Letta su Twitter:"Abolito il finanziamento pubblico!"

Nell’era del postmoderno politico, è inevitabile che l’annuncio arrivi via Twitter. Sono circa le 10 quando Enrico Letta, presidente del Consiglio dei Ministri, cinguetta:”Avevo promesso ad aprile abolizione finanziamento pubblico ai partiti entro l’anno.L’ho confermato mercoledì.Ora in cdm manteniamo la promessa”, seguito a ruota da Angelino Alfano, ministro dell’Interno:”In CdM abbiamo appena abolito il finanziamento pubblico ai partiti. Per decreto. Impegno mantenuto!”. Al di là della discutibile grammatica del primo tweet, sopratutto se paragonato coi discorsi del passato, quest’annuncio rappresenta una pagina più che storica del nostro paese. In che direzione lo vedremo col tempo.

I PRO – I primi a rilasciare dichiarazioni sono ovviamente i membri del governo. Gaetano Quagliarello, fedele al metodo di maggioranza, scrive così in 140 caratteri:”E una e’ andata: abolito finanziamento pubblico dei partiti! Ora avanti con la riduzione del numero dei parlamentari”, allegando un infantile #eccoifatti. Ma, più in generale, la scelta di abolire una modalità di sostentamento ai partiti cui già bocciata dal referendum del 1993 è vista come la prima vittoria di Matteo Renzi da segretario del PD. Dice Lorenzo Guerini, portavoce del “Rottamatore”:”Possiamo dire di aver raggiunto un primo importante risultato. Sorprende come Grillo continui a parlare e basta, senza fare fatti”.

I CONTRO – Sul piano delle reazioni negative si registra, in prima battuta, proprio quella del leader M5S che, tanto per cambiare su Twitter, definisce “l’ennesima presa per il culo” il decreto, chiedendo inoltre al PD la restituzione di 45 mln di euro attribuiti al partito per le ultime consultazioni elettorali. Più razionale la replica di Altero Mattioli di Forza Italia:”Letta e co. annunciano questo provvedimento con grande gioia ma io diffido: senza finanziamento pubblico i partiti saranno alla mercé di investitori privati che condizioneranno le loro scelte in Parlamento”. Critico anche Brunetta, che la mette sul piano procedurale:”Facendo un decreto il Governo cestina le Camere e le loro prerogative”.

IL PUNTO – Tra opposte fazioni è giusto precisare alcuni punti di questa controversa vicenda. Il provvedimento di Letta entrerà in vigore non prima del 2018, in quanto l’attuale normativa prevede i rimborsi elettorali fino al 2017, e non cancella la possibilità dei cittadini di versare il 2 per Mille ai partiti. D’altro canto più che fondati sono i timori di una deriva della politica che, non più incentivata dallo Stato, deve necessariamente andare a vendersi a sponsor e magnati interessati al guadagno e non al bene comune: era questa la ratio della norma che, nel 1974, introdusse il finanziamento pubblico. Sull’altro piatto della bilancia troviamo, tuttavia, non solo il referendum abrogativo del 1993 (con conseguente reintroduzione nel 1994 sotto forma di “rimborso elettorale”) ma anche il sentimento di una popolazione scoraggiata dai tanti, troppi scandali della politica. Si può essere più o meno d’accordo con questo provvedimento, ma la cosa certa è che, se dovesse essere convertito in legge, esso ha il sapore di un’atroce sconfitta per la classe dirigente. E, speriamo, che la sua precoce adozione non sia una resa lettiana ai Forconi…

Torino – Servizio Fotografico sulla Manifestazione dei Forconi del 09/12/2013

Eccovi una carrellata di immagini della manifestazione dei forconi a Torino del 9 Dicembre 2013. Le foto si commentano da sole ma se voleste approfondire vi rimando a questi articoli:
Le foto che state per vedere sono state gentilmente offerte da Mirko Isaia: se voleste vedere per intero i suoi lavori potete trovarli sul suo profilo flickr.

