crediti: Einar Runar Sigurdson
Crediti: skarpi
Questa caverna è situata nel Ghicciaio Vatnajokull in Islanda, il più grande ghiacciaio d’Europa. Caverne come queste si formano a causa dello scioglimento dei ghiacci, ma possono essere pericolose poiché i ghiacciai si fratturano e si modificano di continuo.
5) Caverne di Batu, Malesia
Crediti: Danny Xeero
Le Caverne di Caves in Malesia sono state utilizzate da coloni inglesi e cinesi così come dagli indigeni delle popolazioni Temuan. Il guano di pipistrello della caverna veniva raccolto e sfruttato per scopi agricoli, oggigiorno però la caverna è piena di statue ed aperta ai visitatori.
6) Caverna nel Ghiacciaio di Mendenhall, USA
Crediti: Kent Mearig
Questa caverna di ghiaccio è parte del ghiacciaio di Mendenhall vicino Juneau, in Alaska. La spettacolare caverna è stata scavata nel ghiacciaio dalle acque derivanti dallo scioglimento dei ghiacci. A causa delle condizioni in continuo mutamento del ghiacciaio è impossibile sapere se, e per quanto a lungo sarà ancora possibile ammirarle.
7) Caverna di Algarve, Portogallo
Crediti: Bruno Carlos
La regione di Algarve in Portogallo, dove è situata questa caverna, è soggetta a diverse formazioni costiere dovute alla relativa solubilità di questo fronte roccioso. Questa caverna vicino Lagos, nello specifico, è accessibile solo via mare.
8) Glowworms Cave, Nuova Zelanda
Crediti: waitomo.com
Crediti: waitomo.com
Crediti: waitomo.com
Le Waitomo glowworm caves in Nuova Zelanda sono dimora per un insetto unico: il glowworm. Questi insetti producono una sostanza filamentosa, setosa e luccicante che fanno pende dal soffitto della caverna, allo scopo di attrarre delle prede curiose.
9) Caverna di Tham Lod, Thailandia
Crediti: John Spies
Crediti: John Spies
Il fiume Nam Lang scorre attraverso la caverna Tham Lod nella Thailandia del nord. La caverna è piena di splendide stalattiti e stalagmiti, ed è dimora di centinaia di migliaia di rondoni del pacifico che si sono adattati a spendere buona parte della loro vita al suo interno.
10) Kyaut Sae Cave, Myanmar
Crediti: Leopard
Si sa davvero poco riguardo questa caverna nel Kyaut Se, Myanmar, se non che il suo interno è stato adibito a tempio Buddista.
11) Caverne di Marmo, Patagonia
Crediti: Edison Zanatto
Crediti: kellywhite
Le Caverne di Marmo in Patagonia sono conosciute per gli spettacolari riflessi che le acque turchesi rilasciano sui candidi marmi del soffitto della caverna. Sono anche conosciute con il nome di “Cattedrale di Marmo” a causa della loro affascinante forma ad arco.
12) Antelope Canyon, USA
Crediti: wikipedia.org
Crediti: Greg Boratyn
Antelope Canyon in Arizona è stato scavato da migliaia di anni di venti persistenti e rapide inondazioni, per questo motivo le sue pareti risultano così lisce, fluide e levigate. Durante la stagione dei monsoni desertici, possono verificarsi delle improvvise inondazioni. Questi spiacevoli eventi hanno causato la morte di diversi turisti ignari.
13) Caverna Phraya Nakhon, Thailandia
Crediti: Georgi Iashvili
Crediti: Wasitpol Unchanakorrakit
La Caverna Phraya Nakhon in Thailandia è una storica e popolare meta turistica per la sua particolare illuminazione dovuta al soffitto crollato. Il padiglione al centro fu edificato per la visita di Re Chulalongkorn nel 1890.
14) Ellison’s Cave, USA
Crediti: secondglobe.com
Questa fantastica galleria verticale, parte delle Ellison’s Cave in Georgia, negli U.S.A. E’ una popolare attrazione per gli speleologi, ed in particolare per coloro che adorano scendere lungo canali sotterranei verticali.
15) Grotta del Flauto di Bambù, Cina
Crediti: Peter Stewart
Crediti: Pasquale di Pilato
La Grotta del Flauto di Bambù a Guangxi, in Cina, è stata visitata da turisti per almeno 1200 anni. La caverna ospita una spettacolare serie di stalattiti e stalagmiti. Il suo nome proviene dalle numerose canne di bambù che crescono nei pressi dell’entrata, che vengono spesso usati per la costruzione di flauti.

