Nel 2014 tre opere firmate Stephen King

Il 2014 sarà un anno elettrizzante per gli appassionati delle letture firmate Stephen King. Arriverà nelle librerie il 3 giugno Mr. Mercedes, la prima delle tre opere di cui l’autore ha annunciato la pubblicazione entro l’anno che si sta avvicinando.

Nonostante fosse stata pensato come un racconto, Mr. Mercedes ha raggiunto le 500 pagine, nelle quali si articola una storia che ha poco del soprannaturale al quale ci ha abituati. Il plot è quello di una crime novel e vede un pazzo che, al bordo di una macchina, guida in mezzo ad una folla e sfida il detective in pensione che aveva seguito il suo caso.
Dopo Mr. Mercedes toccherà a Revival, la cui pubblicazione è prevista per l’estate del 2014. Il lavoro del maestro dell’horror, però, non termina qui: per festeggiare i 25 anni di attività della Cemetery Dance, i racconti brevi degli autori che hanno fatto la storia della casa editrice confluiranno in Turn Down The Lights, un libro che ospiterà anche il racconto di Stephen King Summer Thunder
Come conferma che il 2014 sarà un anno all’insegna di uno dei più grandi scrittori di horror, arriverà nelle sale il remake di It, il pagliaccio protagonista della sua opera del 1986.
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Room 237: il mistero di Kubrick diventa documentario

Tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King, Shining (1980) di Stanley Kubrick rappresenta sempre un cult per chi ama il cinema ma anche per i non addetti ai lavori.
Dopo 33 anni dalla sua uscita riesce sempre a suscitare quel senso di inquietudine e disagio che lo rende, a mio parere, fautore indiscusso della poetica horror moderna. Il film però presenta non poche incoerenze che, in tutti questi anni, sono state capaci di generare curiosità e diffidenza, e, nei più appassionati, hanno addirittura alimentato teorie “complottistiche” ed esoteriche.

È, appunto, a ciò che si cela abilmente tra una sequenza e l’altra di Shining, che guarda il documentario Room 237 di Rodney Ashley, uscito nel 2012 e finito direttamente al Quinzaine di Cannes dello stesso anno. 

Si guarda al dettaglio, alle imprecisioni ( piccoli oggetti che da una scena all’altra appaiono o scompaiono, il viso del regista che compare furtivamente tra le nuvole, un’erezione ecc…), investigando ogni singola sequenza “sospetta”; potrebbe trattarsi di semplici mancanze o sviste del regista, ma è certo che il documentario lascia spazio alle più recondite interpretazioni; tra le più accreditate quella che il film parli simbolicamente del genocidio dei nativi americani, di cospirazioni governative o addirittura dell’olocausto; in particolare viene molto assecondata l’interpretazione secondo cui il film racconti, tra le righe, del finto allunaggio dell’Apollo 11, del quale il regista, per motivi da decifrare, era a conoscenza.

Tutte spiegazioni degne di nota, ma non collaudate fino in fondo e che, a tratti, ci ricordano un po’ le manie “complottistiche” (al limite dell’assurdo!) di Adam Kadmon. Quel che è certo è che gli appassionati de “La Luccicanza” (come viene indebitamente tradotto in italiano Shining) saranno incuriositi da questo documentario e si ritroveranno sicuramente nelle parole di Ashley:

 “… Sono incastrato dentro Shining da sempre.
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