L’uomo d’acciaio (Man of Steel) – Recensione film

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Prendete 225 milioni di dollari, un cast con Russel Crowe e Kevin Costner e una delle storie riguardanti i supereroi più avvincenti. Ora mettetele in mano a un bambino di quinta elementare, e il risultato sarà sicuramente migliore di quello raggiunto da Zack Snyder. E pensare che il regista americano ha rinunciato al seguito di 300 per dedicarsi esclusivamente a questo film (pensate cosa sarebbe successo se non avesse dedicato tutta questa passione!). La nuova (l’ennesima) riproposizione di Superman in chiave moderna non è semplicemente un film disastroso, sbagliato in ogni suo aspetto e a tratti demenziale, è un insulto all’intelligenza e al portafoglio dello spettatore, un’accozzaglia di grossolani errori a tratti irritanti che hanno come unico risultato quello di indurre il pubblico ad abbandonare anzitempo la sala.

Il primo, magistrale aborto riguarda il personaggio principale, quello di Clark Kent, interpretato da un attore tutto muscoli e niente talento (Henry Cavill) e sceneggiato in maniera disastrosa ( in tutto il film dirà 40 parole). Sembra di aver a che fare con un protagonista muto, apatico, abulico, inespressivo, capace solo di sollevare gigantesche strutture, incendiare navicelle con gli occhi e volare qui e lì senza nessuna soluzione di continuità. Ecco, la soluzione di continuità! Altro aspetto incomprensibile del film è la totale assenza di fluidità, di consequenzialità spazio/temporal/logica (ora siamo al polo, ora siamo nel passato di Clark, ora siamo su Krypton) che ha come effetto quello di non far capire un bel niente della storia.

A questi difetti si aggiungono una miriade di scene non sense (Lois Lane al polo nord con meno 40 gradi vestita in jeans e cappottino autunnale, il padre di Clark che muore in un tornado per salvare un cane  rifiutando di farsi salvare dal figlio per non fargli svelare la vera identità, la riproposizione random di un personaggio minore salvato da Superman in giovane età e infilato senza alcun senso in sequenze scollate tra loro, ecc.) o inutilmente lunghe (viene inquadrato Superman nell’atto di imparare a volare per 10 minuti, 10 minuti di volo!) o sconnesse dalla storia, che non è la classica storia di superman, con  delle leggere modifiche, che hanno come effetto quello di rendere paradossalmente meno interessante la vicenda. È come se il regista, volendo rinfrescare la trita e ritrita vicenda dell’invincibile super eroe, avesse voluto apportare leggere modifiche che però hanno inutilmente appesantito e confuso la vicenda.

La sceneggiatura? Pessima (arrestate David Goyer)! La fotografia? Monotematica! Il montaggio? Epilettico! Salvo solo gli effetti speciali (e ci mancherebbe) spettacolari e realistici oltremodo. Sia chiaro, aver a che fare con uno dei supereroi più sfruttati della storia degli ultimi 80 anni non è affatto facile, ma quello di Snyder è film ai limiti del decente, inconcludente, schizofrenico, la prova tangibile che non basta un grande cast e un grande budget ad assicurare il successo di un film e che le grandi operazione commerciali, a volte… Falliscono!

Francesco Bitto

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