L’incredibile ritrovamento di oltre 1500 opere d’arte confiscate dal nazismo

La polizia di frontiera deve essersi insospettita quando nel 2011, su un treno che portava dalla Svizzera a Monaco, nei bagagli di Cornelius Gurlitt, un uomo di 80 anni che ufficialmente non aveva mai lavorato, ha trovato oltre 9000 euro in contanti. Al ritrovamento è seguita una perquisizione nell’appartamento dell’uomo dove le autorità tedesche hanno ritrovato oltre 1500 opere d’arte scomparse ormai da oltre 60 anni. I quadri, tra cui alcuni capolavori di Picasso, Matisse e Chagall, hanno un valore che si aggira intorno al miliardo di euro ed erano stati confiscati dal regime ad ebrei deportati o in fuga dalla Germania, e consegnate al critico d’arte Hildebrand  Gurlitt per “monetizzare” il bottino. Alla fine della guerra, il mercante d’arte nazista dichiarò che le stesse erano state distrutte durante i bombardamenti dell’aviazione tedesca a Dresda, e di loro non se ne seppe più niente.

Il figlio del faccendiere nazista le teneva nascoste dietro lattine scadute e frutta marcia, e le vendeva occasionalmente per vivere non avendo un reddito fisso. Tra i capolavori ritrovati anche il ritratto di una donna francese di Matisse, appartenuto al collezionista Paul Rosenberg, nonno della moglie di  Dominique Strausskahn.

Si chiude così uno dei capitoli più tristi della storia dell’arte, che il regime nazista usurpò e mistificò nel tentativo di dimostrare la degenerazione della stessa qualora fosse nelle mani di artisti non ariani, mercificandola e sottraendola alla collettività per oltre 60 anni. Le autorità procederanno catalogando le opere e restituendole, ove sia possibile, ai legittimi eredi (qualora non si trovassero, le opere tornerebbero paradossalmente nelle mani di Gurlitt).

Francesco Bitto
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