Se ti è piaciuto questo post seguici dalla nostra pagina facebook a questo link:Epì Paidèia – Giornale online di Arte e Cultura

Renzi subito al lavoro: ecco i nomi della sua squadra

Matteo Renzi non perde tempo e a meno di 24 ore dal successo delle primarie presenta la sua squadra in una conferenza stampa nel quartier generale capitolino del Pd.
Alla riunione erano presenti anche Epifani e lo sfidante Gianni Cuperlo ma non Giuseppe Civati che commenta ironico: “Non ne sapevo niente, cominciamo bene”.
Cinque uomini e sette donne tutti under 40 in nome di un pronto “rinnovamento” con tanto di saluti alla vecchia classe dirigente che “ora deve andare a casa”.
Escluso e risparmiato il premier Letta,  perché “almeno per ora la fiducia al governo non è all’ordine del giorno” – spiega Renzi – ieri i cittadini hanno voluto dire che arrivato il momento di fare sul serio e noi dobbiamo cogliere questa occasione”.
Al nuovo segretario del Partito Democratico vanno i complimenti del presidente Giorgio Napolitano che ha detto “ Ora lo attende un impegno di grande responsabilità”.
Si è invece svolto stamattina il tradizionale incontro con l’uscente Epifani per il passaggio di consegne e la presa di possesso dell’ufficio.
Questi i nomi che compongono la nuova segreteria del Pd:
  • Luca Lotti (Responsabile dell’organizzazione)
  • Maria Elena Boschi  (Riforme)
  • Filippo Taddei (Economia)
  • Stefano Bonaccini (Enti locali)
  • Francesco Nicodemo (Comunicazione)
  • Davide Faraone (Welfare e Scuola)
  • Marianna Madia (Lavoro)
  • Federica Mogherini (Europa)
  • Deborah Serracchiani (Infrastrutture)
  • Chiara Braga (Ambiente)
  • Alessia Morani (Giustizia)
  • Pina Picierno (Legalità e Sud)
  • Lorenzo Guerini (Portavoce della Segreteria)
Antonio Saggese

Forconi: Disagi in tutto il paese, scontri a Torino, ferito un carabiniere, attaccati anche i giornalisti

E’ partita la protesta dei “Forconi” e lo scenario non è proprio dei migliori.

Questa mattina si sono svolte manifestazioni e presidi in tutta Italia e la situazione si è subito fatta incandescente.
A Torino il centro della città è stato preso d’assalto e negli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine un carabiniere è stato ferito ad una gamba.
Agli scontri pare abbiano preso parte anche degli ultras della Juventus che si sono uniti ai manifestanti. Il presidio si è poi diretto verso la stazione di Porta Nuova bloccando la circolazione ferroviaria per circa un’ora.

Aggrediti i giornalisti e gli operatori tv: Un gruppo di manifestanti si è scagliato contro dei cronisti con insulti, minacce e spintoni e una stazione mobile di Sky è stata distrutta. Scontri anche davanti al palazzo della Regione Piemonte dove è si è scatenata una sassaiola ai danni degli agenti di polizia che erano di guardia.

Presidi anche a Roma dove hanno preso parte alla protesta anche le associazioni Pro Stamina.

Nella notte nella capitale sono stati fermati 5 militanti di Forza Nuova che cercavano il picchetto dei manifestanti.

E sulla preoccupazione espressa dal Viminale riguardo al pericolo di infiltrazioni dei gruppi di estrema destra Mariano Ferro, leader dei Forconi, risponde così: «saremo noi i primi poliziotti e allontaneremo dai presidi eventuali gruppi estremisti, che fanno solo il gioco del sistema. Purtroppo è un pericolo reale- ammette poi Ferro – ma a questo penseranno le forze del’ordine».
Traffico bloccato anche nel centro di Firenze mentre a Bologna i manifestanti chiedono di parlare con i dirigenti di Equitalia.
“Siamo cittadini stanchi” -dicono gli organizzatori della protesta che, in seguito, si sono recati al palazzo comunale e hanno bloccato lo svolgimento del consiglio.
Disagi e blocchi autostradali si registrano in quasi ogni regione d’Italia ma a parte gli avvenimenti di Torino la situazione nel resto del paese pare essere sotto controllo.

