"Ars Topiaria", modello dimenticato o decorazione sempreverde?

In un noiosissimo pomeriggio d’inverno sono stato vittima di un flashback, un ricordo sepolto, che mi ha portato a quando avevo dieci anni ed ero in gita a Gardaland. Con gli occhi esploratori di un bambino fissavo un’enorme cespuglio a forma di elefante, gigantesco e imponente, con zanne ricurve e orecchie definite. Poi mi sono chiesto come si potesse fare, come realizzare una scultura simile? Per sfuggire al tedio mi sono tuffato nel passato letterario e in un vecchio saggio di Cicerone ho scoperto che la ”manipolazione” della crescita della pianta è una vera e propria arte. Un’arte antica.

Possiamo trovare i primi esempi di arte topiaria, questo l’aggettivo per descrivere la potatura ornamentale di alberi e piante, nelle civiltà dei secoli avanti Cristo (generalmente si decoravano i giardini dei personaggi più illustri che volevano abbellire i propri spazi verdi in una maniera del tutto alternativa). Ci sono cenni di “ars topiaria” già negli scritti di Plinio il Vecchio ma l’apice del suo impiego risale al XVII e XVIII sec. d.C., quando singole piante come il bosso e l’alloro si trasformarono in sculture che riproducevano geometrie perfette: sfere, parallelepipedi, coni, oggetti ma anche animali e persone si discostano dal mondo vegetale facendoci cambiare totalmente la visione comune della natura.
Disegnare un’albero è molto semplice ma sappiamo cosa significa scolpirlo? È un insieme di procedimenti (la potatura, l’innesto di supporti metallici e la costante manutenzione) che, come nel caso dei giardini reali di Vienna, generano delle maestosità floreali davvero mozzafiato. Anche in Italia era un’arte assai diffusa, soprattutto in Toscana. A Collodi, ad esempio, nella Villa Garzoni, troviamo una distesa in cui l’architettura tardo-barocca è saggiamente mescolata con siepi sagomate. Troviamo altri esempi a Gamberaia di Settignano o a Villa Olivia a Lucca. Il risultato artistico è impressionante e dal sapore suggestivo.

Nei giorni nostri è invece difficile che i giardinieri compongano lunghi filari di perle creative dove animali e muse sembrano imbalsamate dalla natura. Decorazioni obsolete o arte evergreen?

Raffaele Pinna

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