Marcel Duchamp alla Galleria d’Arte Moderna di Roma dal 9 ottobre 2013 fino al 9 febbraio 2014

Cosa ci fa una ruota di bicicletta sopra uno sgabello? E una latrina in mezzo a una sala? Appaiono quasi come un’indovinello visivo le opere contemporanee di un’artista che rappresenta un crocevia nella storia dell’arte concettuale dei primi decenni del Novecento: Marcel Duchamp. Fortemente influenzato da Man Ray nel 1912 iniziò la sua carriera di pittore, scultore ma anche di alchimista in Francia dove divenne persino uno scacchista professionista. Sicuramente stravagante nelle sue idee rivoluzionarie volle inserire un filone originale nel panorama artistico.
Dopo i primi esperimenti dadaisti composti tra Parigi e Buenos Aires, Marcel Duchamp approda in un porto del tutto nuovo, da lui espresso attraverso manufatti semplici e ‘prefabbricati’ , riassumibili con il termine ‘ready-made’. Con un’apparente semplicitá Duchamp trasporta ogni qualsiasi oggetto all’infuori del suo contesto ordinario con la viva intenzione di defunzionalizzarlo e riscoprirlo nella sua solitudine. Capolavoro o una semplice trovata? Lo spettatore, che potrà godere delle perle dei ‘ready-mades’ alla Galleria d’Arte Moderna di Roma allestita dal 9 ottobre 2013 fino al 9 febbraio 2014, si trova interdetto di fronte alle ispirazioni concettuali non solo di Duchamp ma anche di Patella, Baruchello e Baj.
Queste composizioni regalano delle sfaccettature ironiche a seconda dell’artista in cui ci si imbatte. In questa originale corrente pensiamo come si potrebbe interpretare un’opera come la ”Fontana” che lascia talvolta nel dubbio del gusto. In particolare il ready-made influenzò anche la musica jazz, sempre con la caratteristica di rielaborare spunti musicali ”comuni” e riadattarli in una nuova creazione innovativa. Anche per questa ideologia, Duchamp, pioniere indiscusso del ciclone ready-made, suggerisce degli stimoli anche per artisti del secondo dopoguerra.
Raffaele Pinna
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