Blue Jasmine di Woody Allen: Recensione film

Jasmine è sull’orlo del baratro. Separata, senza un soldo, senza un lavoro. Brancola nel buio della sua vita, aggrappata con le unghie alle uniche cose che ama: i vestiti firmati, i gioielli importanti, il suo disprezzo per tutto ciò che non è “classy“. Inclusa sua sorella, che è l’unica, nonostante tutto, che la accoglie dopo la caduta.
Woody Allen costruisce una commedia isterica sui suoi pilastri fondamentali, che sono diventati un po’ noiosi, a dirla tutta: il tradimento, la frustrazione, New York, l’opposizione della virtù all’egocentrismo.
La trama non è niente di speciale, così come i colpi di scena che tanto “colpi”, poi in fondo, non sono (possono essere definibili piuttosto come lievi scosse all’andamento di un film piacevole e divertente). Ma quello che è innegabile e grandissimo è l’interpretazione magnifica di Cate Blanchett. Signori e signore, sono rimasto esterrefatto e allibito davanti alla performance di un’attrice che sapevo di talento, ma non credevo così tanto. Da standing ovation.
Il dolce e austero elfo di Peter Jackson si scompone in urlo di Munch, isterica, forte, sprezzante, folle, arpia. In quegli occhi azzurro intenso, frutto dei “geni giusti”, si anima e fonda l’intera storia che si alimenta di un’interpretazione che vale l’intero film e il costo del biglietto.
L’Oscar come Migliore Attrice protagonista quest’anno è suo.
Le ho già consegnato la statuetta ieri sera.
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Blue Jasmine, la trasformazione di Cate Blanchett. Nelle sale dal 6 Dicemebre

Il 6 Dicembre tutti pronti: esce il nuovo film di Woody Allen, Blue Jasmine! In pieno ritmo (96 minuti di girato) e in pieno stile di Woody Allen, Blue Jasmine vede la nevrotica newyorkese Cate Blanchett, divorziata e oppressa dai fallimenti della sua vita,  far rotta dalla sorella.

La sorella è buona, brava e sempre snobbata dalla bionda di città. I presupposti sono quelli amatissimi dal regista ebraico, ma stavolta il nevrotico isterico non è lui, ma una donna. Il cast è come sempre stellare con Alec Baldwin, Bobby Cannavale e la già citata Cate Blanchett che ha già vinto un premio per questa performance.

Ecco come Woody Allen ha descritto Jasmine:
– “Fin dal primo minuto del film si evince che Jasmine è una donna persa. Il fatto che lei si ritrovi a parlare da sola è sintomo di chi ha dei problemi evidenti”.
Ed ecco invece come la descrive Cate Blanchett:
– “Jasmine è in ‘caduta libera’, e deve lasciarsi alle spalle tutte le sue certezze, e le sue aspettative. Sta per percorrere un cammino oscuro ed ignoto, trasferendosi da una parte della costa all’altra, passando da uno status ad un altro, e da una classe sociale ad un’altra. La sua grande attenzione all’aspetto esteriore, o a quello che i vicini potessero pensare di lei, probabilmente l’ha fatta cadere nello stato in cui si trova quando opta di trasferirsi a San Francisco. È fuggita perché si sentiva giudicata dagli altri. E’ ben consapevole di quella che è ormai la sua reputazione, ed il suo desiderio di controllare il giudizio altrui, creandosi un guscio esteriore di facciata, le fa invece capire chi è diventata realmente”

Film in uscita a Dicembre 2013: parte 2

Rieccoci alla nostra quotidiana rubrica sui film in uscita a Dicembre 2013! Da questa puntata inseriremo anche i trailer, in modo da farvi vedere ogni possibile anticipazione sui titoli qui recensiti. La puntata di oggi vede un’attesissima produzione estera, Blue Jasmine di Woody Allen, e due nostrane, Il sud è niente  e Italy Amore Mio.
BLUE JASMINE, di W. Allen, con Alec Baldwin, Cate Blanchett, Louis C. K., al cinema da Giovedì 5 Dicembre
La cinematografia di Woody Allen è ricca di contraddizioni, esperimenti, trionfi e fallimenti, ma l’ultimo lavoro, Blue Jasmine, appare destinato, senza ombra di dubbio, al successo. C’è un forte ruolo femminile, prediletto da Allen; c’è l’ampio utilizzo del monologo, che evidenzia la solitudine del personaggio protagonista; c’è l’elemento comico unito al tragico, in uno sguardo sociale ironico e grottesco tipico di quello che è spesso definito “il più europeo degli americani”. Ma la storia di Jasmine, che si trasferisce a San Francisco dopo la rottura con un ricco uomo d’affari, rompe gli schemi del cinema alleniano: è un mix di successo che, in fondo, ci parla di una crisi personale che si intreccia alle tante “crisi” che viviamo quotidianamente sulla nostra pelle. Fosse solo per il credito acquisito dal buon Woody nel corso della sua carriera Blue Jasmine è un film da vedere ad occhi chiusi (ops, aperti!) ma, a sentire le recensioni, dovrebbe riportarci ai fasti del miglior Allen che, a parte il suggestivo Midnight in Paris, manca dai tempi di Basta che funzioni (2009).

IL SUD È NIENTE, di F. Mollo, con Vinicio Marchioni, Miriam Karlkvist, Valentina Lodovini, al cinema da Giovedì 5 Dicembre

Girato dall’esordiente Fabrizio Mollo e finanziato da due giovani produttori francesi, il film si inserisce nel filone indipendente dell’opera di formazione. Protagonista è Grazia, ragazza in cerca d’identità che non riesce più a relazionarsi col padre, venditore di pesce di Reggio Calabria con la mafia al collo. Sulla famiglia grava il peso della morte di Pietro, fratello di Grazia, scomparso anni prima in modo misterioso. Sarà il confronto con Carmelo, giovane giostraio, a fare da sfondo alla crescita conflittuale di Grazia, fatta di silenzi e malinconia. Splendide le scenografie dello Stretto di Messina, luogo magico che ben si presta a una storia fortemente emotiva.

ITALY AMORE MIO, di E. Pasculli, con Eleonora Giovanardi, Sara Bertelà, Tiffany Ford, al cinema da Giovedì 5 Dicembre

Gli scarsi mezzi frenano l’ottima idea di Ettore Pasculli, che unisce il tema del ballo e del riscatto alle problematiche degli italiani di seconda generazione e della loro voglia di affermazione. Alina, giovane pizzaiola italo-rumena, riesce fortunosamente a entrare a far parte di una scuola di ballo e cerca di imporre il suo talento. Sulla sua strada troverà le simpatie di un insegnante ma anche le invidie delle compagne, che spesso sfocia in un malcelato odio razziale. L’intento sociale è chiaro, ma il film, complici evidenti limiti di budget che risaltano fin dal trailer, cade troppo spesso nella banalità di luoghi comuni da fiction del lunedì più che da grande schermo.