Salvini attacca l’euro:"Crimine contro l’umanità"

Gravi parole di Matteo Salvini al congresso federale straordinario della Lega, nel quale l’attuale segretario, che alle primarie del Carroccio con oltre l’82% delle preferenze aveva battuto Bossi, è stato confermato nel suo ruolo. “Stiamo assistendo a un attacco mediatico senza precedenti contro la Lega da parte dei giornalisti italiani e romani. Dal prossimo congresso sarà ammesso in sala stampa solo chi mostra obiettività” – sostiene Salvini – “perché noi non ci arrendiamo fino all’indipendenza, la Padania è pronta a mobilitarsi con migliaia di sezioni pronte alla lotta. Chi attacca il Nord e arresta i nostri sindaci deve iniziare a tremare”.
Sull’euro Salvini non risparmia critiche:”Non lo accettiamo, è un crimine contro l’umanità. Dobbiamo far saltare l’euro e poi potremo riprendere la nostra lotta per l’indipendenza. La Lega ha salvato questo stato ladro dal tracollo” – dice il segretario – “e fanno pure le indagini sui rimborsi facili. Non dobbiamo giustificarci di nulla, con la Lega si risparmia.” – sostiene rivolgendosi a Cota, al centro di un’inchiesta della Procura di Torino -. “Gli altri Stati, uscendo dall’euro, recupereranno la sovranità nazionale ma a noi l’Italia non interessa, vogliamo la Padania libera e sovrana” -conclude un invasato Salvini. Parole di rara gravità che non mancheranno di scatenare polemiche nelle prossime ore. 
Roberto Saglimbeni
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Letta su Twitter:"Abolito il finanziamento pubblico!"

Nell’era del postmoderno politico, è inevitabile che l’annuncio arrivi via Twitter. Sono circa le 10 quando Enrico Letta, presidente del Consiglio dei Ministri, cinguetta:”Avevo promesso ad aprile abolizione finanziamento pubblico ai partiti entro l’anno.L’ho confermato mercoledì.Ora in cdm manteniamo la promessa”, seguito a ruota da Angelino Alfano, ministro dell’Interno:”In CdM abbiamo appena abolito il finanziamento pubblico ai partiti. Per decreto. Impegno mantenuto!”. Al di là della discutibile grammatica del primo tweet, sopratutto se paragonato coi discorsi del passato, quest’annuncio rappresenta una pagina più che storica del nostro paese. In che direzione lo vedremo col tempo.

I PRO – I primi a rilasciare dichiarazioni sono ovviamente i membri del governo. Gaetano Quagliarello, fedele al metodo di maggioranza, scrive così in 140 caratteri:”E una e’ andata: abolito finanziamento pubblico dei partiti! Ora avanti con la riduzione del numero dei parlamentari”, allegando un infantile #eccoifatti. Ma, più in generale, la scelta di abolire una modalità di sostentamento ai partiti cui già bocciata dal referendum del 1993 è vista come la prima vittoria di Matteo Renzi da segretario del PD. Dice Lorenzo Guerini, portavoce del “Rottamatore”:”Possiamo dire di aver raggiunto un primo importante risultato. Sorprende come Grillo continui a parlare e basta, senza fare fatti”.

I CONTRO – Sul piano delle reazioni negative si registra, in prima battuta, proprio quella del leader M5S che, tanto per cambiare su Twitter, definisce “l’ennesima presa per il culo” il decreto, chiedendo inoltre al PD la restituzione di 45 mln di euro attribuiti al partito per le ultime consultazioni elettorali. Più razionale la replica di Altero Mattioli di Forza Italia:”Letta e co. annunciano questo provvedimento con grande gioia ma io diffido: senza finanziamento pubblico i partiti saranno alla mercé di investitori privati che condizioneranno le loro scelte in Parlamento”. Critico anche Brunetta, che la mette sul piano procedurale:”Facendo un decreto il Governo cestina le Camere e le loro prerogative”.