Antonio Saggese

Vi consigliamo di dare un’occhiata al Servizio Fotografico sulla Manifestazione del 09/12/2013

Movimento dei Forconi: lo sciopero parte stasera – In sicilia volantini intimidatori "Se lavori ti ammazziamo di botte"

Tornano i “Forconi” e, con loro, la paura di una deriva fascista e antidemocratica del dissenso sociale.
Il movimento, guidato da Mariano Ferro, che già lo scorso anno aveva paralizzato la Sicilia per cinque giorni ora è pronto a tornare alla ribalta con uno sciopero di altri 5 giorni per “cacciare un governo illegittimo e dire no all’Europa delle banche”.
Dalle 22 di stasera presidi e blocchi autostradali, ferroviari e portuali congestioneranno il paese da nord a sud fino a venerdì 13.
A Catania e a Torino in vista dei presidi sono già stati presi d’assalto i distributori di benzina e i supermercati e per i giorni a seguire si prevedono grandi disagi alla circolazione.
Enormi i danni che potrebbero subire tutti i comparti produttivi (di diversi milioni di euro come nel 2012), proprio a ridosso delle festività natalizie, ma preoccupa di più la questione ordine pubblico.
La protesta infatti dovrebbe convergere sulla Capitale con l’obbiettivo di presidiare anche le sedi dei partiti, dei sindacati e di Confindustria.
Il Ministero degli interni infatti ha già allertato le prefetture affinché vengano adottate le giuste misure per “tutelare il diritto costituzionale di movimento e di circolazione e a procedere con gli sgomberi ”.
«Vogliono vietarci tutto» – ha commentato Ferro – «ma noi non possiamo adeguarci, siamo disposti a farci arrestare».
Alla mobilitazione prenderanno parte anche gruppi sciolti di commercianti, agricoltori e piccoli imprenditori intenzionati, si dicono, a “proseguire lo sciopero ad oltranza fino a quando non li avremo mandati tutti a casa”.
Prendono le distanze invece le maggiori sigle sindacali di categoria. «Non è uno sciopero dell’autotrasporto” – ha dichiarato Paolo Uggè, presidente di Unatras – “ma una manifestazione politica che mira alla protesta fine a se stessa».
Dietro i Forconi “libro e moschetto”?
Ma ad allertare le autorità sono le infiltrazioni dei gruppi di estrema destra di Casapound e Forza Nuova, che sul web hanno già espresso il loro sostegno alla manifestazione dei Forconi, e di qualche frangia del tifo organizzato catanese e bergamasco.
In Sicilia invece stamattina, all’ingresso di un consorzio di autotrasportatori aderenti alla Fita-Cna di Campobello di Licata in provincia di Agrigento, sono comparsi dei cartelli intimidatori e inneggianti alla mafia che intimavano ai camionisti di astenersi dal servizio nel giorno dello sciopero o “vi pesteremo a sangue” – si legge nel documento – “fino a farvi morire”.
Mentre a Torino nelle prime ore della giornata sono scattati i picchetti davanti ai centri commerciali per costringere i commercianti a chiudere.
Una protesta contro una “classe politica ladra e corrotta” che comincia sotto l’ombra di un nuovo fascismo e un’azione politica a “somma zero” (o con noi o contro di noi) che non può trovare legittimazione alcuna, neanche nella disperazione dei lavoratori sulla quale troppo spesso fa leva certa retorica “rivoluzionaria”.
Antonio Saggese

Vi consigliamo di dare un’occhiata al Servizio Fotografico sulla Manifestazione del 09/12/2013

Renzi avverte il Pd: "non perda l’occasione di governare"

«O ora o mai più. Il Pd non si lasci scappare l’opportunità di governare». Matteo Renzi suona la carica, nel corso della trasmissione Piazza Pulita andata in onda ieri sera su La7, e avverte i suoi: «Se Grillo e Berlusconi vedono un governo instabile ci portano via di peso». Le primarie dell’otto dicembre sono alle porte e nel caso in cui Renzi dovesse spuntarla, già il giorno successivo, dopo che verranno resi noti i nomi che comporranno l’esecutivo, alla riunione dei gruppi parlamentari si discuterà il programma che dovrà seguire il governo Letta. «Io voglio che il Pd faccia le cose sul serio – ha dichiarato Renzi -. Se il partito non sfrutta questo momento, sarà spazzato via». Una nuova fiducia? La risposta alle questioni sollevate da Renzi non tarderà ad arrivare. L’undici dicembre infatti il Governo, con la maggioranza profondamente mutata con l’uscita del Pdl, dovrà nuovamente chiedere la fiducia alle due camere. Il “rottamatore” avverte il vice premier, Angelino Alfano: «Le cose da fare le decide il Pd che ha 660 deputati contro i trenta del nuovo centro-destra».