Il Robinson del 2000 e la sua tigre: quel che sta dietro a Vita di Pi

Tradotto in 42 lingue, vincitore di un Man Booker Prize nel 2002, riadattato in un film da Ang lee nel 2012 e venduto in sette milioni di copie, Vita di Pi (2001), è il capolavoro di Yann Martel. La storia racconta di un ragazzo indiano, Piscine Molitor Patel, soprannominato Pi, che cresce nello zoo del padre. La prima parte del romanzo è una lunga riflessione sull’infanzia del giovane: vengono descritti il suo carattere, il suo amore per gli animali – tanto che studierà zoologia – e il fascino per le religioni, talmente sentito che il bambino deciderà di abbracciarne ben tre: il cristianesimo, l’induismo e l’islamismo. La narrazione vera e propria comincia quando, per problemi economici, la famiglia di Pi decide di trasferire il proprio zoo in Canada.

Durante il viaggio la nave viene colpita da una forte tempesta e, per cause non del tutto definite, affonda. Solo il giovane Pi riesce a salvarsi su di una scialuppa, che dovrà però condividere con quattro insoliti superstiti: una zebra, un orango, una iena e una tigre reale del Bengala, chiamata Richard Parker. I primi tre animali non riescono però a sopravvivere a lungo e presto è solo la tigre l’unica compagna di disavventura di Pi. Il ragazzo riesce – grazie ad alcune provviste, un manuale di sopravvivenza e tanto coraggio – a restare in vita per ben 227 giorni in mare. Richard Parker, inizialmente suo nemico, diventa col passare del tempo una sorta di alleato e aiuto contro la solitudine. I due protagonisti infatti affrontano insieme le più strabilianti avventure: dalla pesca dei pesci volanti all’isola di alghe e lemuri, dall’incontro con il cannibale francese alla tempesta, fino al felice – ma non troppo – finale. Durante il lungo viaggio si fondono due mondi, quello reale e quello fantastico: tutto sembra così veritiero e razionale ma al tempo stesso impossibile e immaginario. Ad ingannare è anche la premessa al libro: un narratore iniziale, che probabilmente rappresenta Yann Martel dato che è anch’esso uno scrittore in cerca di una storia, racconta di aver ascoltato l’avventura da Piscine Patel stesso. 

Il libro, basato su di un’idea tanto insolita quanto geniale, non è però totalmente frutto dell’immaginazione di Yann Martell, come lui stesso ricorda. Fu infatti fortemente influenzato dalla recensione di un libro degli anni Ottanta, Piccola guida per naufraghi con giaguaro e senza sestante, scritto da un autore brasiliano, Moacyr Scliar, a cui dedica il romanzo con la seguente frase: «Sono anche in debito col signor Moacyr Scliar, per la scintilla di vita». Nonostante la recensione fosse piuttosto negativa, Martel fu colpito dalla trama del romanzo: una famiglia di ebrei, proprietaria di uno zoo a Berlino, decide di emigrare in Brasile. La nave affonda e solo un membro della famiglia riesce a salvarsi, ma ad un caro prezzo: deve condividere la sua scialuppa con un giaguaro. Yann Martel fu così colpito da questa premessa che cercò il libro ovunque, senza nessun risultato. L’idea del naufragio e di una scialuppa condivisa da un uomo e da un pericoloso felino lo affascinava tanto da renderlo invidioso; cercò così di dimenticare la recensione letta e si concentrò su altri romanzi per circa cinque anni, quando tornò per la seconda volta in India.

A Bombay, lo scrittore venne colpito da una forte crisi: il romanzo che stava scrivendo non procedeva affatto bene (così come accade nella prefazione a Vita di Pi), si sentiva inutile, solo, totalmente demotivato. Un giorno però, seduto sopra ad una roccia e aiutato dall’atmosfera indiana, ebbe un colpo di genio: all’improvviso gli tornò alla mente la recensione di quel libro che tanto l’aveva scosso ed immediatamente si crearono nella sua testa diverse scene, concetti e idee che avrebbe potuto trascrivere; in particolare lo stuzzicava l’idea di mischiare tra loro religione e zoologia, in perfetta armonia con l’ambiente indiano. Ora ne era sicuro: era pronto a scrivere. 

Da quel momento, per i successivi sei mesi, Yann Martel visitò ogni zoo dell’India del Sud, intervistò i direttori, studiò la natura, le città, le moschee, la chiese e i templi, immergendosi totalmente nella cultura indiana. In seguito decise di tornare per un anno e mezzo in Canada, dove svolse numerose ricerche sulla religione, la zoologia e i più famosi naufragi. Nel frattempo, prese appunti su qualsiasi idea riguardante il romanzo. La scelta dell’animale da collocare sulla scialuppa fu per lui la parte più difficile. Inizialmente pensò a un elefante: quelli indiani sono più piccoli di quelli africani e un esemplare giovane avrebbe potuto stare comodamente su una scialuppa; l’immagine dell’elefante tuttavia aveva un qualcosa di comico che avrebbe rovinato la storia. La seconda idea fu quella del rinoceronte, ma essendo un animale erbivoro non avrebbe potuto sopravvivere nell’oceano se non grazie alle alghe. Poi, finalmente, l’idea della tigre del Bengala, così potente e maestosa al tempo stesso.