IL PUNTO – Tra opposte fazioni è giusto precisare alcuni punti di questa controversa vicenda. Il provvedimento di Letta entrerà in vigore non prima del 2018, in quanto l’attuale normativa prevede i rimborsi elettorali fino al 2017, e non cancella la possibilità dei cittadini di versare il 2 per Mille ai partiti. D’altro canto più che fondati sono i timori di una deriva della politica che, non più incentivata dallo Stato, deve necessariamente andare a vendersi a sponsor e magnati interessati al guadagno e non al bene comune: era questa la ratio della norma che, nel 1974, introdusse il finanziamento pubblico. Sull’altro piatto della bilancia troviamo, tuttavia, non solo il referendum abrogativo del 1993 (con conseguente reintroduzione nel 1994 sotto forma di “rimborso elettorale”) ma anche il sentimento di una popolazione scoraggiata dai tanti, troppi scandali della politica. Si può essere più o meno d’accordo con questo provvedimento, ma la cosa certa è che, se dovesse essere convertito in legge, esso ha il sapore di un’atroce sconfitta per la classe dirigente. E, speriamo, che la sua precoce adozione non sia una resa lettiana ai Forconi…

La Nuvola "mangia-soldi" dell’EUR: storia del palacongressi inesistente

Doveva essere un simbolo. Un po’ come il Ponte, la Salerno-Reggio Calabria, la TAV. Doveva essere un simbolo, ma è passato così tanto tempo che nessuno si ricorda più di cosa.  La “Nuvola” dell’Eur, il palacongressi innovativo che avrebbe dovuto cambiare Roma, da sinonimo di leggerezza è diventato un nuvolone nero e carico di soldi pubblici che si trascina stancamente da più di 13 anni alla ricerca di fondi. “Colpa del costruttore!” – sostiene l’architetto, Massimiliano Fuksas – “Lui è incompetente” – rilanciano dalla Condotti Spa, l’azienda incaricata di portare a termine un’opera che, fosse solo per i tempi, risale ormai a un’epoca più che antiquata.

Era infatti il 1998 (!) quando il Comune di Roma e l’odierna EUR Spa indissero un bando di gara per la realizzazione di un nuovo Palacongressi, ed era il 2000 quando la giuria, con a capo il celebre Norman Foster, assegnò la vittoria al romano Fuskas, ideatore della beneamata Nuvola. Poi 7 anni di silenzio e, infine, nel 2007, la posa della prima pietra alla presenza dell’allora sindaco Veltroni. Da quel giorno di oltre sei anni fa la Nuvola ha visto passare ben tre amministrazioni (Veltroni, Alemanno, Marino) e ha assorbito oltre 200 milioni di euro ma “ne servono altri 170 per portare a termine il progetto”, ricorda l’architetto. Con gli stessi soldi si potrebbero fare progetti di ogni tipo: ristrutturare scuole, pagare stipendi, finanziare fondi per studenti, invalidi, meritevoli, aiutare la ricerca e altre iniziative più o meno urgenti, ma noi siamo il paese delle nuvole e amiamo stare sulle nuvole: “Nuvole celesti, sono, Dee solenni degli scansafatiche. Esse le idee ci dànno, la dialettica, l’inganno, l’ingegno, la chiacchiera, il ghermire concetti, il dar nel segno!” (Discorso di Socrate da Le Nuvole, di Aristofane). 

Perché vedete, miei cari lettori, il fatto sconvolgente non è tanto (o non è solo) che in Italia ci si mettano 15 anni a costruire una struttura che “in Francia sarebbe pronta in due anni e mezzo” (cit. ing. Duccio Astaldi, costruttore della Nuvola). A Messina, per non scomodare l’eterna Sagrada Familia, ci hanno messo trent’anni a scopiazzare la linea del Palacultura cittadino dal Municipio di Boston (incluso, tra l’altro, tra i 10 edifici più brutti al mondo). Lo scandalo del progetto di Fuksas è come la capitale non sia stata in grado di proporre un piano correlato alla Nuvola che permettesse la riqualificazione del quartiere dell’EUR, non più periferia, ma vera e propria zona polifunzionale di Roma. Ma, come ci ricorda Giuseppe Pullara su Corriere.it, l’incapacità dei manager nostrani si misura anche in questo: pensate che La Lama, albergo annesso alla Nuvola, è a tutt’oggi invenduto. Come a dire: mentre non finiamo l’opera principale facciamo marcire tutto il resto…