Niente scacco al Re. Renzi coglie l’occasione della diretta televisiva per rispondere alle allusioni di Alfano che nei giorni scorsi aveva dichiarato: «Se Renzi vuole la poltrona di Letta lo dica chiaramente». «Se vinco le primarie farò due passi indietro – ha risposto quindi il sindaco di Firenze – e andremo avanti con Letta fino al 2015». Sulla questione della legge elettorale invece non ci sono dubbi per i renziani: «La camera ha fallito, siamo di fronte all’ennesimo rinvio. Ora la decisione deve passare subito alla Camera. Non c’è tempo da perdere». Napoleonico Renzi, non manca di lanciare il suo slogan: «È di sinistra chi abbassa le tasse, non chi le aumenta». Ma la voce di Giuseppe Civitati, altro candidato alla segreteria del Partito Democratico, nella dichiarazione rilasciata a Rainews, graffia renziani e cuperliani. «La proposta di Cuperlo ha alle spalle ancora tutto il gruppo dirigente storico – osserva – mentre Renzi ha una proposta diversa, ma ha sbagliato: il suo è un carro pesantissimo, ormai. È ormai un lungo tir con davanti e dietro due staffette: franceschiniani e lettiani. Non è un Renzi libero come lo avete conosciuto. ma un Renzi appesantito». Non ci resta che aspettare l’otto dicembre per capire quale sarà la fine del governo delle larghe intese, tanto auspicato per risolvere la crisi quanto lacerato internamente da posizioni politiche inconciliabili.

Antonio Saggese

Separate Amenities di Vincent Bezuidenhout: Il paesaggio modellato per imporre il concetto di Apartheid

Separate Amenites“, un’opera che esamina da vicino come il paesaggio in Sud Africa venne realizzato con lo scopo di imporre il concetto di apartheid.

In origine, infatti, gli spazi ricreativi funzionavano come strutture separate per gruppi razziali differenti di qualsiasi livello sociale, strutture come spiagge, parchi, passaggi pedonali e piscine.

Esplorando questo panorama, costruito attraverso mezzi psicologici, politici e sociali, si può vedere come l’alterazione della sua struttura fisica implementi il concetto di controllo e separazione.

Si può vedere come un sistema politico corrotto abbia dato spazio ad ambiguità, incongruenza e fallimento definitivo, attraverso la segregazione razziale.

La filosofia della separazione delle strutture riflette chiari messaggi  di controllo, paura e potere, elementi che oggi mostrano, le idee e le azioni dei realizzatori di quel sistema.

Questo è uno dei tanti esempi di come l’ideologia abbia la capacità di modellare tutto quello che ci circonda, nonostante la fine dell’apartheid quelle strutture hanno lasciato un segno indelebile che, secondo il critico d’arte Okwui Enwezor sono “un unico esempio dello storico fallimento dell’immaginazione morale in sud africa”.

Il padre di questa opera è Vincent Bezuidenhout un visual artist nato a Bloemfontain in Sud Africa.

Ha ottenuto un master nelle belle arti all’università di Citta del Capo.

Bezuidenhout ottenne un finanziamento dalla  “Tierney Fellowship” potendo così esporre Separate Amenities alla “Whatiftheworld gallery” nel 2011.

Nel 2013 ricevette una borsa di studio per la partecipazione al “Photoglobal Programme” alla scuola di arti visive di New York.

Lavorando principalmente attraverso la fotografia il suo lavoro consiste in una ricerca intensiva collegata con la storia, la politica e il potere legati principalmente al paesaggio.

Bezuidenhout attualmente vive e lavora tra Citta del Capo e New York.

Sconvolgente intercettazione telefonica tra Vendola ed Archinà dell’Ilva

Piove sul bagnato per Nichi Vendola, leader di Sinistra e Libertà e presidente della regione Puglia. Dopo lo scandalo sulla sanità pugliese ed i processi per il disastro ambientale di Taranto, una nuova tegola si abbatte sul politico barese.
È stata infatti resa pubblica un’intercettazione telefonica che lo vede protagonista di uno scambio di risate con Archinà, ex capo delle relazioni esterne dell‘Ilva, su un video, mostratogli da un amico romano da cui si trovava ospite, in cui un cronista chiede spiegazioni sui malati di tumore di Taranto, e a cui Archinà strappa immediatamente il microfono.