Gli altri animali presenti sulla scialuppa simboleggiano, secondo l’autore, dei tratti tipicamente umani: la codardia della iena, l’istinto materno dell’orango e l’esoticità della zebra. Infine, il cannibale francese cieco fu creato nella mente dell’autore in uno dei primi momenti in cui, in India, decise di occuparsi della storia. L’idea piacque così tanto allo scrittore che la prima bozza di quella parte era formata da ben quarantacinque pagine. In parte assurda, si trattava di una delle su parti preferite proprio perché, a suo dire, era una sorta di “Beckett in the Pacific”. Sotto consiglio della sua editrice, decise però di tagliare gran parte della scena in quanto stridente con il resto del romanzo, come “una bella barzelletta ad un funerale”

Nonostante lo ‘scampato’ plagio, Martel sembra lo scrittore ideale per questo tipo di storia: nato in Spagna da dei genitori franco-candesi, l’autore si può definire cittadino del mondo, soprattutto grazie ai numerosi viaggi e ai lunghi soggiorni nei paesi più disparati. Chi meglio di lui – in aggiunta studente di Filosofia all’università di Peterborough, Ontario – avrebbe potuto scrivere riguardo le diverse credenze e culture, riguardo l’avventura e il viaggio? 
Il libro è interessante soprattutto perché offre molti spunti di riflessione. Prima di tutto potrebbe essere considerato un’allegoria, ma sta al lettore trovarne il vero significato. Nelle ultime pagine viene infatti proposta una storia alternativa, molto più credibile e realistica, in grado di soddisfare i lettori più razionali: potrebbe trattarsi di una metafora della fede, dell’immaginazione contro la razionalità. La tigre potrebbe essere poi il simbolo della brutalità ed animalità che affiora nella personalità del protagonista durante la difficile prova a cui è sottoposto: durante i sette mesi in mare Pi riscopre la sua parte più selvaggia, che abbandona, così come abbandona Richard Parker, una volta tornato sulla terra ferma. 

E’ poi interessante la visione del mondo animale e del suo rapporto con quello umano, molto distante da quello ‘classico’ dei romanzi o delle favole: è una visione molto cruda, realistica e per niente moraleggiante. Nonostante a Richard Parker venga dato un nome tipicamente da uomo, l’animale non viene mai umanizzato da Yann Martel: il nome umano sottolinea il fatto che si tratta di un personaggio a tutti gli effetti – completo di nome e cognome – a cui il lettore potrà affezionarsi, rendendolo al pari di Pi. La grande novità infatti sta nel fatto che, mentre Robins Crusoe, il naufrago per eccellenza, vedeva negli animali che popolavano la sua isola soltanto dei compagni a lui inferiori, Pi e Richard Parker sono invece sullo stesso piano e dovranno lottare ad armi differenti ma pari per poter sopravvivere. La tigre, nonostante abbia un ruolo fondamentale, resterà però sempre e solo un animale selvaggio, mosso dagli istinti, e non dalle emozioni. Anche se nel romanzo si crea tra i due protagonisti un legame che sfiora quasi l’amicizia, non si tratta mai di un’amicizia sentimentale, il loro rapporto è solo uno strumento utilizzato per sopravvivere in mezzo al dolore del naufragio.

Pi nutre Richard Parker solo per evitare di essere mangiato a sua volta e, col passare del tempo, lo fa per darsi uno scopo, un motivo per affrontare ogni nuovo giorno. Dall’altra parte, l’animale sembra risparmiare il compagno di viaggio non per affetto, ma per arrendevolezza e forse comodità. Il tentativo di disumanizzazione del rapporto non è però sempre efficace: si crea tra i due, involontariamente, una sorta di necessità e di bisogno reciproco che è difficile staccare da un ideale più romantico, in particolare nella parte finale dove Pi cerca disperatamente un addio umano, che non arriverà. E’ questa la parte davvero emozionante del romanzo: Richard Parker resterà sempre un animale, senza raggiungere mai una sorta di umanità. Questo è straziante, tanto per Pi quanto per il lettore, che vede allontanarsi con distacco un amico a cui, pagina per pagina, si era affezionato.