Roberto Saglimbeni

Morosini, si ipotizza l’omicidio colposo: tre i medici indagati

Un anno e mezzo fa la sua tragica morte sconvolse il mondo del calcio: Piermario Morosini, calciatore del Livorno, si accasciò in campo al 31′ minuto della trasferta di Pescara per non rialzarsi mai più. La sua tragica fine, che aprì una dura polemica sulla sicurezza e la prevenzione in ambito sportivo, ha lasciato un duro segno sul volto del nostro football. Piermario era un ragazzo semplice, umile, con una storia familiare drammatica e che, solo col suo talento e la sua voglia di fare, era riuscito a costruirsi un futuro, arrivando a giocare in Nazionale U-21 con gente come Balotelli, Ranocchia, Sirigu, Marchisio e Abate. Tutto fino a quel tragico pomeriggio di Aprile.
E oggi, dopo più di un anno e mezzo, il pm Valentina D’Agostino ha presentato la richiesta di rinvio a giudizio per tre dei medici che tentarono di soccorrere lo sfortunato giocatore. Si tratta di Manlio Porcellini, medico sociale del Livorno, di Ernesto Sabatini, che ricopre lo stesso ruolo nel Pescara, e di Vito Molfese, medico del 118 dello stadio nel giorno della tragedia. Il pm, in vista dell’udienza davanti al gup di giorno 20 Febbraio 2014, ha contestato a tutti e tre il mancato utilizzo del defibrillatore, che probabilmente avrebbe concesso all’atleta qualche possibilità in più di sopravvivenza. Ma, comunque vada a finire questa storia, al calcio resta da un lato un grande vuoto e dall’altro un grande interrogativo: possiamo lasciar morire dei ragazzi su un campo di pallone?

Alfano si smarca da Forza Italia: ‘Non aderiremo’. Pronto il nuovo gruppo

E alla fine Angelino fece il gran rifiuto. E non “per viltade”, come il Celestino V di dantesca memoria, ma per la voglia, finalmente manifesta, di liberarsi dell’ingombrante e decadente presenza di Silvio Berlusconi. Senza timore di essere smentiti dalla storia, possiamo di certo affermare che ques’oggi, con l’annunciata composizione di un nuovo gruppo di centrodestra, l’epopea del berlusconismo si è avviata verso la rapida conclusione di un declino lungo ormai 5 anni. Forza Italia, PDL, poi di nuovo Forza Italia, nomi vecchi e nuovi per esprimere lo stesso concetto, la fiducia cieca in un leader che presto non sarà più senatore. E, al di là delle frasi di facciata (“Siamo e saremo sempre amici di Berlusconi”), il “tradimento” di Alfano assume contorni ben più gravi di quello, ormai storico, di Gianfranco Fini. Il delfino infatti, stanco di attese e gaffe, ha deciso di lasciare la nave che affonda: intorno al Cavaliere, ora, solo un esercito di teatranti che annuiscono.

La giornata si preannunciava tesa: lo scontro tra falchi e colombe era ormai inevitabile. L’ultimo tentativo di mediazione è saltato verso le 6. I lealisti hanno accusato gli “alfaniani” di voler vendere, con l’attesa e il silenzio, la pelle di Berlusconi al governo in cambio della stabilità: due ore dopo la scelta di formare un gruppo diverso, denominato provvisoriamente “Nuovo Centrodestra”. Formigoni azzarda i numeri:”Siamo 37 alla Camera e 23 al Senato, non c’è stata scissione perché il partito non c’è più”. Di certo Alfano, che può contare su Schifani e Lupi, conta di ingrossare le sue fila nei prossimi giorni, magari dopo il Congresso Nazionale di domani. Perché, a sentire i rumors, sarebbero molti i dubbiosi sulle scelte politiche dettate dal gruppo “fittiano” che ha preso il sopravvento nel partito. Si registra intanto la dura reazione di Bossi, che condanna Alfano come “10 volte traditore!”. Il ministro dell’Interno contrattacca:”Noi sempre rispettosi verso Berlusconi, ma non ci stiamo a un ritorno a Forza Italia”. Se sia il primo passo per una riforma della destra o per la formazione di un nuovo, grande centro si saprà nei prossimi giorni, a partire dalle reazioni del PD lettino alla vicenda, che segna uno spartiacque nelle vicende del paese.