Il presidente della regione Puglia ha replicato affermando che la risata non era stata fatta a seguito della domanda del cronista sui malati di tumore, parlando si “sciacallaggio” mediatico nei suoi confronti, querelando il fatto quotidiano, che lo aveva violentemente attaccato. Risate o no, Vendola dovrà ora spiegare al suo elettorato il motivo di tanta confidenza con uno dei massimi rappresentanti dell’acciaieria che ora è accusata di aver provocato il disastro ambientale di Taranto, nel tentativo di salvare un rapporto che sembra incrinarsi sempre di più.

Francesco Bitto

Alfano si smarca da Forza Italia: ‘Non aderiremo’. Pronto il nuovo gruppo

E alla fine Angelino fece il gran rifiuto. E non “per viltade”, come il Celestino V di dantesca memoria, ma per la voglia, finalmente manifesta, di liberarsi dell’ingombrante e decadente presenza di Silvio Berlusconi. Senza timore di essere smentiti dalla storia, possiamo di certo affermare che ques’oggi, con l’annunciata composizione di un nuovo gruppo di centrodestra, l’epopea del berlusconismo si è avviata verso la rapida conclusione di un declino lungo ormai 5 anni. Forza Italia, PDL, poi di nuovo Forza Italia, nomi vecchi e nuovi per esprimere lo stesso concetto, la fiducia cieca in un leader che presto non sarà più senatore. E, al di là delle frasi di facciata (“Siamo e saremo sempre amici di Berlusconi”), il “tradimento” di Alfano assume contorni ben più gravi di quello, ormai storico, di Gianfranco Fini. Il delfino infatti, stanco di attese e gaffe, ha deciso di lasciare la nave che affonda: intorno al Cavaliere, ora, solo un esercito di teatranti che annuiscono.

La giornata si preannunciava tesa: lo scontro tra falchi e colombe era ormai inevitabile. L’ultimo tentativo di mediazione è saltato verso le 6. I lealisti hanno accusato gli “alfaniani” di voler vendere, con l’attesa e il silenzio, la pelle di Berlusconi al governo in cambio della stabilità: due ore dopo la scelta di formare un gruppo diverso, denominato provvisoriamente “Nuovo Centrodestra”. Formigoni azzarda i numeri:”Siamo 37 alla Camera e 23 al Senato, non c’è stata scissione perché il partito non c’è più”. Di certo Alfano, che può contare su Schifani e Lupi, conta di ingrossare le sue fila nei prossimi giorni, magari dopo il Congresso Nazionale di domani. Perché, a sentire i rumors, sarebbero molti i dubbiosi sulle scelte politiche dettate dal gruppo “fittiano” che ha preso il sopravvento nel partito. Si registra intanto la dura reazione di Bossi, che condanna Alfano come “10 volte traditore!”. Il ministro dell’Interno contrattacca:”Noi sempre rispettosi verso Berlusconi, ma non ci stiamo a un ritorno a Forza Italia”. Se sia il primo passo per una riforma della destra o per la formazione di un nuovo, grande centro si saprà nei prossimi giorni, a partire dalle reazioni del PD lettino alla vicenda, che segna uno spartiacque nelle vicende del paese.

Il Movimento 5 Stelle a confronto con se stesso: i problemi e le zavorre di cui deve liberarsi per poter spiccare il volo

Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo
Gli avvenimenti della giornata di ieri rappresentano un momento chiave per la vita ed il cammino del Movimento 5 stelle. La querelle scoppiata a proposito dell’immigrazione ha portato a galla tutte le controversie ed i problemi endemici del Movimento, esistenti da sempre ma rimasti per la maggior parte del tempo nell’ombra. Problemi che, adesso, sono tornati prepotentemente alla ribalta e necessitano di essere risolti. 
Ricapitoliamo i fatti: in risposta ai tremendi avvenimenti di Lampedusa, due senatori del M5S, Buccarella e Cioffi, hanno preso l’iniziativa presentando in Commissione Giustizia un emendamento alla legge Bossi-Fini che cancellasse il reato di clandestinità. Una modifica di importanza e portata enormi che, sorprendendo persino i suoi stessi fautori, è stata approvata dal Senato (grazie anche ai voti del PD e di SEL). 
Il coup de théâtre dei due senatori ha provocato la durissima reazione di Beppe Grillo e di Gianroberto Casaleggio, che hanno sconfessato in maniera perentoria gli Onorevoli tramite il blog ufficiale: ”La loro posizione espressa in Commissione Giustizia è del tutto personale. Non è stata discussa in assemblea con gli altri senatori del M5S, non faceva parte del Programma votato da otto milioni e mezzo di elettori, non è mai stata sottoposta ad alcuna verifica formale all’interno. […] Nel merito questo emendamento è un invito agli emigranti dell’Africa e del Medio Oriente a imbarcarsi per l’Italia.” 
Al contrario dei due leader, la base non è riuscita a mantenersi compatta come suo solito: l’intervento di Grillo ha scatenato reazioni contrastanti, mettendo da una parte i sostenitori dell’emendamento e dall’altra quelli del comico ligure. 
Questa spaccatura è più importante di quanto possa sembrare ad un esame superficiale. La questione dell’immigrazione è e resta uno degli spartiacque più importanti che dividono la Destra dalla Sinistra. È una questione chiave, dalle radici antiche, ed è uno di quei pilastri attorno ai quali lo scontro politico è più forte. Il Movimento ha basato la sua campagna elettorale sul presunto superamento dei concetti tradizionali di destra e sinistra, in favore di una politica volta all’esaltazione della morale, dell’onestà e alla creazione di una democrazia più “semplice” e diretta. La spaccatura avvenuta ieri (su cui si sta ancora discutendo) dimostra che forse gli ideologi del M5S si sbagliavano.
Le bare dei migranti morti nel recente disastro di Lampedusa

Destra e Sinistra sono vive e vegete, e stanno mettendo a dura prova l’intera dottrina del M5S: gli attivisti, che provengono da tutte le culture politiche, si stanno ritrovando divisi dalle vecchie “rivalità”. Le ideologie date per morte stanno resuscitando, dimostrando che, nonostante il forte collante rappresentato da Grillo e dalla grande carica antisistema di cui è dotato il Movimento, su alcune questioni gli attivisti la pensano in modo talmente diverso da stentare a credere che formino un unico partito. Questo problema, già presentatosi in tono minore su altre questioni, va adesso affrontato e risolto una volta per tutte. 

La seconda problematica del Movimento ha un nome ed un cognome: Beppe Grillo. Il leader del M5S non ha mai fatto mistero di essere contro il mandato libero in Parlamento (pratica antichissima e vero e proprio sale della democrazia rappresentativa), né di puntare al 100% dei voti in Parlamento. Quest’ultimo punto, in particolare, sembra influenzare in maniera troppo massiccia le sue decisioni e, di riflesso, le azioni dei portavoce a 5 stelle in Parlamento. 
A tal proposito, proprio l’intervento sul blog che ha sconfessato Buccarella e Cioffi si dimostra rivelatore: ”Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico.” Grillo afferma dunque che il Movimento deve opporsi all’abolizione del reato di immigrazione clandestina non perché quest’ultimo sia giusto o utile, ma al fine di mantenere il consenso dell’elettorato. Pur restando ovvio e sacrosanto che un partito debba tenere conto di come le sue azioni influiscano sul consenso elettorale, la conquista dei voti non può essere l’unico obiettivo di una fazione politica. Le idee personali, l’educazione politica e soprattutto la ricerca del Bene comune devono essere le bussole di tutti i Parlamentari (non solo di quelli del Movimento) all’interno delle Camere. 
Agendo in maniera indipendente e non rinnegando le proprie azioni, Buccarella e Cioffi si sono guadagnati il rispetto di molti. Hanno anche scatenato un vespaio che mette il Movimento 5 Stelle con le spalle al muro, e lo obbliga a fare i conti con se stesso una volta per tutte: per raggiungere la maturità è necessario che la base del Movimento trovi un’identità politica, accettando l’esistenza di altre correnti di pensiero; e che Grillo e l’occulto guru Casaleggio si facciano da parte, accettando che i loro deputati abbiano delle opinioni e delle idee che, se lasciate libere di esprimersi, possono dare un sincero e serio contributo alla rinascita della politica italiana.
Giovanni Zagarella