D’Alema contro Renzi: ‘Come Virna Lisi, con quella bocca…’

Renzi accostato a Virna Lisi

“Renzi è povero di contenuti, quello che dice è già ampiamente nel patrimonio del PD. Non mi sembra che al suo successo mediatico corrisponda una pari capacità politica”. Duro e tagliente come non mai, Massimo D’Alema si scaglia contro Matteo Renzi. Facendo propria l’ironia alla Crozza il capo “oscuro” del PD sceglie la via dello scontro e bacchetta il lanciatissimo sindaco di Firenze. “Mi ricorda Virna Lisi, con quella bocca può dire ciò che vuole” ha detto D’Alema, citando la nota star degli anni ’60. 

“Il PD andrà alle elezioni in una grande coalizione” ha continuato l’ex premier “e non è detto che non sorga una candidatura alternativa, come è stata la sua nei confronti di Bersani: la sua premiership non è affatto scontata”. Pronta la replica del sindaco di Firenze: “Ho mandato dei fiori a Virna Lisi per scusarmi, mi dispiace per D’Alema, ho apprezzato anche i suoi sms dopo Fiorentina-Juventus… l’unica persona in Italia che somiglia a D’Alema è… D’Alema!”.
La faida a colpi di facile ironia tra due tra i maggiori esponenti di quello che dovrebbe essere il maggior partito italiano continua a dire molto sul futuro del PD. Che sia un altro indizio di un’imminente scissione?


Roberto Saglimbeni

La riforma cancella la Storia dell’Arte, rivolta nelle scuole

Il paese di Raffaello, Leonardo, Giotto, Michelangelo, del romanico, del gotico, dell’arte greca, romana, araba, bizantina, degli Uffizi e dei Musei Vaticani e di altri milioni di opere ha deciso di chiudere bottega: dall’anno prossimo, in Italia, l’insegnamento di Storia dell’Arte scomparirà. Ultimo effetto della contestata riforma Gelmini, la cancellazione di un insegnamento di tale portata in modo indiscriminato rischiava di avvenire nel silenzio, se non fosse stato per una campagna dei docenti che, a mezzo web, stanno cercando di promuovere la loro causa. Perché Storia dell’Arte, laddove fatta con criterio, è una di quelle materie dalle quali un corso di studio non può prescindere: come si può rinunciare a due ore settimanali di educazione al bello, all’estetica, alla conoscenza sistematica del nostro patrimonio artistico-culturale? Come si può uscire dalle secche della crisi se non educando le nuove leve al gusto, all’apprezzare l’Arte al di là delle grette logiche economiche?

Ma per un ministero sempre più miope alle esigenze della società civile Storia dell’Arte è diventata una materia superflua, un numero, una somma da tagliare al monte spese. Come sorprendersi? Non abbiamo forse tagliato sulla cultura, sulla sanità, sul lavoro? Cosa sarà mai se dalle superiori usciranno menti settorializzate, capaci di “fare la O” solo col loro, piccolo, bicchiere di competenza, incapaci di infilare due parole di fila sulle differenze tra Rinascimento e Romanticismo, tra Caravaggio e Boccioni? 
Me li vedo, tra qualche anno, la generazione dei post-Storia dell’Arte, a vagare per i Musei con le audio-guide e la faccia da ebeti. E non sarà manco colpa loro, ma di una politica idiota che continua a marciare sui nostri cervelli: continuiamo a indottrinarci con lo spread, con la borsa, con la crisi e non cerchiamo soluzioni, non abbiamo né idee né memoria; portiamo ora, con la fine della Storia dell’Arte nelle scuole, dritto nella tomba della depressione, l’ultimo barlume di senso estetico che ci resta nel profondo delle coscienze italiche (ma, se cancelliamo l’arte, ancora per quanto potremo chiamarci così?) 
Roberto Saglimbeni